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Ricercatori del Max Planck Institut di Heidelberg (Germania), del Dipartimento dell’Agricoltura di Belfast (Gran Bretagna) e dell’Università di Utrecht (Olanda), in un articolo pubblicato su «Nature», riportano i risultati di una ricerca tanto incredibile quanto straordinaria: le piante emettono in quantità piuttosto rilevante, metano in atmosfera. Tali emissioni di metano non provengono da foglie morte o da materiale organico in decomposizione come si sapeva finora, ma dallo stesso ciclo vitale delle piante, una cosa che finora nessuno sapeva e neanche sospettava e tali emissioni, se valutate, tenendo conto della copertura vegetale a livello globale, costituiscono una parte rilevante del metano atmosferico: fino al 30%.

Se si tiene conto che il metano ha un potere riscaldante 21 volte superiore a quello dell’anidride carbonica, si può ben capire che l’assorbimento di anidride carbonica operato dalle piante attraverso la fotosintesi clorofilliana diventa ben poca cosa rispetto al potere inquinante (in termini di riscaldamento globale) operato dalla contemporanea emissione di metano da parte delle stesse piante.

Consapevoli di questi inaspettati, oltre che clamorosi, risvolti su tutta la problematica dei cambiamenti climatici, i ricercatori hanno voluto accertare fino in fondo come stanno le cose ed hanno condotto una serie di esperimenti controllati in laboratorio e in campi coltivati in serra, utilizzando traccianti radioattivi e sofisticata strumentazione di tipo chimico-fisica e di tipo nucleare.

Hanno così potuto escludere che il metano emesso dalle piante provenisse da decomposizione organica e da fermentazione anaerobica in presenza di batteri: dunque hanno accertato che il metano proviene dagli stessi processi vitali delle piante. Poi hanno verificato se tali emissioni dipendevano dalle condizioni di temperatura dell’aria e di radiazione solare o insolazione. Hanno così accertato che esiste una correlazione analoga a quella del processo di fotosintesi clorofilliana e cioè maggiore è la temperatura e la radiazione solare, maggiore è l’emissione di metano. Inoltre, hanno accertato che le emissioni di metano si raddoppiano quando la temperatura dell’aria aumenta di 10°C.

Ma come e perché le piante producono metano? Quali sono i processi della fisiologia delle piante che portano a tali emissioni? A queste domande non esiste alcuna risposta né scientificamente, né logicamente, plausibile. È un mistero ancora tutto da decifrare. Ma è anche un mistero da capire come mai tanti biologi, naturalisti fisiopatologi vegetali, ecc., con tutto lo sviluppo della scienza e della tecnologia che c’è stato finora, non si siano mai accorti che, oltre alla fotosintesi ed alla respirazione delle piante (processi che coinvolgono l’anidride carbonica), vi siano anche altri processi che coinvolgono il metano.

Commenti ed osservazioni a favore di questa ricerca

Va osservato, a favore di questa ricerca, che i risultati ottenuti spiegano il perché di grandi nubi di metano osservate spesso sulle foreste tropicali dai satelliti e che non avevano finora trovato plausibili motivazioni. Ma spiegano anche la leggera diminuzione del metano atmosferico osservato in questi anni recenti dagli osservatori climatici di tutto il mondo. Infatti la deforestazione che è stata pari a circa il 12% tra il 1990 ed il 2000,


avendo ridotto la copertura vegetale ha portato ad una riduzione delle emissioni di metano da parte delle piante che calcolate sulla base di questa nuova scoperta ammonterebbero a circa 20 milioni di tonnellate di metano in meno, un dato coerente con le osservazioni sperimentali sulle concentrazioni di metano atmosferico.

Commenti ed osservazioni contro questa ricerca

Va osservato che quantunque questi esperimenti siano stati effettuati su vari tipi di piante, si tratta. comunque, di esperimenti di laboratorio o in serra, che anche per motivi di tempi della ricerca, non potevano essere compiuti su alberi o piante secolari, ma su piante che hanno cicli vegetativi piuttosto rapidi e vita media piuttosto breve. Dunque la rappresentatività di queste conclusioni non può essere generalizzata a tutto il mondo vegetale nelle sue condizioni naturali e non in serra, ma soprattutto non può essere generalizzato per le piante a lunga vita media (alberi secolari ed ultrasecolari).
In secondo luogo, quando si calcola il contributo delle emissioni di metano nel contesto delle emissioni globali e delle concentrazioni atmosferiche di metano, la valutazione condotta è stata una valutazione per «estrapolazione» procedendo dal particolare (esperimento in laboratorio o in serre controllate) al generale (copertura vegetale di tutto il mondo). Ebbene, in questo processo estrapolativo si possono commettere errori molto grossolani e, dunque, la situazione reale globale, potrebbe essere molto differente dalla situazione globale estrapolata sulla base di dati di laboratorio.