«Biotech» come risposta alla richiesta di cellulosa

94

La sola Shanghai consuma circa 140.000 tonnellate di cellulosa in forma di tovaglioli, fazzoletti e carta igienica, il che equivale a qualcosa come 300.000 tonnellate di legno.
Il mercato è dominato da quattro gruppi industriali tra cui il Sina Mas Group che fa capo alla Asia Pulp & Paper di Singapore, la multinazionale che secondo Greenpeace è responsabile di tagli a raso nelle foreste cinesi e indonesiane.
Dal canto suo il Wwf si batte per evitare questo spreco di essenze tropicali, promuovendo il riciclaggio e sconsigliando l’uso di prodotti la cui cellulosa non provenga da legno europeo certificato Fsc.
Invece l’industria della carta ritiene che la panacea per la tutela delle foreste tropicali sia l’impianto di alberi a crescita rapida e poveri in lignina. In questo campo la Cina è il fornitore per eccellenza perché può sperimentare su aree vastissime e, a differenza di altri paesi, non si è data particolari normative e neppure deve fare i conti con un’opinione pubblica ostile.
Si prevede che con gli alberi transgenici strapperà agli Stati Uniti il primato delle biotecnologie, inaugurando l’era successiva a quella di cereali e legumi geneticamente modificati.
Secondo «Indymedia», il network internazionale dell’area no-global, sarebbe previsto l’impianto di oltre un milione di pioppi Gm, in grado di uccidere gli insetti che tentano di rosicchiarne le foglie. A tal fine verrebbe impiegato il «Bacillus thuringiensis», un batterio comunemente ammesso in tutti i disciplinari. Molto selettivo, privo di effetti sugli animali a sangue caldo e degradabile per effetto dei raggi solari, è usato anche in agricoltura biologica. Tuttavia, laddove fosse oggetto di manipolazione genetica, il rischio ambientale risulterebbe amplificato dal fatto che gli alberi producono polline ad altezze superiori rispetto alle colture agrarie.