È l’ora della contabilità verde

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Le carenze del Pil come misura del benessere economico e sociale sono state riconosciute da tempo

Il Prodotto interno lordo (Pil), in inglese Gdp (Gross Domestic Product), è il valore complessivo dei beni e servizi prodotti all’interno di un Paese in un certo intervallo di tempo (solitamente l’anno) e destinati ad usi finali (consumi finali, investimenti, esportazioni nette); non viene quindi conteggiata la produzione destinata ai consumi intermedi, che rappresentano il valore dei beni e servizi consumati e trasformati nel processo produttivo per ottenere nuovi beni e servizi.

Il Pil tiene conto solamente delle transazioni in denaro e tratta le transazioni come positive, non fa distinzione tra le attività che contribuiscono al benessere e quelle che lo diminuiscono.

Il Pil è un indicatore di uso comune, ma è da tempo al centro di un dibattito sulla sua effettiva capacità di esprimere compiutamente il benessere di una collettività.

Nel Novembre 2007 si è tenuta a Bruxelles la conferenza internazionale «Beyond GDP» («Oltre il Pil») organizzata dalla Commissione europea, dal Parlamento europeo, dall’Ocse e dal Wwf, che ha richiamato leader politici, la Banca Mondiale e le Nazioni unite con l’obiettivo di chiarire quali possano essere gli indicatori più appropriati per misurare il progresso.

Nel corso della conferenza stampa di inizio 2008, il presidente francese Nicolas Sarkozy ha annunciato di aver incaricato due premi Nobel per l’economia, l’americano Joseph Stiglitz e l’indiano Amartya Sen, di riflettere su come cambiare gli indicatori della crescita in Francia.

Questi elementi suggeriscono il passaggio dal dibattito all’azione.

C’è bisogno di indicatori per assicurare che le politiche e gli investimenti migliorino e garantiscono il benessere e le informazioni per le generazioni attuali e future.

Chiaramente, questo comporta difficoltà concettuali e pratiche.

Dal punto di vista ambientale, la sfida principale consiste nel definire, quantificare e valorizzare il capitale naturale.

Considerando che l’attività economica è quantificata in termini monetari e registrata in contabilità aziendale, esistono molti meno sistemi per misurare l’entità e il costo dell’impatto sull’ambiente.

Per rispondere a questa esigenza, l’Agenzia europea dell’ambiente (Eea) sta sviluppando tecniche coerenti di contabilità nazionale per registrare il contributo degli ecosistemi per il benessere della società.

In particolare si propone l’utilizzo di una serie di «indicatori di potenziale ecologico», che rappresentano lo stato del paesaggio, la produzione degli ecosistemi, la biodiversità, l’acqua e la capacità di sostenere le popolazioni in buona salute.

Ad esempio un aspetto significativo del quale tenere conto è quello dell’uso del suolo come una risorsa limitata e importante per la sostenibilità (EEA-Land accounts for Europe 1990-2000). Infatti la comprensione delle implicazioni dei cambiamenti nella copertura del suolo e nell’uso del territorio è una parte fondamentale della pianificazione per lo sviluppo sostenibile.
Da un lato la trasformazione della copertura del suolo e la destinazione dei suoli può compromettere l’integrità dei sistemi di risorse naturali; dall’altro, con un’attenta pianificazione e lo sviluppo di nuovi modelli della copertura del suolo può migliorare la situazione ambientale.

Nel prossimo futuro Eea continuerà il proprio lavoro per definire una metodologia completa, integrata con la raccolta di tutti i dati necessari e i processi di analisi.

Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow Jones né i successi del Paese sulla base del Prodotto interno lordo.

Il Pil comprende l’inquinamento dell’aria, la pubblicità delle sigarette, le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine del fine settimana…

Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari.

Il Pil non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione e della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia e la solidità dei valori familiari.

Non tiene conto della giustizia dei nostri tribunali, né dell’equità dei rapporti fra noi. Non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio né la nostra saggezza né la nostra conoscenza né la nostra compassione.

Misura tutto, eccetto ciò che rende la vita degna di essere vissuta.

(Robert Kennedy – Discorso tenuto il 18 marzo 1968 alla Kansas University).

(Fonte Arpat, Testo a cura di Veronica Freni)