L’Europa tentenna sui target CO2 e perde leadership

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L’Italia, auspica l’Associazione, non sia portavoce delle lobby industriali. Bisogna arrivare a – 40% per rimanere al di sotto dei 2°C di aumento medio della temperatura globale rispetto all’età preindustriale

Si tiene oggi a Bruxelles la riunione del Coreper (il Comitato dei rappresentanti permanenti dell’Unione europea) per esaminare la proposta spagnola di ribadire le posizioni europee sui target di riduzione della CO2 (-20% sotto i livelli del 1990 entro il 2020, con un aumento condizionale al -30%).

Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del Wwf Italia, dichiara: «Il target europeo del -20% è molto debole, praticamente si dovrebbe rallentare il tasso di decrescita della CO2 degli ultimi 3 anni se vogliamo limitarci a tale obiettivo. Insomma, avvantaggiandosi dei risultati dell’industria delle rinnovabili e facendo un po’ di progetti all’estero, alcuni dei quali impresentabili, l’Europa potrebbe raggiungere il -20% senza attuare nessun cambiamento nelle industrie inquinanti. E questa sarebbe la leadership europea? Così facendo, la Ue abdicherebbe di fatto a una supremazia negoziale, e non solo sul clima, e si consegnerebbe come ostaggio di Usa e Cina, dopo aver fondato sul clima e sulla sicurezza energetica tutta la propria politica. Un atteggiamento attendista, insomma, che fa perdere autorevolezza all’Europa rispetto al quadro geopolitico mondiale. Ma anche la rinuncia a un’occasione per risparmiare massicciamente energia e creare centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro in industrie dal futuro certo, per difendere industrie dal futuro compromesso.

«In tutto questo – continua Midulla del Wwf Italia – l’Italia non deve distinguersi per miopia, rendendosi portavoce delle istanze più retrive dell’industria parassitaria; sarebbe una vera e propria onta per un paese che un tempo era capace di innovazione e di visione del futuro. L’Europa deve scrivere -30% sull’accordo di Copenhagen (entro il 31 gennaio vanno comunicati i target) e considerare un aumento al -40% perché sono questi i livelli di riduzione necessari per rimanere al di sotto dei 2°C di aumento medio della temperatura globale rispetto all’età preindustriale. E l’Italia dovrebbe finalmente uscire dall’immobilismo: serve una strategia sul clima, serve una strategia energetica; e invece ancora non si è rivista nemmeno la superata delibera Cipe del 2002. Così il Paese rischia il suicidio economico e industriale, oltre che politico e ambientale: lo sanno tutti, Governo, industria, finanza, sindacati: ma nessuno fa niente».

(Fonte Wwf)