Gli aspetti deludenti

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Date queste premesse (accordi di Marrakesh e mancata ratifica da parte della Russia) e non esistendo alcuna alternativa al Protocollo di Kyoto, alla Cop 9 di Milano non si poteva far altro che quello che si è fatto. Questo può essere considerato un giudizio ottimistico di circostanza, per giustificare non solo il basso profilo della Cop 9 di Milano, ma anche la mancanza di iniziative propositive in attesa che la Russia, non si sa quando, ratifichi e dia l’avvio al processo di attuazione.
In realtà c’era molto da fare, indipendentemente dalla ratifica della Russia ed indipendentemente dal completamento del lavoro scaturito dagli accordi di Marrakesh. C’era da discutere e valutare come andare avanti con la mitigazione dei cambiamenti climatici e con la riduzione delle emissioni sia sul breve (entro il 2012, anno di scadenza del Protocollo di Kyoto), sia sul lungo termine.
Il processo dei cambiamenti climatici è comunque destinato ad andare avanti. la riduzione del 5.2% del Protocollo di Kyoto, ammesso che sia effettivamente raggiungibile, non frena i cambiamenti del clima, al massimo li rallenta di qualche anno: occorrerebbero, già da subito riduzioni di almeno il 60% per frenare il ritmo dei cambiamenti del clima e riportare nei prossimi decenni il sistema climatico in equilibrio tra emissioni globali ed assorbimenti globali dei gas di serra.
E se i cambiamenti climatici vanno avanti, quale dovrebbe essere il limite invalicabile (che la Convenzione sul clima definisce «dangerous level») al quale comunque dobbiamo attestarci, affinché i cambiamenti del clima non rappresentino una minaccia irreversibile per l’ambiente globale ed i sistemi umani e socio-economici? Questo tipo di discussione non era una discussione accademica, ma una discussione negoziale di accettabilità sociale sul post Kyoto, richiesta dall’art. 2 della Convenzione Unfccc.