La difficile definizione del «dangerous level»

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I meccanismi del sistema climatico sono tali che il processo dei cambiamenti climatici, già iniziato, è destinato, in ogni modo, ad andare inesorabilmente avanti. La riduzione del 5,2% del Protocollo di Kyoto, ammesso che sia effettivamente raggiungibile al 2012 (ma in realtà sarà del 3,4% se gli Usa persisteranno nella loro decisione di non partecipare), non frena i cambiamenti del clima, al massimo li rallenta di qualche anno: occorrerebbero, già da subito, secondo Ipcc, una riduzioni di almeno il 60% delle emissioni globali di gas serra per frenare il ritmo dei cambiamenti del clima e riportare nei prossimi decenni il sistema climatico in equilibrio tra emissioni globali ed assorbimenti globali dei gas di serra.

E se i cambiamenti climatici vanno avanti, quale dovrebbe essere il limite invalicabile di concentrazione di anidride carbonica atmosferica e degli altri gas serra (che la Convenzione Unfccc, all’art. 2, definisce «dangerous level») al quale comunque dobbiamo attestarci, affinché i cambiamenti del clima non rappresentino una minaccia irreversibile per l’ambiente globale ed i sistemi umani e socio-economici?

È bene ricordare che la Convenzione Unfccc, di cui il Protocollo di Kyoto è il primo atto formale esecutivo, non si preoccupa tanto dell’entità dei cambiamenti del clima, quanto piuttosto della velocità con cui questi cambiamenti stanno avvenendo e avverranno. La Convenzione Unfccc chiede, infatti, che la velocità dei cambiamenti climatici venga rallentata al massimo, e prescrive testualmente che il livello di stabilizzazione delle concentrazioni in aria di gas serra (e non delle emissioni) deve essere raggiunto in un periodo di tempo sufficiente da permettere agli ecosistemi di adattarsi naturalmente, ma tale anche da assicurare che la produzione alimentare non subisca gravi problemi e tale da permettere che lo sviluppo socio economico umano possa procedere in modo sostenibile.

La Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici Unfccc stabilisce testualmente all’art. 2:

L’obiettivo finale di questa Convenzione, e di tutti gli strumenti legali ad essa collegati, è la stabilizzazione delle concentrazioni atmosferiche dei gas serra ad un livello tale da prevenire pericolose interferenze antropogeniche con il sistema climatico. Tale livello di stabilizzazione deve essere raggiunto in un intervallo di tempo sufficiente affinché:
– gli ecosistemi si adattino naturalmente ai cambiamenti del clima;
– la produzione alimentare venga assicurata senza rischio
– lo sviluppo socio-economico proceda in modo sostenibile.

L’attuazione di questo articolo implica:

1) la definizione del livello di stabilizzazione delle concentrazioni atmosferiche dei gas serra tale da prevenire le «pericolose interferenze» antropogeniche con il sistema climatico (detta più semplicemente nel linguaggio negoziale: Definizione del «dangerous level»);

2) la definizione delle condizioni necessarie e sufficienti per raggiungere, e non superare, tale livello di stabilizzazione (il «dangerous level») delle concentrazioni atmosferiche di gas serra;

3) la definizione dell’intervallo di tempo che è sufficiente perché gli ecosistemi si adattino naturalmente, la produzione alimentare venga assicurata, ecc. ecc.

L’attuale livello della concentrazione atmosferica di anidride carbonica è di 376 ppm (379 ppm


secondo gli ultimi dati di Mauna Loa), un livello che è circa il 34% superiore a quello che vi era in epoca pre-industriale (150 anni fa circa). Questo livello sta crescendo ultimamente al ritmo di 2-2,5 ppm per anno, un ritmo che è a crescita esponenziale e che porterà al raddoppio, rispetto all’epoca pre-industriale, delle concentrazioni atmosferiche di anidride carbonica nei prossimi 30-40 anni.

L’Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change, il comitato scientifico consultivo delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici) ha proposto due possibili livelli di stabilizzazione delle concentrazioni atmosferiche di anidride carbonica che possono ritenersi accettabili (anche se l’accettabilità deve essere confortata da una valutazione politica ed economica dei Paesi Onu), in relazione alla «pericolosa» interferenza antropogenica:

1) Il livello di 450 ppm che potrà limitare il riscaldamento complessivo del pianeta entro 2°C. Infatti entro questo livello molti degli impatti climatici possono essere ridotti e altri possono essere evitati con opportune azioni di adattamento. La stabilizzazione al livello di 450 ppm implica che entro il 2030 bisogna ridurre le emissioni di gas serra progressivamente fino a portarle a circa 3 miliardi di tonnellate anno di carbonio equivalente, vale a dire fino a portarle a circa 11-12 miliardi di tonnellate anno di anidride carbonica: attualmente le emissioni mondiali di anidride carbonica ammontano a oltre 24 miliardi di tonnellate anno e, se non si farà nulla, nel 2030 ammonteranno a circa 50 miliardi di tonnellate per anno. In questo caso la temperatura del pianeta crescerà fino a 1,8 °C nel 2100 per poi stabilizzarsi attorno a 2 °C dopo il 2100

2) Il livello di 550 ppm che potrà limitare il riscaldamento complessivo del pianeta entro i 3 °C. Entro questo livello alcuni degli impatti climatici possono essere ridotti, molti altri però non potranno essere evitati neanche e le azioni di adattamento dovranno essere finalizzate a contenere al massimo i possibili danni. La stabilizzazione al livello di 550 ppm implica che entro il 2040-2050 bisogna ridurre progressivamente le emissioni di gas serra fino a portarle a circa 3 miliardi di tonnellate anno di carbonio equivalente, vale a dire fino a portarle a circa 11-12 miliardi di tonnellate anno di anidride carbonica: attualmente le emissioni mondiali di anidride carbonica ammontano a oltre 24 miliardi di tonnellate anno e, se non si farà nulla, nel 2040-2050 ammonteranno a oltre 65 miliardi di tonnellate per anno. In questo caso la temperatura del pianeta crescerà fino a 2,6 °C nel 2100 per poi stabilizzarsi attorno a 3 °C dopo il 2100

Pertanto se si fissa il «dangerous Level» ritenuto accettabile si possono fissare le entità delle riduzioni da raggiungere nel post Kyoto ed i tempi entro cui tali riduzioni devono avvenire. Il risultato finale comunque dovrà essere quello di porre in equilibrio le emissioni globali con gli assorbimenti globali di anidride carbonica e degli altri gas serra. E siccome gli assorbimenti globali di anidride carbonica (terrestri e marini) che ora ammontano a circa 10-11 miliardi di tonnellate


per anno e, con i cambiamenti climatici, non sono destinati a cambiare sensibilmente in futuro, le emissioni globali, per riportare in equilibrio le concentrazioni atmosferiche di anidride carbonica, non potranno superare tale limite.