Nessuna sostanza nociva nei contenitori per pizza

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Il caso nazionale dei «cartoni contaminati» è esploso a seguito di una inchiesta di una rivista dei consumatori nell’aprile scorso

Nessuna traccia di contaminanti nei contenitori di cartone, usati generalmente per trasportare le pizze. È questo l’esito delle analisi compiute dal laboratorio chimico, diretto dal dott. Francesco Russo, del dipartimento provinciale di Catanzaro dell’Arpacal (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Calabria) su tre contenitori per pizza da asporto che nel maggio scorso erano stati consegnati all’Arpacal dall’As 7 di Catanzaro.
Si ricorderà che il caso nazionale dei «cartoni contaminati» è esploso a seguito di una inchiesta di una rivista dei consumatori nell’aprile scorso, che ha fatto scattare un’indagine della Procura della Repubblica di Torino. In Calabria un’associazione a tutela dei consumatori, aveva chiesto risposte ufficiali agli enti preposti al controllo e alle analisi dei campioni individuati nel territorio regionale.
In Calabria, nel marzo scorso, già in occasione della riunione con il Dipartimento regionale alla Salute, per i raccordi istituzionali conseguenti alla normativa sull’analisi degli alimenti, il commissario dell’Arpacal, dott. Domenico Lemma, aveva immediatamente sollecitato i laboratori chimici provinciali ad una azione sinergica con le aziende sanitarie, soprattutto nei casi in cui veniva direttamente interessata la salute dei consumatori in seguito all’acquisto di alimenti.
Il laboratorio dell’Arpacal ha quindi analizzato i cartoni consegnati dall’Asl, alla ricerca di sostanze chimiche potenzialmente in grado di «migrare» dal cartone alla pizza, con possibile danno alla salute del cittadino. L’analisi ha ricercato la presenza di benzene, naftalene, ftalati, fenoli e di-isobutilftalato, ossia composti fenolici e benzeni responsabili di quello che in linguaggio tecnico viene definita «molestia olfattiva» o «molestia gustativa», vale a dire l’odore pungente ed il sapore aspro che a volte si percepisce dalle pizze contenute, appunto, nei contenitori da asporto.
L’analisi del laboratorio chimico Arpacal, quindi, ha rilevato l’assenza di queste sostanze, trovando valori al di sotto del «limite di rilevabilità del metodo», ossia una presenza talmente minima da essere inferiore a 0,1 microgrammi per chilogrammo di cartone analizzato. Altra analisi, sui tre cartoni di pizza, è consistita nella ricerca di piombo che, in base ad una specifica normativa, in quei contenitori non deve essere presente per un quantitativo superiore a 3 microgrammi per decimetro quadrato. Nei campioni analizzati, il valore massimo trovato è stato di 1,5 microgrammi, quindi ben al di sotto del valore previsto per legge.
«L’agenzia ? ha commentato il commissario dell’Arpacal, Lemma ? è costantemente impegnata a svolgere i compiti istituzionali ad essa demandati, con l’obiettivo di fornire un servizio utile per la collettività. Il nostro metodo d’azione, però, è quello tecnico-scientifico, ossia di esprimerci solo dopo aver svolto le opportune analisi e alla presenza di risultati scientifici certi».

(Fonte Arpacal)