Con Minni un modello di calcolo che misura e prevede

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Il sistema modellistico, grazie all’integrazione di schemi chimici e di dispersione con un modello di valutazione integrata di impatto e di costi, consente non solo di simulare concentrazioni e deposizioni dei principali inquinanti, ma anche di valutare i costi e l’efficacia di scenari «emissivi» alternativi

Nato dell’accordo di programma Enea – Ministero dell’Ambiente, il sistema di calcolo Minni (Modello integrato nazionale a supporto della Negoziazione Internazionale sui temi dell’inquinamento atmosferico) è in grado di analizzare la diffusione e l’impatto dell’inquinamento atmosferico sul territorio nazionale sia attuale sia futuro, e valutare l’efficacia ed i costi delle misure di riduzione dell’inquinamento atmosferico in Italia.
In sostanza, è un sistema d’analisi su scala nazionale in grado di simulare nel lungo periodo le concentrazioni e le deposizioni dei principali inquinanti atmosferici.
Il sistema modellistico, grazie all’integrazione di schemi chimici e di dispersione con un modello di valutazione integrata di impatto e di costi, consente non solo di simulare concentrazioni e deposizioni dei principali inquinanti, ma anche di valutare i costi e l’efficacia di scenari «emissivi» alternativi.
L’integrazione di questi due modelli può fornire, oltre ad analisi di scenario, anche informazioni sulle aree nazionali in cui si otterrebbero risultati ottimali adottando delle misure di riduzione di emissioni.

Dal 1° gennaio 2005 sono entrati in vigore limiti più stringenti alle concentrazioni del particolato atmosferico con diametro inferiore a 10 micrometri (PM10). La concentrazione media annua da non superare è 40 μg/m3 mentre la media giornaliera di 50 μg/m3 non deve essere superata per più di 35 giorni all’anno.
Attualmente i valori previsti dalla normativa relativi alle concentrazioni medie annuali ed al numero di eccedenze del limite giornaliero per il PM10 non sono rispettati in molte aree urbane.
«Il tratto più caratteristico del particolato atmosferico è senza dubbio l’eterogeneità – spiega il capo progetto dott. Gabriele Zanini – le centraline di qualità dell’aria misurano attualmente la concentrazione in massa del PM10, e l’unico elemento che distingue un punto di misura da un altro è la diversa media annuale o il numero di superamenti del limite giornaliero. A differenza di quanto accade per gli inquinanti tradizionali, la sola concentrazione in massa non basta però a comprendere la fenomenologia del PM; è come se volessimo distinguere le persone che conosciamo, ad esempio, in base al peso corporeo di ciascuno».

«Il particolato o aerosol atmosferico è composto da particelle liquide o solide provenienti da sorgenti antropiche o naturali ? continua Zanini – che determinano le sue proprietà fisiche come dimensione delle particelle e densità e la composizione chimica. Le proprietà fisico chimiche mutano anche in funzione della climatologia, ovvero dell’insieme di parametri meteorologici come temperatura, umidità, piovosità, alternarsi di masse d’aria e delle caratteristiche geografiche: topografia, tipi di suolo, prossimità del mare».
La capacità di dettaglio del programma Minni è in grado anche di valutare l’impatto sulla popolazione dell’esposizione alle polveri e all’ozono, utilizzando gli indicatori di impatto sulla salute e le correlazioni dose/risposta sviluppate dall’Organizzazione mondiale della sanità, con la quale hanno collaborato per l’Italia gli esperti di epidemiologia e l’Istituto superiore di sanità.
Una evoluzione futura del modello sarà in grado di effettuare analisi ad un maggiore livello di dettaglio sul territorio, tale da evidenziare situazioni locali particolarmente critiche.

(Maurizio Matera)