Il mare sta soffrendo… d’indifferenza

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Mentre l’Europa analizza la condizione del Mediterraneo, i balenieri si danno da fare e i pescatori nostrani approfittano di interventi superficiali e non accorti- Il rapporto sulle aree marine protette

L’Europa dice che il Mediterraneo è ammalato e dà i consigli ai Paesi membri per porvi rimedio.
La Commissione internazionale delle balene (Iwc) che presiede le norme per la pesca in mare aperto a livello mondiale è in forte crisi poiché un paese come il Giappone vuole ampliare la caccia alle balene pur avendo un mercato interno in forte calo, ed è riuscita a capovolgere i consensi. Si impone in pratica, come suggerisce il Wwf, un profondo rinnovamento di questo organismo che era nato proprio per difendere i cetacei.
Greenpeace dà l’allarme, e non da ora, per il tonno rosso. L’associazione osserva che in una settimana di pesca passata dall’Esperanza al fianco delle flotte spagnole e francesi, non è stato pescato un singolo tonno. E si chiede: «Vogliamo forse ripetere gli errori commessi con il merluzzo, portato all’estinzione in numerose aree dell’Oceano Atlantico prima che fosse imposto un bando alla pesca?».
E intanto il neo ministro De Castro, fra i primi suoi atti, ha riaperto la possibilità della pesca alle «ferrettare», una sorta di «minispadare», senza prevedere prima un sistema sanzionatorio adeguato per le spadare e di fatto favorendo i pescatori disonesti che aggirano il bando.
Se non fosse perché il problema è serio verrebbe da seppellire sotto una grande risata le promesse solenni di salvare il Mediterraneo, gli appelli dell’Ue e tutti i progetti lautamente ricompensati per proteggere flora e fauna: da quelli sulla biodiversità a quelli sugli inquinamenti.
E poi si dice del pessimismo e del catastrofismo degli ambientalisti. Certo i mestatori della salute del mare, i pescatori in mala fede e gli industriali dallo scarico facile non possono che essere ottimisti in una situazione del genere perché a loro va bene. Anzi, meglio di così si muore… Peccato per i loro e i nostri nipoti.
Una soluzione tuttavia ci sarebbe, a parte un quadro legislativo non ballerino, si potrebbe accelerare l’istituzione di Riserve marine, come è stato proposto in questi giorni a Genova da Greenpeace, e fra l’altro una proposta che vede le associazioni (e non solo) tutte unite. Le Riserve marine servirebbero sia per salvaguardare la biodiversità sia per rimpolpare gli stock. Ecco forse questa ultima osservazione potrebbe far aprire l’interesse delle categorie economiche anche se sarebbe stata più preferibile la scelta sulla base di una maggiore sensibilità verso le creature con le quali condividiamo il pianeta.
(22 Giugno 2006)