Un blitz contro l’amianto

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A Bari non è solo l’ex fabbrica Fibronit a rappresentare un grave rischio per la salute dei cittadini, sempre a ridosso della città c’è anche la zona Stanic

A Bari dopo l’allarme Fibronit per il pericolo amianto, i riflettori ora sono puntati anche sull’area dell’ex raffineria Stanic, in via Bruno Buozzi. Qui oggi la Polizia municipale ha sequestrato 100mila chili di amianto, in base ad una denuncia documentata dell’Arpa Puglia, in seguito ad una delle periodiche indagini di controllo e monitoraggio del territorio che i tecnici dell’Agenzia regionale per l’ambiente conducono in collaborazione con la Guardia di Finanza.
«Si è trattato di un’operazione velocissima – spiega il direttore scientifico dell’Arpa, Onofrio Lattarulo -: sono passate solo quattro ore dal momento in cui sono state scattate le fotografie aeree, questa mattina, al momento del sequestro».
Ed in effetti è stato tutto «merito» del maltempo. Un elicottero della Guardia di Finanza in mattinata doveva effettuare alcuni rilievi di routine sul territorio con un tecnico dell’Arpa, Maria Spartera.
Obbligato al rientro per le cattive condizioni meteorologiche, ha sorvolato l’area dell’ex Stanic, dove la dottoressa Spartera ha visto alcuni sacchi. «Sembravano sacchi di amianto ? ha raccontato la funzionaria – ma non potevo essere sicura. La zona che stavamo sorvolando era molto ampia, circa 55 ettari di terreno aperto senza insediamenti, tanto che inizialmente non avevo neanche individuato di trovarmi così a ridosso della città. Rientrata in ufficio e con le foto ingrandite al pc ci siamo resi conto che era proprio amianto».
A quel punto è stato immediatamente disposto il controllo da terra, affidato alla Polizia municipale, e si è avuta la conferma di quanto appena rilevato attraverso le foto.
I tecnici si sono trovati a contare 114 sacchi da 800kg di amianto ciascuno, più 9 pezzi di tubature per una lunghezza complessiva di 8 chilometri.
«Una quantità ben superiore all’amianto che crea tanto allarme alla Fibronit» sottolinea Roberto Giua, tecnico dell’Arpa Puglia ed esperto nel trattamento dell’amianto, che ha accompagnato la collega e la Polizia municipale per i rilievi nel sito.
«Il proprietario dell’area stava procedendo alla bonifica ? spiega Maria Spartera ? ma non ha seguito tutte le procedure stabilite dal decreto 471 del ?99 per la messa in sicurezza dell’amianto. I sacchi erano raggruppati in sei ammassi sul terreno all’aperto e non stoccati adeguatamente. La contestazione che abbiamo fatto è infatti per la metodologia illegittima di smaltimento e nel non aver avvisato di aver trovato amianto a tutti gli uffici preposti (Provincia, Comune, Asl e Arpa ? n.d.r.) e previsti per legge».
L’ex raffineria di via Buozzi fu inaugurata nel 1936 e nel 1990 ha chiuso i battenti. Si sapeva già che contenesse amianto. Questo materiale era stato utilizzato come coibentante per le strutture di trattamento termico.
Il problema giuridico è che l’area non è stata soggetta ad un piano di caratterizzazione tale da individuare tutto l’amianto al suo interno; d’altro canto un ordine del giorno – approvato dalla seduta consiliare del Comune di Bari del 19 novembre 2002 – ha sospeso tutte le procedure di bonifica non a norma secondo il decreto 471, tanto più se l’area doveva poi essere destinata a costruzioni residenziali.
Denunciare di aver trovato amianto avrebbe significato, per i proprietari dell’area, modificare il piano già approvato di bonifica e sottostare ad una serie di controlli più accurati: procedure che si è cercato di evitare.
«In genere noi in quanto Arpa cerchiamo di lavorare più nell’ottica della prevenzione ambientale, che della repressione ? sottolinea il direttore scientifico Lattarulo ? ma in questo caso la velocità dell’intervento era più che necessaria. Dal 2003 e nell’arco di tutto il 2004 cercheremo di portare avanti tutta una serie di interventi di questo genere, con fotografie e schede per mappare tutta la regione. Con i rilievi successivi e sovrapponendo i risultati ci potremo rendere conto delle variazioni sul territorio. Il lavoro da fare è tanto, le risorse a disposizione non sono molte, cerchiamo di fare il possibile ed anche di più, come oggi che sono le 19 e siamo ancora al lavoro da questa mattina».
(Rita Schena)