Effetto serra – E in Alaska scomparirà la tundra

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Si prevede anche: la perdita della foresta boreale tipica dei climi freddi e l’avanzare della foresta di conifere di tipo marittimo, tipica dei climi temperati, che invaderà tutta l’Alaska meridionale; il confinamento della tundra su aree molto limitate dell’Alaska settentrionale; l’aumento delle malattie e delle epidemie della vegetazione e della foresta causate da insetti ed agenti patogeni, che si adatteranno

La tundra dell’Alaska è destinata a scomparire. Lo dimostrano i risultati di una ricerca sugli effetti dei cambiamenti climatici sulla vegetazione terrestre, condotta dalla Oregon State University.
Continuano così le previsioni dei modelli matematici che hanno come oggetto l’Alaska e la Siberia. Quest’ultima ricerca, infatti, si aggiunge alle altre perché, a livello globale, le maggiori anomalie di temperatura in questi ultimi anni documentati dalla Noaa si sono verificate in Alaska e nella Siberia settentrionale.
L’aumento della temperatura in Alaska è stato particolarmente accentuato in questi ultimi 17 anni rispetto al resto del mondo e, secondo, gli scenari regionali (più accurati e dettagliati di quelli globali) la tendenza futura sarà quella che nell’arco dei prossimi 100 anni circa (al 2100), la temperatura in Alaska aumenterà da un minimo di 4,5 °C ad un massimo di 7,2 °C ( da 8 a 13 °F). Questo significa che circa il 90% della tundra che era presente in Alaska nel 1920, andrà irrimediabilmente perduta, e nella migliore delle ipotesi questa perdita potrà essere limitata al 77%.
Le altre conseguenze prevedibili sono:
– la perdita della foresta boreale tipica dei climi freddi (ora in parte presente nell’Alaska meridionale): questa perdita lascerà il posto alla foresta di conifere di tipo marittimo, tipica dei climi temperati, che invaderà tutta l’Alaska meridionale;
– il confinamento della tundra su aree molto limitate dell’Alaska settentrionale;
– l’aumento delle malattie e delle epidemie della vegetazione e della foresta causate da insetti ed agenti patogeni, che si adatteranno più facilmente ai cambiamenti del clima e che prolifereranno più velocemente.