Rinselvatichire il Piemonte

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Da diversi anni la Casa degli Alfieri – Archivio della Teatralità Popolare collabora con la Regione Piemonte, in particolare con il Laboratorio Ecomusei del Settore Pianificazione Aree Protette, per la realizzazione di iniziative legate alla valorizzazione e alla riproposizione di tradizioni popolari, feste e rituali sui territori degli Ecomusei piemontesi, intese come tramite significativo per la conservazione e l’irrobustimento del senso dell’appartenenza e dell’identità regionali.
Tali iniziative (tra cui il recupero di Passioni, processioni, eventi legati al Natale e al Carnevale e un Censimento delle Feste e dei Rituali, degli Interpreti e dei Testimoni di espressività popolare) si sono sempre avvalse della consulenza di un Comitato Scientifico coordinato dal prof. Piercarlo Grimaldi dell’Università del Piemonte Orientale che ha ricevuto, fra l’altro, anche il compito (assegnatogli dal Settore sopracitato) di elaborare un «Atlante multimediale delle Feste Popolari in Piemonte» utile per le politiche di sviluppo culturale, turistico ed economico della Regione Piemonte.

Nel corso degli anni l’Archivio ha lavorato in specifico al recupero della figura mitica dell’orso e dell’uomo selvatico riproponendo all’attenzione del pubblico, degli studiosi e dei ricercatori, queste tipologie carnevalesche, ancora presenti nella memoria delle più anziane generazioni, che costituiscono le figure folcloriche più riconosciute ed attestate del patrimonio immateriale, intangibile, della nostra regione.
Tali figure rappresentano il personaggio centrale, guida del Carnevale tradizionale piemontese laddove, nello stravolgimento delle regole quotidiane, l’orso (o il selvatico) diventa il re della festa celebrante, simbolicamente, la necessità di un ritorno allo stato naturale, alla ciclicità della vita, al calendario rituale e, in specifico, al momento pre-primaverile che ci introduce al risveglio della natura.

Negli ultimi quattro anni è stato così ripreso, grazie al lavoro degli Ecomusei della Segale e dei Terrazzamenti:
– l’Orso di Segale di Valdieri, che rinvia a una tradizione attiva sino agli anni quaranta del secolo scorso e di cui si ha traccia anche nella splendida e autorevole iconografia quattrocentesca che ritroviamo, ad esempio, nella chiesa di San Fiorenzo a Bastia di Mondovì;
– l’Orso di Piume di Cortemilia, di cui si ha traccia ne «I Sansossì» di Augusto Monti e che è stato riproposto attraverso un complesso lavoro che ha coinvolto attivamente la comunità.
Entrambe le riprese sono state seguite, nel corso delle manifestazioni, da un vasto e attento pubblico giunto anche da lontano.

Per il 2007 è in fase di riallestimento a Cunico (territorio dell’Ecomuseo del Basso Monferrato Astigiano) l’Orso di Sfojass, il cui costume è generato da foglie di meliga. Tale figura carnevalesca era ancora interpretata dalla comunità negli anni sessanta del secolo scorso. Da anni una compagnia teatrale locale lavora, in collaborazione con questa Casa degli Alfieri, al recupero di memorie e tradizioni locali, attraverso interviste, testimonianze e «restituzioni» pubbliche che hanno generato questa iniziativa.

Recentemente un uomo selvatico, figura che appartiene allo stesso modello simbolico dell’orso, è stato ripreso nella Langa di Murazzano. Dalla memoria si è concretizzato l’Uomo Albero che oggi, collocato in una teca, sovrasta il paesaggio dell’alta collina, persuasiva icona di questo territorio che sta


rinascendo alla cultura e al turismo.

Queste quattro figure mitiche, insieme a figure carnevalesche presenti in altre località del Piemonte: il lupo di Chianale, gli orsi di Mompantero, Volvera, Magliano Alfieri e di Balmuccia in Valsesia, il selvatico di Bellino e quello del Sestriere, ecc. possono considerarsi dunque un modello cognitivo folklorico che, per entità e densità, non ha eguali in Italia e in Europa.
Esso permette di costruire, già da oggi, una Rete culturale integrata che, nel valorizzare questo complesso sistema mitico così radicato in Piemonte, inserisce i saperi e le specificità del territorio piemontese nei più vasti saperi dell’Europa.

L’iniziativa fa parte di un progetto più generale denominato: «Rinselvatichire il Piemonte» che vuole rappresentare, un po’ provocatoriamente, un’indicazione di senso per nuovi orizzonti di lavoro demoantropologico (integrato anche a quello per il turismo) indispensabile per lo sviluppo futuro della nostra Regione.
Non a caso esso si fonda sul bisogno dell’uomo della complessità, sempre più sentito in questi anni, di riappropriarsi di tradizioni e di natura, unendo metropoli e campagna, passando dal globale al locale, dall’addomesticamento al «rinselvaticamento».