Il cambiamento climatico

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Un’altra causa di alterazione della biodiversità Mediterranea, sempre più evidente a partire da circa un ventennio, è legata al cambiamento climatico del pianeta (global warming). L’incremento di temperatura, registrato negli ultimi tempi nel Mediterraneo, sta influenzando la diversità biologica con effetti diretti sugli organismi (in termini di sopravvivenza, riproduzione, comportamento e dispersione) e sulle comunità (mediati dalle interazioni tra specie in competizione) nonché con effetti indiretti attraverso le correnti marine, la stratificazione termica lungo la colonna d’acqua, il riciclo dei nutrienti e la produttività primaria (Bianchi e Morri, 2000). Per esempio, alcuni anni fa, in relazione ad un anomalo incremento di temperatura delle acque protratto per alcuni mesi, sono stati osservati diffusi eventi di mortalità della fauna bentonica nel Golfo del Leone (Romano et al., 2000).
L’aumento di temperatura è stato riscontrato anche per le acque profonde del Mediterraneo in conseguenza del quale sono stati evidenziati effetti a livello ecosistemico in termini di alterazione dei cicli del carbonio e dell’azoto con negativi effetti su batteri e sulla meiofauna (Danovaro et al., 2001).
Una conseguenza più evidente del riscaldamento delle acque è la cosiddetta «tropicalizzazione» del Mediterraneo individuabile in due principali fenomeni:
a) specie distribuite esclusivamente nella parte meridionale e più calda del bacino, come ad esempio il pesce Thalassoma pavo, risultano ormai diffuse ed insediate nei distretti più settentrionali dove anche qui è stato riscontrato un sensibile incremento di temperatura (meridionalizzazione) (Andaloro e Rinaldi, 1998);
b) un rilevante numero di specie tropicali (oltre 90) è entrato recentemente in Mediterraneo ed alcune di queste sta diffondendosi nel bacino con stabili popolazioni (Golani et al., 2002; Bianchi, 2007).

In pratica, il global warming sta favorendo l’espansione dell’areale di distribuzione di molte specie termofile verso latitudini più settentrionali. Però, è importante sottolineare che molte delle specie esotiche (dette anche aliene o non indigene) finora segnalate nel Mediterraneo sono state introdotte intenzionalmente o accidentalmente dall’uomo attraverso differenti attività: traffico navale (specie contenute nelle acque di zavorra o presenti sulle chiglie delle navi), acquacoltura (l’introduzione di Tapes philippinarum in Adriatico è un tipico esempio), acquariologia, commercio di prodotti del mare di regioni extramediterranee e delle esche per la pesca sportiva, nonché attraverso la ricerca scientifica.
Queste specie esotiche, introdotte in un mare interno che «si riscalda» e che in molte aree subisce una serie di pressioni antropiche che minacciano le condizioni di esistenza delle specie indigene (auotoctone) più sensibili, possono insediarsi e adattarsi, nonché diventare persino dominanti rispetto a queste ultime, modificando la struttura dell’ecosistema originario con profondi effetti sul suo funzionamento. Quindi, le variazioni che osserviamo nella biodiversità mediterranea sono conseguenti a differenti pressioni antropiche, tra cui la diffusione di specie esotiche, e cambiamento climatico, anche questo accelerato da attività umane.
Pertanto, il più delle volte non è affatto facile distinguere le cause specifiche di tali variazioni e tanto meno prevederne gli effetti. Infatti, i sistemi ambientali (popolazioni, comunità, ecosistemi) sono sistemi complessi in cui le molteplici interazioni tra le componenti (biotiche e abiotiche) e i


fattori (fisico, chimici, biologici) non seguono semplici meccanismi di causa-effetto, presentano dinamiche caotiche non prevedibili e sono regolati da multipla causalità (Boero et al., 2004).
Popolazioni e comunità sono sistemi dinamici per i quali i cambiamenti sono la regola e non l’eccezione; molti dei cambiamenti osservati sono in relazione alle variazioni del clima ma altri possono dipendere da cause collegate ad attività antropiche ed altri ancora da una serie di cause concomitanti. Come evidenziato da alcuni casi studio riportati più avanti in questo articolo, spesso le correlazioni statistiche osservate tra un effetto ed una possibile causa non implicano diretta causalità. I tentativi di rappresentare la realtà ambientale attraverso l’uso di modelli matematico-statistici risultano ancora piuttosto riduttivi e inadeguati così come inadeguati si presentano gli strumenti predittivi. Inoltre, quello che viene compreso e spiegato in un’area non è detto che possa essere generalizzato a tutte le altre, sia in relazione alla variabilità dei fenomeni naturali che al peso che ciascun fattore può avere a seconda della contingente situazione ambientale (Boero e Bonsdorff, 2007). Poiché la biodiversità svolge un ruolo fondamentale nel funzionamento degli ecosistemi, esiste una considerevole incertezza nella valutazione di ciò che sta accadendo.