Il pensiero popolazionale

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( Perfezionanda in Diritti Umani, Scuola Superiore Sant’Anna, Pisa, chiara.certoma@sssup.it )

Il problema degli equilibri naturali linneani riemerge nel pensiero popolazionale e nelle ricerche sull’evoluzione che dominano il panorama scientifico del XIX secolo.
Ad elaborare la prima grande teoria evoluzionista è Jean Baptiste Lamarck nella sua Philosophie zoologique del 1809. La causa dei cambiamenti è da individuarsi, a suo parere, non in un intervento miracoloso, quanto in eventi naturali: l’ipotesi evoluzionistica prevede che sia un innato impulso al progresso, presente in tutti i viventi, a provocare cambiamenti sostanziali dall’imperfetto al perfetto, in costante dialettica con l’ambiente (Lamarck, 1976).
Due ambienti interagiscono: quello esterno che presenta le condizioni al contorno che innescano il meccanismo di cambiamento, e quello interno che presenta le risposte adeguate a mutate condizioni d’operatività ambientale.
Gli organismi «incorporano» in un certo senso il loro ambiente esterno nel momento in cui, a causa di mutate condizioni ambientali, sviluppano o inibiscono l’uso di un determinato organo (legge dell’uso e del disuso) e questo carattere che viene acquisito nel corso dell’esistenza può essere trasmesso alla prole (legge dell’ereditarietà dei caratteri acquisiti), permettendo così un migliore adattamento. Sebbene abbia avuto il merito di evidenziare che qualunque cambiamento nel mondo fosse il risultato di una legge naturale e non di un intervento miracoloso, la teoria di Lamarck resta comunque legata all’idea che le variazioni siano sempre e solo prodotte da cause esterne.
Pur non negando l’influenza dell’ambiente come fonte di variabilità ed evoluzione (la seconde parte dell’Origine delle Specie è infatti dedicata alla relazione organismo-ambiente), gli studi di Charles Darwin partono dalla confutazione del finalismo e del determinismo geografico per spiegare la discontinuità e la dispersione delle specie sulla Terra.
Darwin stesso ammette il suo debito intellettuale verso alcuni studiosi dell’epoca: Lyell, padre della geologia, per la sua spiegazione dell’equilibrio come originato da forze antagoniste di carattere materiale; Malthus per l’elaborazione della teoria popolazionale della lotta per l’esistenza1; Lamarck da cui accoglie l’idea dell’esistenza di cause naturali e non divine delle variazioni e il ruolo dell’ambiente come fonte di variabilità ed evoluzione2, ma di cui rifiuta l’idea di una interazione condizionante organismo-ambiente ritenendo che essi interagiscono solo nella selezione.
L’evoluzione è l’effetto dell’accoglienza riservata dall’ambiente a un determinato numero di mutazioni individuali ed è basato sul processo deterministico della selezione. A mutate condizioni ambientali rispondono variazioni individuali casuali che esistono tra gli organismi, generate da mutazioni (eventi rari ma possibili) che originano il processo di adattamento, cioè la risposta di un organismi alla situazione ambientale3.
L’influenza di Darwin nella storia dell’ecologia è, però, un argomento controverso. In ogni caso il termine ecologia viene coniato nel 1866 proprio da un: Ernst Haeckel.
Con il termine «ecologia» Haeckel intende la scienza dei rapporti tra gli organismi e il mondo esterno, nel quale si possono riconoscere i fattori della lotta per l’esistenza. Fra le condizioni di esistenza di natura inorganica alle quali un organismo deve sottomettersi, rientrano in primo luogo le caratteristiche fisiche e chimiche dell’habitat, il clima, i caratteri chimici, la qualità dell’acqua, la natura del suolo, etc.


1 Secondo tale teoria gli individui entrano in competizione per le risorse dal momento che si verifica sempre un aumento geometrico della popolazione ma una progressione geometrica delle risorse.
2 Scrive Darwin:
Lamarck per primo rese all’umanità il grande servigio di richiamare l’attenzione sulla possibilità che qualunque cambiamento nel mondo […] fosse risultato di una legge e non di un intervento miracoloso (Darwin, 1967, p. 68).
Ma, nonostante riconosca questo suo grande merito, Darwin resta scettico verso l’abitudine dei naturalisti di considerare
Sempre le condizioni esterne, ad esempio il clima, il cibo, etc. come le sole possibili cause di variazione […]. È assurdo, ad esempio, attribuire alle sole condizioni esterne la struttura del picchio […] così adatta a catturar gli insetti sotto la corteccia degli alberi (Darwin, 1967, p. 79)
3 Darwin non nega l’influenza dell’ambiente come fonte di variabilità ed evoluzione («sono convinto che la selezione naturale è stata il più importante, ma non l’unico mezzo di modificazione» (Darwin, 1967, p. 81)), a far ciò è August Weismann, padre del neodarwinismo secondo il quale la linea germinale influenza il soma (della generazione successiva) ma il soma non ha effetto sulla linea germinale. La lezione di Weismann, dunque del Neodarwinismo di cui è il maggiore esponente, influenzerà pesantemente la lettura di Darwin che ancora oggi viene data soprattutto nell’ambito della genetica e della biologia molecolare. Si veda in merito l’attuale dibatto tra «ultradarwiniani» e «naturalisti» (Eldredge, 1999).