Quando e perché una casa è… malata

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Un ruolo centrale spetta ai tecnici, alla loro capacità di progettare gli edifici con più attenzione verso la salute degli utenti, alla volontà di coniugare funzionalità ed economia con qualità in modo da minimizzare gli impatti

Si è svolto a Molfetta, presso il Fashion District, il caffè Scienza organizzato dal Dipartimento di Chimica dell’Università degli Studi di Bari, Lenviros, Associazione la Bottega dei Sogni, Villaggio Globale.
Il tema era incentrato sull’inquinamento indoor e in primo piano sono stati soprattutto i materiali edili di cui oggi sono composte le nostre case.

Ecologia e materiali da costruzione

Molto spesso è complicato controllare la qualità ecologica dei materiali da costruzione e delle tecnologie utilizzate per l’edilizia e sono difficili da definire, nelle loro mutevoli interrelazioni, i parametri che influiscono sul benessere psicofisico all’interno delle nostre case e degli edifici, il comfort termico ,la qualità dell’aria, la presenza di fonti di inquinamento, la corretta ventilazione.
La valutazione della compatibilità ambientale di un determinato prodotto deve oggi richiamare necessariamente le norme UNI, EN ad esso collegate e le prescrizioni di legge che riguardano la gestione di acqua, energia, rifiuti, inquinamento acustico ed elettromagnetico.
La normativa in materia della compatibilità ambientale dei materiali per l’edilizia soffre ancora oggi di carenze e frammentarietà. Il marchio ecolabel, le certificazioni delle associazioni di bioarchitettura sulla ecologicità dei prodotti, degli istituti di ricerca cercano di compensare l’assenza di un riferimento legislativo chiaro.
La Direttiva 89/106/CE per i prodotti da costruzione recepita con DPR n.246/93 del 21/04/1993 nasce con lo scopo di rimuovere le barriere commerciali nell’area del mercato della UE mediante l’adozione da parte degli Stati Membri di medesimi standard europei di prodotto. La direttiva riguarda tutti i prodotti (materiali, manufatti, sistemi, ecc.) che sono fabbricati al fine di essere permanentemente incorporati in opere di costruzione (edifici ed opere di ingegneria civile) e che debbano assicurare il rispetto di almeno uno dei requisiti essenziali che riguardano:
– resistenza meccanica e stabilità;
– sicurezza in caso di fuoco;
– igiene, sicurezza e ambiente;
– sicurezza in uso;
– protezione contro il rumore;
– risparmio energetico.

Le indicazioni più ricorrenti inerenti i materiali bioedili da costruzione prescrivono di utilizzare:
1. Materiali naturali – Ovvero prodotti con materie prime di origine naturale. È necessario valutare con attenzione le eventuali lavorazioni che tale naturalità compromettono. Si richiede sempre una lettura critica delle caratteristiche tecniche del prodotto;
2. Esenti da emissioni nocive – Si fa riferimento alle tipologie di inquinanti legati alla produzione ed alla posa in opera del materiale;
3. Riciclabili – Si fa riferimento tanto alla facilità di recupero e riciclaggio in fase di dismissione che alle tecnologie di posa che dovrebbero consentire la facile separazione delle diverse componenti;
4. Legati alla tradizione culturale del luogo i materiali appartenenti alla tradizione locale hanno il vantaggio di essere stati testati nel tempo e quindi sono materiali dei quali si conosce modalità di decadimento e degrado, della cui manutenzione si ha esperienza; sono materiali facilmente reperibili.

L’approccio LCA (Life Cycle Assessment) considera i prodotti edili alla luce dell’intero ciclo di vita del prodotto, dalle materie prime fino alla dismissione, è un metodo che analizza criticamente tutti i parametri legati alla produzione e costituisce un corretto criterio di selezione.
Gli studi sull’inquinamento indoor hanno accumulato una vasta letteratura e le richieste del mercato vanno nella direzione di una maggiore qualità ambientale in edilizia ma la prassi consolidata dei cantieri fatica a recepire il cambiamento in corso.
In questo quadro un ruolo centrale spetta ai tecnici, alla loro capacità di progettare gli edifici con più attenzione verso la salute degli utenti, alla volontà di coniugare funzionalità ed economia con qualità in modo da minimizzare gli impatti e guardare all’organismo architettonico nel più ampio quadro del ciclo di vita dei suoi componenti, dalla produzione fino a demolizione e smaltimento, con un’attenta analisi delle problematiche della manutenzione e della gestione dell’impiantistica.

Chi c’era

La discussioneè stata introdotta dal dott. Gianluigi de Gennaro, del Dipartimento di Chimica dell’Università di Bari, che coordina progetti di ricerca sui fenomeni di inquinamento indoor. Sono anche intervenuti l’arch. Laura Rubino bioarchitetto dell’Inbar (Istituto Nazionale di Bioarchitettura); il prof. Luigi Macchia, del Dipartimento di Clinica Medica, Immunologia e Malattie Infettive dell’Università degli Studi di Bari; il prof. Mario Petrella, della facoltà di Ingegneria civile ed ambientale del Dipartimento di Chimica Applicata al Politecnico di Bari; il Sindaco di Molfetta, Tommaso Minervini, l’Assessore all’Ambiente del Comune, Adele Claudio. Il dibattito è stato coordinato da Ignazio Lippolis, direttore del trimestrale di ecologia Villaggio Globale.

La serata è stata patrocinata da Comune di Molfetta, Agenda XXI Molfetta, Assessorati all’Ecologia e Assetto del Territorio della Regione Puglia. L’incontro ha fatto parte delle iniziative patrocinate dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nell’ambito della XVI Settimana della Cultura Scientifica e Tecnologica.
Sponsor la Ditta Adriatica Legnami. Fashion District ha ospitato l’iniziativa.