L’acqua: calamità e risorsa

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Piene, alluvioni e colate di fango sono gli effetti dell’utilizzo di terreni marginali per colture inadeguate, delle pratiche agricole intensive e dei tagli indiscriminati lungo i bacini dei fiumi.
In seguito alla disastrosa catena di inondazioni del 1998, ben otto dal mese di maggio a quello di settembre per un totale di 3.656 vittime, venne approvata una legge forestale estremamente rigorosa che è tuttora in vigore.
Il Fiume Giallo trasporta più sedimenti di qualunque altro corso d’acqua e la maggior parte si deposita nel tratto che bagna la pianura della Cina settentrionale. Qui il fiume è ormai sopraelevato e scorre tra argini di piena nei quali, in seguito a piogge copiose, si aprono spesso brecce. Il fenomeno è amplificato dall’impoverimento delle foreste; infatti la frequenza delle esondazioni è cresciuta progressivamente sino a quando si sono vietati gli abbattimenti lungo il corso iniziale.
La Fao prende ad esempio proprio il Fiume Giallo per denunciare come un utilizzo improprio a monte può causare non solo inondazioni nel tratto medio, ma anche siccità in quello terminale. Di anno in anno si prosciuga per periodi sempre più lunghi prima di raggiungere il mare, a causa delle derivazioni praticate nel tratto iniziale per prelevarne le acque. I fabbisogni per usi irrigui, domestici ed industriali nella pianura della Cina settentrionale privano l’agricoltura nella fertile area del delta di circa il 70 % dell’intera portata del fiume.