Le altre domande a Walter Ganapini

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Ad un osservatore attento non può sfuggire che la volontà politica sta sposando l’eolico, e si nota anche il formarsi di alcuni schieramenti fra le associazioni: Wwf e Legambiente hanno stretto accordi programmatici con l’Anev, Greenpeace sembra non voler entrare nella disputa, Italia Nostra, con il nuovo presidente Carlo Ripa di Meana, è decisamente contro. È un mosaico insolito sia per gli «attori» sia per la «materia»…

«Greenpeace è impegnata in tutto il mondo a favore della valorizzazione dell’energia eolica: si deve a Greenpeace, ad esempio, la validazione dello studio di impatto ambientale favorevole all’insediamento di fattorie eoliche nel Mare del Nord. Sarà Greenpeace a ricordare al prossimo G8, che si terrà in Scozia, come l’eolico possa soddisfare il 12% del fabbisogno elettrico mondiale portando, contestualmente, ad una riduzione di più di 10 miliardi di tonnellate all’anno di emissioni climalteranti. In Italia già nel prossimo autunno prenderemo iniziative coerenti con questa consapevolezza: l’assenza, sin qui, dal dibattito estivo al riguardo è dovuta alla necessità di capire cosa animasse i diversi interlocutori, a partire dalle prese di posizione dei governi regionali sardo e pugliese contro il ricorso all’eolico e dall’assenza di progettualità, in materia, nel campo tanto dell’attuale maggioranza quanto dell’attuale opposizione a livello nazionale. Per quanto concerne l’associazionismo ambientalista, i caratteri peculiari di Greenpeace ci portano a ritenere di dover essere un attore che persegue in ogni modo unità, non contrapposizione, soprattutto nel momento in cui le ragioni dell’ambiente sono sotto attacco da parte degli ingenti interessi che condizionano il contesto economico-finanziario ed istituzionale delle scelte energetiche a scala globale».

Il paesaggio sembra il grande discrimine, e ancora una volta lo difende Italia Nostra. Dai tempi di Cederna è possibile che questo bene della collettività e archetipo di ogni discorso ambientalista perché specchio delle scelte di programmazione territoriali, non abbia fatto passi avanti neanche nella considerazione degli «addetti ai lavori»?

«Dopo aver lavorato per decenni alla contaminazione in positivo di ogni ambito disciplinare settoriale, dalla economia alla tecnologia, dalla normativa alla pianificazione territoriale, l’ambientalismo ha saputo imporre la riflessione sulla dimensione etica della propria elaborazione. Oggi, ci è ben chiaro che dobbiamo batterci per una nuova sintesi culturale che assuma la questione ambientale come priorità, anche superando la pur importante acquisizione, ad esempio, che portò l’Unione Europea, a Lisbona, a proclamare la pari dignità tra le ragioni dell’ambiente e quelle dell’economia. Ci è chiaro che quella sintesi dovrà avvenire nel dominio trasversale che si chiama estetica: di quella dimensione, il paesaggio rappresenta uno degli indicatori cruciali, e dunque Greenpeace è ben consapevole della esigenza di farne uno dei tratti caratterizzanti delle nuove politiche. Ciò che rifiuteremo saranno utilizzi strumentali di quella nozione. Nel caso dell’eolico, questo significa che siamo convinti che un’accurata programmazione e progettazione degli interventi sarà in grado di coniugare risposte concrete alla sfida del contenimento del cambiamento climatico globale ed altrettanto efficaci e concrete azioni di tutela e valorizzazione del paesaggio. Quel che ci è chiaro è che, in assenza di nuove scelte energetiche,


il paesaggio sarà tra le prime vittime del cambiamento climatico in atto».