Comunicato della Sigea (Società italiana di geologia ambientale)

133

Premessa

La SIGEA ritiene suo compito esprimere una prima valutazione generale a proposito dello smaltimento dei rifiuti radioattivi di II e III categoria, prendendo lo spunto dalla prevista selezione del sito di Scanzano Jonico.
Ciò soprattutto tenendo ben presente l’obbligo per la nostra generazione di risolvere un problema, da lei causato, e che se non risolto, può comportare gravi danni per le prossime.
Una volta deciso di associare nel deposito rifiuti radioattivi di II e III categoria (questi ultimi ad alta attività e lunga vita), il ricorso all’isolamento geologico, ovvero il deposito in formazioni geologiche profonde, appare una scelta opportuna e perseguibile purché la formazione prescelta risponda a particolari caratteristiche che assicurino l’isolamento dei rifiuti rispetto alla biosfera per periodi di tempo misurabili su scala geologica. Va da sé che la barriera geologica va combinata con quella tecnologica, ossia va adottato il criterio delle «barriere multiple».
Le caratteristiche delle formazioni che offrono la massima garanzia per il confinamento sono:
a) gli aspetti litologici (permeabilità molto bassa, buona conduttività termica, capacità di autosigillazione delle fratture, capacità notevole di fissazione fisica e chimico-fisica degli elementi suscettibili di migrazione, sensibilità ridotta di queste qualità a fronte di variazioni delle condizioni ambientali);
b) i caratteri strutturali ed ambientali delle stesse formazioni: esistenza di adeguati volumi a sufficiente profondità, distribuzione sufficientemente omogenea dei caratteri favorevoli delle rocce, degradabilità ridotta, stabilità geodinamica per lunghi periodi (ad esempio, l’area non deve essere soggetta a sollevamento).
Altri fattori che risultano determinanti sono il ruolo delle acque sotterranee e quello dei movimenti tettonici. Una formazione priva di acqua libera ed idraulicamente isolata offre migliori garanzie di confinamento così come una tendenza alla subsidenza (abbassamento del suolo), che lentamente allontana il deposito dalla biosfera, favorisce lo stato di isolamento e di integrità.
Ai fini della selezione e della accettabilità delle formazioni vanno quindi tenuti in conto:
a) la tettonica (vaste aree del territorio italiano sono escluse a priori);
b) l’omogeneità (costanza delle caratteristiche costitutive fisiche e chimico-fisiche della formazione);
c) la geometria (adeguati spessore e profondità della formazione).
La sismicità non rappresenta un criterio decisivo di esclusione, comunque il rischio sismico dipende dalla posizione e distanza del sito dalle strutture geologiche che generano sismi.

Considerazioni sul sito di Scanzano Jonico

Fatte le premesse citate inerenti i requisiti minimi di un sito idoneo, il sito di Scanzano presenterebbe in teoria i caratteri attesi per un confinamento geologico idoneo.
Infatti il deposito verrebbe realizzato in una formazione salina (salgemma), sottostante una copertura di argille dello spessore di varie centinaia di metri.
In particolare, facendo affidamento alla letteratura scientifica, i livelli salini di Scanzano, di età messiniana, sono inglobati in sedimenti alloctoni. La deposizione di tali corpi è presumibilmente avvenuta più ad ovest rispetto alla posizione attualmente occupata. I livelli salini si presentano a partire da una quota di circa ?700 m, al di sotto di una sequenza argillosa plio-pleistocenica di circa 500 m e di un complesso di argille marnose del Pliocene superiore potenti 165 m.


I depositi alluvionali superficiali sono spessi circa 60 m. La catena appenninica a falde di ricoprimento si accavalla sulla piattaforma carbonatica apula, che affiora sulle Murge: il fronte più avanzato delle falde di ricoprimento reca sul dorso i depositi miocenici di salgemma di Scanzano

Peraltro la SIGEA esprime alcune perplessità sulle modalità di individuazione dell’area di Scanzano Jonico come sede per la discarica unica nazionale di rifiuti radioattivi.
Le perplessità della SIGEA possono sintetizzarsi nei seguenti 5 punti.

1. Per quanto concerne la ricostruzione delle successioni stratigrafiche presenti nel sottosuolo, è noto che i 700 metri di argilla che coprono i banchi di salgemma sono interrotti da lenti e strati di sabbie, permeabili e quindi sede di potenziali falde acquifere, con evidente possibilità di circolazione delle acque di falda.
E’ noto il ruolo della circolazione idrica sotterranea nel rimobilizzare i radionuclidi, per cui acque cariche di tali sostanze potrebbero, anche in tempi molto lunghi, affiorare in superficie e contaminare la biosfera.
2. Le stesse argille si presentano disturbate da faglie e da altri fenomeni d’origine tettonica e pertanto tettonizzate, disarticolate, come d’altra parte è ovvio per un’area che registra dei tassi di sollevamento medi di alcuni millimetri/anno. Infatti l’area del Metapontino è attraversata da un disturbo tettonico di importanza regionale.
La disarticolazione delle argille rappresenta un aspetto negativo nei confronti dell’isolamento dei rifiuti, in quanto le discontinuità tettoniche ( oltre a quelle derivanti dalla presenza delle citate sabbie) di norma costituiscono vie preferenziali di circolazione idrica sotterranea. La stessa continuità dei banchi di salgemma potrebbe risultare compromessa a causa delle deformazioni citate, per cui diventerebbe illusorio confinare la massa dei rifiuti in corpi rocciosi non più integri.
3. Circa la sismicità, l’area di Scanzano Jonico è inserita, dall’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3274 del 20 marzo 2003, nell’elenco dei Comuni sismici appartenenti alla Zona 3, che corrisponde secondo la vecchia classificazione sismica alla Terza Categoria, e da ultimo riclassificata come Zona 2 dalla Regione Basilicata.
Come si è detto, la sismicità non rappresenta da sola un criterio decisivo di esclusione per un deposito di rifiuti radioattivi, ma combinata ad altri aspetti potrebbe contribuire a rendere il sito non idoneo.
4. E’ opportuno inoltre considerare le possibili interazioni che le acque superficiali potrebbero avere con l’accesso alla zona di stoccaggio in quanto l’ area, localizzata vicino al fiume Cavone, è stata soggetta nel recente passato ad alluvioni.
5. Tutti i geologi sanno che i siti potenzialmente idonei al confinamento definitivo dei rifiuti sono numerosi in Italia; a parte le formazioni argillose e saline, anche le rocce cristalline e in particolare i graniti, tutte in grado di assicurare la funzione di barriera idraulica e di barriera geochimica. Numerose situazioni favorevoli si trovano in aree marginali, interne, disabitate.
I proponenti il sito di Scanzano Jonico non hanno spiegato perché tra tante possibili soluzioni hanno selezionato quello di Scanzano, luogo densamente abitato e sede di attività agricola avanzata e turistico-balneare.

Conclusioni

Appare così


opportuno per il proponente sospendere la decisione, non solo per quanto riguarda Scanzano Jonico, per seguire un metodo di lavoro efficace allo scopo, che può essere nelle grandi linee il seguente:
– eseguire preliminari approfondite indagini geognostiche essenzialmente tese a togliere ogni incertezza relativa alla reale situazione tettonica dell’area, all’omogeneità delle caratteristiche dei litotipi presenti ed alla geometria tridimensionale delle formazioni in sito; tenendo comunque sempre in conto le possibilità evolutive di qualsiasi fenomeno legato direttamente od indirettamente alla complessa genesi geologica dell’intera zona nei prossimi centomila anni;
– svolgere un’approfondita analisi comparata fra i possibili siti nazionali caratterizzati da situazioni geologiche favorevoli a questo tipo di deposito ma che risultino attentamente investigate ;
– adottare una necessaria, trasparente consultazione con la comunità scientifica e tecnica (Università, ENEA, CNR, ecc.), che sicuramente possiede informazioni al riguardo, forse molto più consistenti di quanto non si pensi;
– eseguire una adeguata valutazione della situazione socio ? economica di tutti i siti analizzati, intendendo con ciò una ben precisa e chiara valutazione della realtà antropica presente in superficie;
– ottenere una inequivocabile chiarezza d’esposizione dei dati raccolti.

Si è infine del parere che, data la complessità delle problematiche da affrontare ed i tempi lunghi che dovranno essere previsti per la funzionalità del deposito, l’indagine conoscitiva richiederà inevitabilmente adeguati tempi d’attuazione.
D’altra parte la complessità dell’indagine e conseguentemente la lunghezza dei tempi per la sua realizzazione e per l’interpretazione dei dati che ne scaturiranno, andranno successivamente a tutto vantaggio della qualità e della durata della progettazione relativa alle opere necessarie per la funzionalità del deposito.

Il consiglio direttivo della Sigea