La crescita e la decrescita

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Se n’era accorto Malthus, l’ispiratore di Darwin. Le specie tendono a crescere fino a quando le risorse non sono più sufficienti a sostenerle. Il sistema crolla e la specie o si estingue o cambia, diventa qualcos’altro. Il troppo successo è l’anticamera dell’insuccesso. La naturale tendenza a crescere, però, è raramente arrestabile.
Vengono in mente i lemming che si suicidano, o le mamme coniglio che mangiano i loro piccini. Noi siamo la specie di maggior successo, tra i dieci milioni di specie che abitano oggi il pianeta. Ma il tanto successo sta raschiando via il resto della biodiversità. Il sistema che stiamo distruggendo, però, è quello che ci sostiene. E perderemo noi, come tutte le altre specie di successo che si sono estinte. Noi abbiamo il cervello, capiamo. In teoria, come i lemming, come i conigli, potremmo decidere di limitare il nostro numero, magari in modo meno drammatico. Invece di aspettare che sia la catastrofe a limitarci. In passato ci siamo limitati con le guerre, con le carestie, con le malattie. Ma oggi questo non basta più. Nonostante tutto, aumentiamo di ottanta milioni di umani all’anno. E più siamo, più ci riproduciamo.
Quanti umani può sostenere il pianeta? Qualcuno, irresponsabile, pensa che il numero possa essere infinito. Ma ci dobbiamo fare una ragione: il nostro pianeta è un sistema finito, ha dei limiti (ce lo dice anche la Bibbia) e nei sistemi finiti la crescita infinita è impossibile. Gli economisti vogliono la crescita infinita. Se si ferma la curva della crescita, loro la chiamano stagnazione. Se la curva decresce la chiamano recessione. Gli economisti sono in preda a un impulso primordiale. Il successo di una specie, in effetti, si basa sull’abbondanza dei suoi individui. Una specie di successo è una specie abbondante, rappresentata da tanti individui. E tutte le specie tendono a aumentare. L’impulso primario di ogni individuo è la riproduzione, lasciare dei discendenti. Tutto questo porta ineluttabilmente alla crescita. La natura, poi, fa il suo lavoro fermando chi cresce troppo, chi ha troppo successo. Se si asseconda questo impulso, si fa la fine di tutte le specie di grande successo: si cresce, si cresce, si cresce… e poi ci si estingue. Dobbiamo prendere lezione dai gruppi più antichi, da quelli che hanno raggiunto una totale armonia con il resto della natura. Per esempio dai coralli.