Concluso il progetto «Mappatura dell’amianto in Toscana»

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Si è concluso nei tempi previsti (15 mesi) il progetto
«Mappatura dell’amianto in Toscana», su incarico della Regione Toscana in accordo con le disposizioni della legge 2 marzo 2001 n.93 e del decreto ministeriale 18 marzo 2003 n.101. Il progetto, finanziato dal Ministero dell’Ambiente, è
stato così articolato:
? sono stati evidenziate le categorie di luoghi pubblici
e privati di primario interesse per la gestione
del problema amianto, tenendo conto delle specificità
del territorio regionale (edifici pubblici o
aperti al pubblico, siti dismessi, siti estrattivi, siti
oggetto di attività geotermica, grandi impianti industriali,
impianti a pressione);
? sono state studiate delle specifiche azioni di censimento
per ciascuna categoria, tenendo conto della numerosità
dei siti, dei precedenti censimenti, e della disponibilità
finanziaria e di personale;
? Si sono ricercate tutte le fonti disponibili, in modo da
poter avere disponibili, all’inizio dell’estate 2007,
l’informazione più dettagliata possibile, per poter quindi
procedere con quanto previsto dal progetto. Tale operazione
è stata conseguita dalla Articolazione Funzionale
Amianto presso il Dipartimento Arpat di Firenze,
in collaborazione con l’Af Sistemi di Conoscenza del
Sira ed avvalendosi della collaborazione del personale
dei Servizi di Prevenzione e del Gruppo di Coordinamento
che ha visto coinvolti la stessa Regione Toscana
ed il Cspo.
Si è deciso di censire le categorie degli edifici pubblici
o aperti al pubblico, dei grandi impianti industriali, degli
impianti a pressione e delle cave di pietre verdi, mediante
l’invio di schede di auto notifica opportunamente preparate,
in accordo con le disposizioni ministeriali.
A fronte di tale azione, è stato predisposto un indirizzario
contenente oltre 17.000 edifici o proprietà pubbliche/private
potenzialmente contenenti amianto.
L’invio delle schede, effettuato in un’unica soluzione alla
fine di Marzo 2007, è stato gestito da una ditta appaltatrice.
Originariamente, il progetto prevedeva di ammettere la
restituzione delle schede entro la fine del mese di Aprile.
A causa di ritardi nella ricezione delle lettere, le schede
sono state invece raccolte fino alla fine di settembre.
Le modalità di risposta ammesse per l’invio delle schede
compilate sono state sia il formato cartaceo che quello
elettronico: per quest’ultimo, un particolare lavoro ha visto
coinvolti SIRA e Dipartimento Arpat di Livorno per creare
un applicativo che permettesse al destinatario della scheda
di auto notifica di collegarsi al sito di Arpat e riversare le
informazioni direttamente on line.
Il personale dell’Agenzia ha poi curato l’inserimento di tutte
le dichiarazioni pervenute in cartaceo.
Il dato finale (al 30 di Settembre) vede inviate 17.264 schede,
delle quali ne sono rientrate 4.106.
Il destinatario ha preferito la risposta elettronica solo nel
20% dei casi, e la percentuale di schede positive per la
presenza di amianto (friabile e/o compatto) è pari al 23.5%.
Per le categorie siti estrattivi, grandi impianti industriali,
impianti a pressione sono stati disposti sopralluoghi, atti a
verificare la reale consistenza del problema amianto in siti
di specifica rilevanza ambientale e sanitaria.
Sono stati dunque individuati tutti i principali siti estrattivi
in essere o dismessi, nonché gli affioramenti naturali di
«pietre verdi» presenti sul territorio regionale, per la valutazione di quello che può essere considerata la presenza naturale di fibre sul territorio.
Per ciascun sito sono state reperite informazioni pregresse
di tipo geo-mineralogico, sanitario, ambientale e sono stati
raccolti e analizzati campioni per quelle situazioni (in attività)
che rappresentavano un prioritario interesse.
Come conclusione dell’azione, sono stati individuati 51 siti,
nei quali potenzialmente sono contenuti minerali classificati
come amianto; nei dieci siti caratterizzati mediante indagine
di laboratorio, si può osservare la costante presenza di
fibre, anche se raramente in concentrazione rilevante o associate a caratteristiche meccaniche della roccia ospite che
facciano presupporre un rilascio significativo durante la lavorazione/movimentazione.
Per quanto riguarda gli impianti industriali, invece, sono
state selezionate, su criteri di rilevanza occupazionaleambientale e sul dato pregresso per quanto riguarda l’impiego di amianto, circa 20 grandi impianti e 3 impianti a pressione da sottoporre a sopralluogo.
Le schede, in questo caso, sono state compilate dal personale
del Progetto insieme ai referenti locali (Arapt, Asl) e
ai responsabili delle aziende, previa ispezione dell’impianto.
I dati relativi ai siti dismessi sono stati reperiti presso gli
archivi presenti presso i Dipartimenti Arapt, individuando
50 casi positivi.
Per quanto riguarda infine la geotermia, si è scelto di operare
in collaborazione con Enel, proprietaria degli impianti,
con la quale sono stati identificati tutti i vapordotti ancora
contenenti parti o coibentazioni in amianto. Verifiche opportune presso gli enti di controllo e sopralluoghi sono stati
peraltro effettuati.
Il totale dei dati raccolti è stato formalizzato in un database
georeferenziato, omogeneo al protocollo richiesto dal
Ministero, che è stato trasmesso in Regione alla scadenza
del progetto (30 settembre), insieme all’allegato rapporto
tecnico e ad un documento di analisi preliminare volto ad
evidenziare pregi e difetti del database creato.
Da questo, si evince come il metodo di calcolo del
punteggio proposto dal ministero non riesca a discriminare
alcune situazioni specifiche del territorio toscano, in
particolare risultando poco efficace nel distinguere le
situazioni in cui l’amianto è non accessibile, da quelle in
cui esso è stato incapsulato permanentemente.
Suggerimenti e correttivi atti a valutare in maniera più
critica il punteggio ministeriale sono stati posti all’attenzione
dell’Assessorato all’Ambiente della Regione
Toscana.
Infine, è opportuno sottolineare la volontà di Arpat di
continuare l’iniziativa, trasformando questo database, ad
oggi una fotografia parziale della situazione toscana, in
uno strumento aggiornato ed aggiornabile, per una più
puntuale gestione del problema amianto.
Una proposta in tal senso, animata dalla necessità di
trovare un protocollo operativo opportuno, è stata
inoltrata sia al Gruppo di Coordinamento del Progetto
che alla Regione.
Del protocollo d’intesa originario stipulato tra Regione e
Arpat, costituito da tre distinte fasi temporali, il gruppo
di lavoro è stato in grado di svolgere sia la prima fase,
che la seconda (ancorché non finanziata), grazie alla
omogeneità delle azioni da percorrere per le categorie
specifiche considerate.
Arpat si augura di vedere presto approvata l’attuazione
della terza fase, che prevede la ricognizione dell’amianto
presente negli edifici privati, rappresentato per lo più da
coperture in cemento-amianto e che costituisce oltre il 90%
degli esposti da parte dei cittadini.