Ischia – Le caldere possono provocare «tsunami»

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Lo studio ha messo in evidenza che nelle isole di origine vulcanica anche dove i vulcani non sono attivi, le caldere da frana possono provocare le onde anomale. Pericolo «tsunami» in Usa e Canada dal collasso del vulcano Cumbre Vieja delle isole Canarie

Una ricerca italiana condotta ad Ischia ha messo in evidenza che nelle isole di origine vulcanica anche dove i vulcani non sono attivi, le caldere da frana possono provocare «tsunami»: le note onde anomale oceaniche che provocano catastrofi nelle zone costiere.
Ma non è tutto nelle caldere da frana, come quella dell’isola di Ischia, si possono formare rigonfiamenti a causa della risalita di nuovo magma. Il sollevamento può evolvere e generare nuove frane (e quindi rischio di «tsunami») oppure nuove fasi eruttive seguite da ulteriori collassi laterali (e quindi ancora rischio di «tsunami»).
Insomma le aree vulcaniche, soprattutto quelle costiere o delle isole vulcaniche, rappresentano comunque un rischio di «tsunami». Gli autori della ricerca sono: il prof Alessandro Tibaldi dell’Università di Milano Bicocca (Dipartimento di Scienze Geologiche e Geiotecniche) ed la prof. Luigina Vezzoli dell’Università dell’Insubria di Como (Dipartimento di Scienze Chimiche, Fisiche e Matematiche).

Un pericolo «tsunami», simile a quello studiato per Ischia, lo corrono gli Usa e il Canada dal collasso del vulcano Cumbre Vieja (Vecchia Cima) delle isole Canarie. L’allarme è stato lanciato dal vulcanologo inglese Bill McGuire, direttore del Benfield Grieg Hazard Research Centre e professore di Georischi alla London University College. Un pezzo di questo vulcano aveva cominciato a franare nell’oceano nel 1949, ma potrebbe assumere connotati catastrofici con la prossima eruzione. L’ultima eruzione si è verificata nel 1971 ed il vulcano erutta regolarmente con periodo variabile tra 25 e 200 anni. Le zone più colpite dalla gigantesca onda anomala dello «tsumani» provocato dal vulcano sarebbero le coste africane (nel giro di due ore) e le coste nord dell’America settentrionale dai Caraibi fino al Canada (nel giro di circa 10 ore). Il Mediterraneo sarebbe salvo a causa dello stretto di Gibilterra che impedirebbe la propagazione di tale onde anomale sulle nostre coste.