Calabria – Quel depuratore inquina

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L’Arpa Calabria risponde punto per punto alle accuse del Consorzio industriale di Crotone su analisi di laboratorio

«Nessuno si permetta di mettere in discussione la validità delle nostre procedure di campionamento e analisi, ancor di più se, pur avendone le possibilità previste dalla legge, non ha inteso partecipare al contraddittorio previsto dalla legge».
È quanto afferma una nota dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Calabria (Arpacal), in replica ad alcune notizie di stampa dei giorni scorsi in cui una società privata ed il Consorzio industriale di Crotone contestavano i risultati delle analisi svolte dai tecnici del Dipartimento provinciale Arpacal di Crotone sul depuratore gestito dallo stesso Consorzio industriale che serve, come è noto, importanti impianti tecnologici ed industriali.
«Metodi di analisi e risultati analitici ? è detto nella nota – possono essere contestati nella sede e con modalità opportune: il verbale di campionamento, compilato dai nostri tecnici, notificava alla ditta luogo, data, ora di apertura del campione e inizio analisi chimiche. Operazioni alle quali la parte poteva presenziare, anche con l’assistenza di un perito di fiducia. In quella fase sarebbe stato possibile verbalizzare qualunque contestazione. Cosa che non è stato fatto».

«Il campione analizzato dal laboratorio di fiducia della ditta, che ha convinto il Consorzio a contestare le nostre analisi ? prosegue l’Agenzia ambientale calabrese – non è lo stesso che è stato analizzato dal laboratorio Arpacal, bensì è stato campionato in un tempo diverso. Infatti nel verbale di campionamento non è riportato che una aliquota del campione prelevato viene consegnata alla ditta; è pertanto ovvio che i risultati non siano gli stessi ed è bizzarro voler giustificare le differenze con l’incertezza analitica trattandosi di campioni diversi».
«È diffamatorio affermare ? continua la nota – che Arpacal ?ha sbagliato le analisi?, e per questo provvederemo a tutelare la nostra immagine nelle sedi più opportune. Si può documentare, infatti, che il laboratorio che ha eseguito le analisi, diretto dalla dott.ssa Rosaria Chiappetta, utilizza i metodi ufficiali Apat Irsa-Cnr e partecipa costantemente a circuiti di interconfronto nazionali (Apat) ottenendo, anche per i parametri contestati, risultati perfettamente in linea con i valori attesi».

Rispetto alla «relazione tecnica sui risultati del campionamento Arpacal del 13 febbraio 2008» trasmessa dal Csi è la stessa dott.ssa Rosaria Chiappetta, dirigente del Laboratorio chimico del Dipartimento provinciale Arpacal di Cosenza, che ha analizzato i campioni, a commentare, sebbene la tecnicità del caso, per chiarire i termini della questione.
«L’incertezza dei risultati relativi ad NH4+ e BOD5 ? afferma Chiappetta – è inferiore all’entità del superamento del limite di legge, la normativa inoltre non richiede di esprimere l’incertezza. Nel dettaglio si evidenzia che NH4+ ha come valore limite 15 mg/l, sommandovi l’incertezza del 5% si ottiene 15.75 mg/l. Il valore rilevato da Arpacal è di 17 mg/l, significativamente superiore a 15 mg/l. È naturale che trattandosi di campioni diversi i risultati siano diversi seppure in buon accordo».
«Per quanto riguarda il BOD5 ? aggiunge il dirigente del laboratorio Arpacal – il valore 54 mg/l supera il limite di legge 40 mg/l del 35%, è evidente che l’entità dello scarto non può essere giustificata con l’incertezza. Inoltre, il laboratorio di fiducia non determina tale parametro. Rispetto ai parametri BOD5 e COD, probabilmente, chi commenta non ne conosce il significato esatto. BOD5 (Biologycal oxigen demand) è la richiesta di ossigeno biologico, COD (chemical oxigen demand) è la richiesta di ossigeno chimico. Ciò significa che la presenza di specie ossidabili (quali ad es. NH4+, rilevato in concentrazioni rilevanti anche dal laboratorio della Società privata che ha realizzato le analisi per il Consorzio Industriale) contribuisce a tali parametri. Sono assolutamente incongruenti i dati di COD ed NH4+ determinati dal laboratorio privato, inoltre un valore di 22 per il COD è incompatibile con il refluo analizzato che si presentava torbido, maleodorante e colorato. A tale proposito si rileva ancora che il refluo, pur contenendo una elevata quantità di cloro attivo, presentava anche una carica batterica pari 1000 U.F.C./100 ml, il che significa che la quantità di cloro addizionato non è stata sufficiente ad abbattere la carica batterica presente. Inoltre un valore di NH4+ di 14 o 17, indifferentemente, sarebbe compatibile con una carica batterica ben più elevata di quella riscontrata».
«Per quanto riguarda l’alluminio, determinato da Arpacal in ICP/MS e confermato in assorbimento atomico con atomizzazione elettrotermica ? continua Chiappetta nel suo commento tecnico ? il laboratorio privato rileva un valore di 1,4 mg/l contro 1,8 mg/l di Arpacal, valori comunque confrontabili. Si ritiene quanto mai ingenuo il commento: ?appare strana la presenza di alluminio nell’effluente finale a valori superiori ai limiti imposti, visto che tutti gli altri metalli risultano praticamente assenti?. Sarà forse perché, data la tipologia delle ditte che producono i reflui il contenuto di alluminio in ingresso è molto più elevato di quello degli altri metalli?(Sasol, ad es., produce zeoliti che contengono una elevata percentuale di alluminio e non di altri metalli)».

«In sintesi ? aggiunge Chiappetta – si può ribadire che i superamenti dei limiti di legge per BOD5 ed NH4+, seppure di modesta entità, sono significativi e non giustificabili con l’incertezza del dato. I valori di COD, BOD5, NH4+ sono congruenti, data la tipologia del refluo, mentre non lo sono i dati del laboratorio privato. L’impianto riceve un refluo con elevate quantità di alluminio e non riesce ad abbatterlo fino a valori inferiori ai limiti di legge. Per i metalli vi è comunque un buon accordo fra i dati Arpacal e quelli del laboratorio privato, alluminio compreso. Si evidenzia inoltre che i campioni analizzati dai due laboratori sono diversi ed è fuori luogo voler giustificare le differenze dei risultati analitici e i significativi superamenti dei limiti di legge con l’incertezza dei dati Arpacal».
«È diffamatorio ? conclude la nota dell’Arpacal – mettere in discussione serietà, professionalità e buona fede di un laboratorio di chiara fama con argomenti incongruenti, confusi ed imprecisi».

(20 Marzo 2008)