Il trattato sul clima della società civile

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Il documento descrive il percorso che il mondo dovrebbe avviare per evitare cambiamenti climatici catastrofici, riconoscendo che l’incremento delle temperature globali deve mantenersi al di sotto dei 2 gradi centigradi

Nel percorso verso il Summit sul clima di Copenhagen, Greenpeace e Wwf si sono impegnate, insieme ad altre associazioni internazionali (IndyACT, Germanwatch, David Suzuki Foundation, Centro Nazionale Ecologico dell’Ucraina e alcuni dei maggiori esperti mondiali), per stilare un proprio «Trattato sul Clima per Copenhagen». Il lungo testo, che è stato già distribuito ai negoziatori di 192 paesi, ha impegnato per un anno le principali associazioni mondiali che si occupano delle politiche climatiche.

La notizia viene rilanciata in occasione dell’incontro di oggi presso l’Onu sul clima che anticipa i lavori del Palazzo di Vetro e a poche ore dalla proiezione in anteprima mondiale del film «manifesto» sul clima promosso dalle due associazioni, The Age of Stupid di Franny Armstrong.

Il documento contiene un vero e proprio testo legislativo che evidenzia gli elementi chiave necessari per concludere un accordo globale equo e ambizioso, in grado di mantenere gli impatti dei cambiamenti climatici al di sotto dei livelli di rischio inaccettabili identificati dalla maggior parte degli scienziati. Dopo aver considerato le osservazioni e i contributi giunti da vari esperti è in preparazione un testo affinato del trattato che verrà presentato nel corso delle prossime sessioni negoziali, prima dell’appuntamento clou per il Summit di Copenhagen a dicembre.

Il documento descrive il percorso che il mondo dovrebbe avviare per evitare cambiamenti climatici catastrofici, riconoscendo che l’incremento delle temperature globali deve mantenersi al di sotto dei 2 gradi centigradi. Si stabilisce un tetto globale alle emissioni (e un idoneo budget di carbonio) e si spiega in dettaglio come i Paesi in via di sviluppo e quelli industrializzati possano contribuire alla salvezza del pianeta e delle popolazioni, coerentemente con i propri mezzi e le proprie responsabilità. Il documento mostra infine come i Paesi più poveri e vulnerabili del mondo possono essere protetti e risarciti.

«È la prima volta nella storia che una coalizione di gruppi della società civile fa un passo di questo genere. Abbiamo stilato quello che a oggi è il più coerente documento legislativo che mostri soluzioni per il clima bilanciate e credibili, basate sull’equità e la scienza», ha dichiarato Mariagrazia Midulla, Responsabile Clima ed Energia del Wwf Italia.

«Abbiamo posto al centro di questo Trattato la protezione del clima insieme a quella del pianeta e delle popolazioni di tutto il mondo e ci aspettiamo che i governi facciano altrettanto – ha dichiarato Francesco Tedesco, Responsabile Energia e Clima di Greenpeace -. Ciò di cui abbiamo bisogno per raggiungere a Copenhagen l’accordo ambizioso che il mondo sta aspettando è una semplice operazione di “copia-incolla” di questo testo».

Il Trattato chiede un accordo legalmente vincolante che consista di 3 parti: l’aggiornamento del protocollo di Kyoto per rafforzare gli obblighi dei Paesi industrializzati; un nuovo protocollo di Copenhagen che contenga impegni legalmente vincolanti per i Paesi industrializzati, compresi gli Usa, e stabilisca percorsi a basso contenuto di carbonio per i Paesi in via di sviluppo, sostenuti dal mondo industrializzato; un insieme di decisioni che prepari il terreno di lavoro per i prossimi 3 anni.

L’adattamento è un’altra componente chiave del Trattato che definisce una Adaptation Action Framework (Piano d’azione per l’adattamento) che include sussidi, indennità e compensazioni per i Paesi più vulnerabili. «L’aiuto ai Paesi più poveri e vulnerabili del Pianeta per affrontare gli impatti dei cambiamenti climatici ormai inevitabili è un elemento cruciale. Senza un Trattato ambizioso ed efficace a Copenhagen andremo sempre più incontro a guerre per le risorse, sconvolgimenti, rifugiati ambientali e catastrofi naturali» sottolineano Wwf e Greenpeace.

(Fonte Wwf e Legambiente)