La scimmia gigante

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La scoperta nel cuore dell’Africa di questo popolamento di grossi Primati, ben diversi dal noto Scimpanzé e alquanto lontani dal territorio del Gorilla, ha sconvolto molte certezze degli scienziati tradizionali, aprendo nuovi interrogativi e dando vita al cosiddetto «enigma delle scimmie giganti di Bili»

Di tanto in tanto, sulle cronache internazionali affiorano notizie della scoperta di qualche nuova specie di animale selvatico, magari grosso e impressionante, del quale non si sospettava l’esistenza. O su cui forse correvano voci e leggende, alle quali però ben pochi volevano credere. Ecco giungere allora il momento in cui, accanto agli studiosi da laboratorio, entra in scena una nuova figura di ricercatore-esploratore: il mitico «criptozoologo».

Una delle novità naturalistiche più impressionanti del nuovo Millennio è stata in effetti, nell’anno 2002, la conferma dell’esistenza nelle giungle dell’Africa Centrale di una Scimmia gigantesca, che non sembrava essere né un Gorilla, né uno Scimpanzé. Segnalazioni vaghe pervenivano, di tanto in tanto, dalle foreste di Bili e Bondo, nel Congo settentrionale: un territorio particolarmente selvaggio, molto difficile da raggiungere anche a causa della perpetua guerra civile. Nessuno zoologo accademico aveva mai ritenuto attendibili certi racconti degli indigeni, che avevano sempre parlato di grosse scimmie temibili e feroci, capaci persino di uccidere un leone. Ma un fotografo ed esploratore-naturalista svizzero residente in Kenya, Karl Ammann, animato da vero spirito criptozoologico, fin dal 1996 si era prefisso il compito di andare più a fondo nel mistero. Riuscendo non senza fatica a trovare autentiche testimonianze e impronte credibili, e poi persino a documentare alcuni resti di esemplari del misterioso animale abbattuti dai locali.
Attratta da queste informazioni, una coraggiosa specialista di Primati (le Scimmie antropomorfe nostre prossime parenti), l’americana Shelley Williams, fece tutto il possibile per organizzare una spedizione in Congo: e con l’aiuto di Ammann riuscì a recarsi nella zona, individuando i nidi costruiti sul terreno. Per colmo di fortuna, le capitò persino un incontro casuale e ravvicinato, che riuscì in parte a riprendere con la telecamera: «Me li trovai improvvisamente di fronte, mentre emergevano dalla giungla. Si trattava di quattro individui, probabilmente in caccia o alla ricerca di cibo. Erano tranquilli, probabilmente stupefatti quanto me: si arrestarono, mi osservarono bene per qualche attimo, e poi scomparvero d’incanto, così come erano apparsi. Era evidente che per loro non rappresentavo un nemico, né una preda, ma soltanto un animale nuovo e sconosciuto. Altrimenti l’atteggiamento sarebbe stato ben diverso: se per caso si fossero mossi in difesa del proprio territorio, avrebbero mostrato una carica aggressiva più rumorosa».

La scoperta nel cuore dell’Africa di questo popolamento di grossi Primati, ben diversi dal noto Scimpanzé e alquanto lontani dal territorio del Gorilla, ha sconvolto molte certezze degli scienziati tradizionali, aprendo nuovi interrogativi e dando vita al cosiddetto «enigma delle scimmie giganti di Bili». Alcune osservazioni chiariranno meglio il dilemma.
Avvistamenti, resti ossei, foto notturne e quel breve filmato fanno pensare che si tratti di animali capaci di raggiungere due metri d’altezza e un quintale di peso. Il loro muso è simile al Gorilla, ma altri caratteri e lo stesso Dna li avvicinano piuttosto allo Scimpanzé.
Costruiscono tuttavia i nidi non sugli alberi, come questo parente stretto, ma sul terreno come i Gorilla. Il quale non ama troppo l’acqua, mentre loro vivono nei terreni acquitrinosi e si cibano essenzialmente di frutta. Gli indigeni li conoscevano da sempre, e li chiamavano «lion-killers» (e cioè capaci di uccidere i leoni) ben distinguendoli dai veri Scimpanzé, definiti «tree-beaters» (battitori di alberi alla ricerca di cibo). I primi testimoni occidentali di queste singolari creature erano stati i cacciatori europei che esplorarono l’allora Congo Belga nel 1898: ma né a loro, né ai locali, si era mai prestata la dovuta attenzione.
Si tratta allora di una forma gigantesca di Scimpanzé, magari una nuova sottospecie, oppure di una ripetuta ibridazione con il Gorilla? E se ci si trovasse addirittura di fronte a una nuova specie di Scimmia antropomorfa? Tra i Primati superiori, accanto alle due specie già menzionate, e all’Orango asiatico, va menzionato il Bonobo africano, sempre dimenticato e solo recentemente riconosciuto… Ma la Scimmia gigante di Bili rappresenta allora una quinta entità? La scienza non è stata ancora in grado di fornire risposte sicure e definitive a questi interrogativi, ma le ricerche proseguono a tutto campo.

La conclusione è semplice: sarebbe arrogante e sbagliato credere di saper tutto, magari anche con riferimento ai settori in cui si è realmente raggiunto un elevato grado di specializzazione. La storia della zoologia, che rifiutava ostinatamente di credere che sulla Terra vi fossero ancora grandi animali da scoprire, mentre è stata poi continuamente smentita dai fatti concreti, lo dimostra chiaramente. E non si può davvero negare che negli ultimi decenni molte impreviste scoperte criptozoologiche si sono susseguite, conducendo sulle piste di animali misteriosi nei luoghi più impensati, e lasciando a bocca aperta il pubblico degli scettici e dei denigratori: pronto a bere come verità rivelata tutte le notizie propinate dai mezzi di informazione, ma sempre diffidente di fronte alla scoperta dei grandi misteri della natura.