Acquacoltura – Positivo bilancio al largo dell’isola di Capraia

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In Italia l’allevamento di pesce annuo è di circa 65.000 tonnellate, mentre in Europa tale valore giunge sino a 1,2 milioni di tonnellate

Nell’ambito del Convegno organizzato dalla Regione Toscana e dall’Arsia per la presentazione dei risultati delle sperimentazioni e ricerche promosse nel settore dell’acquacoltura in Provincia di Livorno, Fabrizio Serena, responsabile della «Area mare» di Arpat ha illustrato i risultati del progetto realizzato dall’Agenzia.

L’acquacoltura rappresenta il settore più in crescita tra le attività di produzione alimentare: in Italia l’allevamento di pesce annuo è di circa 65.000 tonnellate, mentre in Europa tale valore giunge sino a 1,2 milioni di tonnellate.
Nel 1995 il «Codice di condotta per una pesca responsabile» della Fao definì la necessità di un maggior equilibrio tra la produzione e la protezione ambientale.
Prendendo in considerazione questo obiettivo, Arpat ha realizzato l’impianto sperimentale di acquacoltura nelle acque antistanti l’Isola di Capraia (Baia di Porto Vecchio).
Tale struttura è costituita da una gabbia galleggiante di 1.600 m3 e due gabbie sommerse di 800 m3 ciascuna. Tale sito è stato selezionato tenendo conto delle acque incontaminate e dell’alto livello di idrodinamismo ed è caratterizzato da un fondale che degrada progressivamente da 15 a 40 m di profondità. Altre procedure adottate per ridurre l’impatto ambientale sono state ad esempio l’uso di mangimi liberi da Ogm, una densità di allevamento inferiore a 10 kg/m3 e il monitoraggio dei parametri chimico-fisici sia dell’ambiente sia della carne dei pesci.

Non essendo stato possibile reperire novellame di altre specie, sono stati utilizzati 55.000 avannotti di orata (Sparus aurata) con un peso iniziale di 15 grammi ciascuno, corrispondente ad un’età di 6 mesi. Nel primo periodo sono stati nutriti con 25 kg/giorno di pellets da 2,2 mm, fino a che non hanno raggiunto un peso medio di 100 g.
La relazione lunghezza-peso risulta coerente con le altre precedentemente osservate: per la stessa taglia gli individui allevati mostrano un peso leggermente superiore rispetto agli organismi selvatici.
Il prelievo dei sedimenti, per la successiva analisi, è stato effettuato mediante una benna di Van Venn in 13 punti localizzati al di sotto della gabbia e lungo 4 direzioni ortogonali sino ad una distanza di 40 m.
La concentrazione di azoto (NO2, NO3, NH4) e fosforo (PO4) conferma un accumulo irrilevante dovuto al forte idrodinamismo caratterizzato da correnti direzionate principalmente verso sud e ovest.
Le popolazioni bentoniche risultano ben diversificate, con elementi caratteristici di diverse biocenosi: le specie più caratteristiche sono il crostaceo Liocarcinus depurator, i molluschi Pharus legumen, Tellina pulchella, Corbula gibba, l’echinoide Amphiura filiformis e inoltre Apseudes latreillii, Ditrupa arietina, Pitar rudis, ecc.

Il campione di Posidonia oceanica, utilizzato per l’analisi fenologica, è stato prelevato ad una profondità di circa 42 m. È stata osservata una percentuale di ricoprimento del fondo da parte della fanerogama pari al 50% ed una densità relativa fra 80-160 fasci/m2.
Con tali valori, basandosi sulla scala di Pergent, la situazione sotto le gabbie può essere definita di normalità. Inoltre sono state anche realizzate foto e video subacquei al fine di registrare e valutare lo stato attuale per comparazioni future. Successivamente sono state analizzate le carni dei pesci allevati ed i mangimi utilizzati per individuare la presenza di bifenili policlorurati (Pcb) e di metalli pesanti (Cd, Hg, Pb): concentrazioni di Pcb fino a 0,02 mg/kg sono da considerarsi di due ordini di grandezza inferiori rispetto al valore di attenzione riportato dalla bibliografia e anche il cadmio, il piombo e specialmente il mercurio mostrano concentrazioni trascurabili.

 
(24 Aprile 2008)