Più mostre, meno mostri: riflettori sulla Nigeria

403
mostra quadri

Si inaugura il 25 gennaio la mostra «Nigeria: una terra che perde, una terra che brucia» presso la Cabina Teatrale di Saverio Tommasi a Firenze

Fino al 5 febbraio a Firenze riflettori puntati sulla Nigeria con una mostra fotografica organizzata dal Gruppo 283 di Amnesty International ed inserita all’interno del programma «Più mostre, meno mostri» gestito e ideato da Maria Veltri e Saverio Tommasi della Cabina Teatrale del capoluogo toscano.

La mostra è uno dei tasselli della campagna di Amnesty «Io pretendo dignità», che ha lo scopo di portare in primo piano il tema dei diritti umani nella lotta contro la povertà, considerata una conseguenza del susseguirsi di decisioni prese dall’alto sempre più sbagliate. Povertà non semplicemente quindi come mancanza di risorse e precarietà delle condizioni di vita, ma anche come negligenza di chi ha il potere e non sa gestirlo correttamente.

Le immagini raccolte nella mostra «Nigeria: una terra che perde, una terra che brucia» mostrano gli effetti devastanti dello sfruttamento del delta del Niger da parte delle compagnie petrolifere che, guidate ciecamente dagli interessi commerciali, sfruttano in maniera indiscriminata le risorse naturali lasciando il paese e la popolazione nella miseria più totale. La responsabilità sociale di queste compagnie emerge tutta dagli scatti esposti presso la Cabina Teatrale: immagini forti, desolanti, che mostrano un mondo di cui spesso si sente parlare, ma che sembra molto lontano da noi e forse, proprio per questo, non totalmente reale.

La globalizzazione, di cui oggi si parla a dismisura, si presenta così nel suo aspetto più ambiguo. Perché se da un lato il fenomeno comporta benefici indiscutibili, dall’altro c’è qualcuno che perde in questo processo. E questo qualcuno è sempre la gente più povera e disagiata, che non può ribellarsi alla sfruttamento e all’oppressione.

Una mostra di lotta e impegno, informazione e amore, allestita in uno spazio in cui ritrovarsi per condividere parole, emozioni, gesti e riflettere sugli aspetti più controversi della realtà.