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Il rapporto sul 2008 dell’Eea e gli strumenti per monitorare mediante Internet la situazione delle acque

L’Agenzia europea per l’ambiente(Eea), insieme alla Commissione europea, ha recentemente presentato un rapporto sulle acque di balneazione riferito all’anno 2008, con l’intento di aiutare il cittadino a compiere scelte consapevoli per il periodo estivo. Il rapporto sostiene che i dati raccolti sono utili per individuare da quali aree è lecito aspettarsi una buona qualità delle acque per l’estate in corso.

Nel 2008, il 96,3% delle acque costiere, e il 92% delle acque interne, hanno soddisfatto gli standard minimi richiesti dalla Direttiva europea sulle acque di balneazione. Questo dato rappresenta un miglioramento rispetto al 2007, benché nuovi sforzi siano ancora necessari.

Il risultato presentato nel rapporto si basa su campioni prelevati dalle autorità nazionali di tutti gli stati membri dell’Ue, e controllati in relazione ad una serie di parametri fisici, chimici, e microbiologici, inclusi test sulla presenza di batteri coliformi (solitamente presenti nelle feci). Sono stati controllati anche il colore dell’acqua, eventuali residui di oli minerali derivanti dal petrolio, ed eventuali tracce di acidi tossici e di detersivi.

I campioni sono stati poi classificati in quattro categorie:

– Quelli conformi ai valori minimi obbligatori

– Quelli conformi a valori guida più rigidi, ma non vincolanti

– Quelli non conformi ai valori minimi obbligatori

– Quelli prelevati da siti già esclusi dalla stagione balneare.

Gli stati membri sono anche obbligati a fornire i risultati delle analisi sui campioni raccolti durante la stagione in corso, entro il 31 Dicembre prossimo.

Dal 1990 al 2008 la qualità globale delle acque di balneazione nell’Ue è notevolmente migliorata. Il grafico in figura 1 mostra l’andamento anno per anno.

La percentuale di acque non conformi ai valori minimi obbligatori appare in costante diminuzione. Questa variazione è particolarmente accentuata per le acque interne, dove le acque non balneabili sono passate dal 48% all’8%. (figura 3)

La maggioranza delle acque balneabili costiere sono dislocate nella regione Mediterranea (8.907), e rappresentano il 62% di tutte le acque balneabili dell’Ue.

Nel Mare del Nord e nelle regioni Atlantiche le aree con acque balneabili costiere si aggirano intorno alle 2000 unità (rispettivamente 2050 e 1998). Nel Mar Nero esistono 138 siti costieri balneabili.

Italia (4.917), Grecia (2.088), Francia (1.968), Spagna (1.899) e Danimarca (1.149) hanno il più alto numero di zone con acque balneabili costiere. Il Regno Unito ne ha soltanto 596.

Germania e Francia posseggono invece il numero più alto di siti con acque balneabili interne (rispettivamente 1.890 e 1.344, contro le 767 dell’Italia) (figura 4).

Durante la scorsa stagione, un totale di 5.684 siti sono stati esaminati nel nostro paese (il 26% delle acque esaminate nell’Ue), delle quali 4.917 erano acque costiere, e 767 acque dolci (55 su fiumi e 712 su laghi).

In Italia, il 92,8% delle acque costiere soddisfa i valori obbligatori, mentre il 91,4% soddisfa i valori guida più rigidi. Numeri pressappoco identici all’anno precedente.

Il 65,8% delle acque dolci esaminate soddisfa i valori obbligatori, mentre le acque che soddisfano i valori guida registrano una flessione del 4,5%, scendendo a quota 50,8%.

I risultati del rapporto sulle nostre acque sono mostrati in figura 1.IT).

Il sito dell’Agenzia ambientale europea, nella sezione del Water Information System for Europe (Wise), permette all’utente di monitorare la qualità delle acque in più di 21.000 spiagge costiere e siti di tutta Europa.

Nella pagina sono presenti dati per il download e l’utilizzo con programmi come Google Earth o Microsoft Live Maps, ma anche mappe interattive consultabili direttamente online, dove degli indicatori simili a semafori segnalano approssimativamente la qualità delle acque testate, con eventuali commenti degli utenti che hanno visitato i luoghi in questione.

Dopo la registrazione è inoltre possibile inviare nuove immagini o link a webcam.

Nuovi contenuti ed informazioni ambientali saranno implementati entro il prossimo anno.

Il ministero della Salute pubblica un rapporto annuale sulla qualità delle acque balneabili, rivolto a pubbliche amministrazioni, organizzazioni private, media e associazioni ambientali. Il sito indica anche quali sono le aree dove anche nella stagione in corso la balneazione è proibita.

Con l’emanazione del Decreto Legislativo 152/2006, sono state individuate diverse nuove aree sensibili che necessitano di misure speciali per prevenire l’inquinamento. L’area dell’Adriatico del nord è una di queste.

Per ottimizzare l’efficacia dell’intervento, il Ministero per l’Ambiente italiano ha stipulato un accordo con le regioni per la salvaguardia delle acque.

L’accordo prevede uno stanziamento di 17 miliardi di euro da investire in sistemi di trattamento delle acque, che per il periodo 2007-2008, sono stati integrati con ulteriori risorse economiche, per un totale di 602 milioni di euro.

Al momento sono stati effettuati oltre 3.000 interventi, il 50% dei quali è già stato completato.

Per quanto riguarda la Toscana, Arpat, durante la stagione balneare (1° aprile-30 settembre) effettua i campionamenti e le analisi stabilite dalla normativa (ogni 15-30 giorni a seconda delle zone) al fine di determinare l’idoneità alla balneazione delle acque.

È possibile consultare lo stato delle acque, verificarne la balneabilità e la quantità di batteri e sostanze nocive in essa contenute, sul portale Sira (Sistema informativo regionale ambientale della Toscana).

(Fonte Arpat, testo a cura di Alessandro Bianchi)

Nella Foto di Pina Catino uno scorcio di Malta