Gli studi sul PM10 e le nuove norme sul PM2,5

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Il Progetto Patos in Toscana

Si è tenuto recentemente presso l’Auditorium del Consiglio Regionale della Toscana, l’incontro su «Progetto Regionale Patos: il PM10 in Toscana». Il Progetto Patos (Particolato Atmosferico in TOScana), che è stato promosso dalla Regione Toscana in collaborazione con le Università di Firenze e di Pisa, l’Arpat, il LaMMA, l’Istituto Superiore di Sanità e la Tecnhe Consulting s.r.l. e si è concluso (relativamente alle indagini sul campo) lo scorso ottobre, mira a fornire elementi conoscitivi scientificamente affidabili sulla distribuzione spaziale del livello di concentrazione del PM10 e del PM2,5 particolarmente nelle aree toscane in cui si sono rilevati superamenti dei parametri previsti dalla normativa, nonché sulla composizione e l’origine del particolato (sostanza organiche e inorganiche, natura primaria, secondaria e terziaria, entità dei contributi naturali, identificazione delle sorgenti ecc.). Nell’incontro del 26 marzo sono stati presentati i primi risultati delle analisi dei campioni rilevati sul campo, in sette siti, tra il settembre 2005 e il marzo 2006. Le risposte dei gruppi di ricerca che hanno partecipato alla realizzazione del progetto riguardano:

? la differenziazione tra la componente primaria del PM10 (emessa direttamente dalle sorgenti) e la secondaria, che si forma in atmosfera attraverso reazioni fotochimiche e cherappresenta il 30-50% della massa totale del PM10 misurato;
? la variabilità regionale e la sitodipendenza nella composizione del PM10;
? la frazione di PM10 derivante da fenomeni naturali (spray marino, sabbia sahariana, pollini, risollevamento ecc.), che rappresenta il 10-15% della massa totale del PM10;
? la componente antropica sul PM10 primario, derivante soprattutto dalle combustioni, che costituisce il 30- 45% della massa totale del PM10;
? il traffico, che può contribuire ai livelli di PM10 primario per il 25-35%;
? la combustione di biomassa (legna) in inverno, che in alcuni siti contribuisce significativamente ai livelli di PM10 misurati dalle centraline; la componente carboniosa (o carbonio totale) di origine antropica e naturale, che è pari al 45-60% della massa del PM10 misurata.

Si tratta di prime risposte, che derivano da un set di dati non ancora completo, in quanto limitati al periodo invernale. Il progetto propone inoltre informazioni relative alle dimensioni, alla morfologia, al numero di particelle del PM10 (aspetti, questi, particolarmente importanti per gli effetti sulla salute umana) e anticipa le nuove norme dell’Unione Europea sul PM2,5 e sulla direttiva IPA/Metalli. Il complesso di dati raccolti risulta fondamentale per l’individuazione di azioni utili alla riduzione dei livelli di PM10 e costituisce una base conoscitiva essenziale per il Piano Regionale di Risanamento e Mantenimento della qualità dell’aria (Prrm). Informazioni maggiori saranno possibili una volta che le analisi sulla totalità dei campioni rilevati saranno concluse e gli approfondimenti previsti dal progetto terminati (relativi, questi ultimi, all’inventario delle emissioni e alle applicazioni di modellistica diffusionale). A questo riguardo è previsto un incontro che si terrà il prossimo ottobre/novembre. (gc)

(Fonte Arpat)