La situazione: due proposte a confronto

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Sul seguito del Protocollo di Kyoto (dopo il 2012) si sono scontrate fin dalla COP-10 di Buenos Aires, due diverse visioni: una europea e l’altra dei paesi dell’area Asia-Pacifico, su come raggiungere l’obiettivo della Unfccc.

1) La proposta europea, per la fase successiva al protocollo di Kyoto, parte dall’obiettivo della Unfccc. Poiché l’obiettivo richiede la stabilizzazione delle concentrazioni atmosferiche di gas serra, la UE propone di fissare il «livello di stabilizzazione tale da prevenire pericolose interferenze con il sistema climatico» in relazione agli impatti dei cambiamenti climatici ed al maggior rischio di conseguenze negative, potenzialmente irreversibili, dei cambiamenti climatici. Questo livello corrisponde, secondo la UE, ad una concentrazione atmosferica di circa 500-550 ppm per il quale il riscaldamento climatico globale previsto dagli scenari Ipcc è di circa 2°C. Un riscaldamento superiore ai 2°C potrebbe innescare instabilità climatiche e fenomeni climatici non lineari, imprevedibili e difficilmente gestibili anche con le strategie di adattamento. Dal fissato livello delle concentrazioni atmosferiche anidride carbonica, si può ricavare di quanto, ed in quanto tempo, bisogna ridurre le emissioni antropogeniche di gas serra (espresse in anidride carbonica equivalente) per rendere stabile questo livello. Tutto ciò porta al seguente risultatto: la riduzione delle emissioni di gas serra deve aggirarsi attorno al 60% rispetto ai livelli del 1990 e deve essere attuato entro il 2050.

2) A questa proposta, ma anche a qualunque proposta che fissi limiti e scadenze, si oppongono i paesi dell’area Asia-Pacifico (Usa, Australia, Corea, Giappone, Cina e India). La contestazione si basa sul fatto che il voler fissare quantitativamente obiettivi e tempi di attuazione può rivelarsi molto deleterio per le economie nazionali e per gli equilibri dei mercati internazionali. L’obiettivo della Unfccc, secondo questi paesi, non è un punto di partenza, come assume la UE, ma è un punto di arrivo. Il punto di partenza è, invece, modificare gradualmente la situazione attuale di sviluppo socio economico per indirizzarla verso una situazione futura compatibile con l’obiettivo della Unfccc. In questo contesto, il primo problema da porsi è quello dei costi e dei benefici delle diverse possibili opzioni necessarie per raggiungere l’obiettivo della Unfccc. Essendo un percorso pragmatico, che dipende anche dalle scelte e dalle priorità che ciascun paese si dà in fase attuativa, oltre dall’evoluzione del contesto internazionale, non è possibile a-priori stabilire, secondo questi Paesi, scadenze temporali ed entità di riduzione delle emissioni collegate a tali scadenze. Diventa prioritario, invece, definire un programma concordato di azioni nei vari settori economici e produttivi basati sulla innovazione tecnologica e sulle varie opzioni tecnologiche a bassa o nulla emissione di gas serra.

Il primo caso (proposta UE) significa: fissiamo un obiettivo e programmiamo lo sviluppo socio-economico in modo tale da rispettare quell’obiettivo. Il secondo caso (proposta paesi Asia-Pacifico) significa: modifichiamo gradualmente, e quando sarà possibile, lo sviluppo socio economico per condurlo verso un obiettivo di stabilizzazione, che non necessariamente deve essere quello della UE. Se e quando arriveremo ad un tale obiettivo di stabilizzazione, dipende dalle condizioni al contorno (economie nazionali, mercati, disponibiità di


materie prime, ecc).

Siccome non si è trovato alcun punto di intesa tra queste due opposte visioni il risultato della COP-11 di Montreal è stato, in sintesi, il seguente:

– Per i paesi che hanno ratificato il protocollo di Kyoto, e che sono «Parti» della COP/MOP (163 Paesi), il protocollo di Kyoto viene prorogato oltre il 2012 ed i futuri emendamenti definiranno gli ulteriori impegni da assumere sulla base degli accordi che saranno presi fra le Parti della COP/MOP.

– Per i paesi che hanno ratificato la Unfccc, e che sono «Parti» della COP (189 Paesi, di cui 163 hanno ratificato il protocollo di Kyoto e 26 non lo hanno ratificato), sarà avviato un processo di negoziazione per il raggiungimento dell’obiettivo della Unfccc. Tale processo sarà aperto e libero al «dialogo» fra le Parti, ma soprattutto non sarà basato né su limiti di riduzione, né su scadenze temporali da osservare, né su altri vincoli.

Il 15 maggio comincia questo dialogo ed il 17 comincia, invece, la riunione per gli emendamenti e i nuovi impegni al fine di rendere operativa la proroga del Protocollo di Kyoto dopo il 2012.