I responsabili: compensato, olio di palma e caucciù

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Varietà come il Meranti, il Keruing, il Kapur, lo Jelutong, il Merbau (www.ebarito.com/species-web/merbau/merbau.htm)o Teck del Borneo vengono sacrificate per ricavarne non solo mobili, modanature e quant’altro ma soprattutto il compensato per il cui export il paese è secondo solo all’Indonesia.
Un cenno a parte merita il Ramino di cui l’Italia è stata il principale importatore europeo e che ci si augura venga tutelato dalla recente inclusione nell’appendice II della Cites.
Tra l’altro esistono opzioni meno distruttive come il Marupa proveniente dal Brasile e certificato Fsc, oppure il legno dell’Hevea brasiliensis che viene comunque coltivata per il prezioso lattice. Quest’ultimo, insieme all’olio di palma, pone la Malesia ai vertici mondiali dell’export e fa sì che le rispettive piantagioni proliferino a tutto svantaggio delle foreste primarie.
Nel settore delle colture intensive si è ormai innescato un circolo vizioso, fomentato dall’opportunità di un duplice guadagno. I profitti sono esentasse per dieci anni al fine d’incoraggiare gli investimenti, cosicché numerosi imprenditori hanno esteso i propri interessi dal legname al settore delle piantagioni. Alcune compagnie sono divenute così prospere da espandersi oltre i confini malesi, sino al Belize ed all’Amazzonia.
In realtà le piantagioni risultano redditizie ed ecologicamente accettabili solo se gestite in base al metodo di sostituzione «uno ad uno» ed impiantate in zone già degradate.