Il Programma energetico nazionale

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Il Pen prevedeva che nel quinquennio 1986-1990 entrassero in servizio altri nuovi impianti nucleari per una potenza compresa fra 26.000 e 36.000 megawatt. «La potenza degli impianti nucleari in sevizio nel 1990 – prosegue il testo citato – sarà pertanto compresa fra un minimo di 46.100 MW e un massimo di 62.100 MW». «I vantaggi di costo esistenti a favore della produzione di un kWh di origine elettronucleare, rispetto ad un kWh di origine termoelettrica sono al momento attuale – era scritto nello stesso Pen del 1975 – innegabili e difficilmente essi potranno essere cancellati in futuro».

Dove mettere tante centrali nucleari? Niente paura, nel paragrafo 3.3.2 del Pen citato è scritto che l’Enel era «pervenuto ad individuare le seguenti aree geografiche del Paese nelle quali le indagini preliminari hanno fornito indicazioni sulla esistenza di luoghi adatti alla installazione delle nuove centrali nucleari, oltre a quelle già previste per l’ubicazione delle quattro unità ordinate nel 1973-?74 (Alto Lazio e Molise):
– Arco Alpino Lombardo
– Piemonte orientale
– Costa Jonica (Basilicata)
– Lombardia Orientale
– Costa dell’Alto Tirreno (Toscana centrale)
– Costa del Basso Tirreno (Campania)
– Costa Marchigiana Meridionale o Abruzzo
– Arco Alpino Piemontese
– Costa dell’Alto Adriatico (Romagna settentrionale)
– Costa del Medio Tirreno (Lazio meridionale)
– Costa della Venezia Giulia
– Costa meridionale della Puglia (Jonica o Adriatica)».

Le procedure per le autorizzazioni erano state definite nel Dpr 185 del 1964 e quelle per la localizzazione delle centrali nucleari erano fissate dalla Legge 393, approvata il 2 agosto 1975. Un lavoro a tambur battente: 29 luglio presentazione del Pen al Cipe, 2 agosto legge sulle localizzazioni, 23 dicembre approvazione del Pen da parte del Cipe.

Le cose non andarono però tanto lisce; ben presto apparve che le previsioni dei fabbisogni elettrici erano esagerate, che i soldi richiesti per costruire un così grande numero di centrali nucleari non c’erano, che molte località destinate ad ospitare le centrali nucleari si ribellarono alla violenza proposta al loro territorio, a cominciare dal Molise. Si era messa in moto, superando peraltro dure contestazioni, la centrale da 2.000 megawatt di Montalto di Castro.