Nel mare toscano 35 specie sotto osservazione

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I dati si riferiscono alle specie animali e vegetali marine minacciate inserite in lista di attenzione e alla biodiversità della fauna marina

Con il progetto BioMarT (BIOlogia MARina Toscana) è stato realizzato un inventario floro-faunistico marino nelle acque toscane contenente le informazioni scientifiche attualmente disponibili e i dati di tipo storico derivanti da altre campagne di ricerca, inventario che potrà inoltre essere ampliato o aggiornato e che entrerà a fare parte di una più ampia banca dati quale quella di «Renato».

Il progettoBioMarTè stato articolato in due sottoprogetti di studio:

1. «Individuazione di biocenosi vulnerabili e hotspot di biodiversità in ambiente di substrato duro e censimento di specie rare nel mare della toscana»

2. «Definizione e composizione del repertorio naturalistico complessivo degli organismi marini della Toscana: archivio delle componenti biotiche e ambientali determinanti per la biodiversità marina».

Dall’analisi dei dati dal sottoprogetto «Individuazione di biocenosi vulnerabili e hotspot di biodiversità in ambiente costiero di substrato duro e censimento di specie rare nel mare della Toscana» (curato dal Museo di Storia Naturale Sezione Zoologica «La Specola» dell’Università degli Studi di Firenze), si osserva che le specie animali marine in lista di attenzione sono 35, 13 delle quali sono cetacei osservati durante le campagne svolte negli anni 2005, 2006 e 2007.

Il sottoprogetto relativo alla Definizione e composizione del repertorio naturalistico complessivo degli organismi marini della Toscana: archivio delle componenti biotiche e ambientali determinanti per la biodiversità marina (curato da Arpat) ha avuto come obiettivo da una parte la creazione di nuovi dati e dall’altra la ricognizione dei dati esistenti già in possesso dell’Agenzia provenienti da varie attività di monitoraggio, come quelle condotte in base alla L. n.152/2006 e L. n. 979/1982; quelle sul monitoraggio delle risorse demersali (ex L. n. 41/1982 e L.R. 66/2005), quelle provenienti dal progetto Grund (GRUppo Nazionale Demersale) e dal progetto comunitario Medits (MEDIterranean Trawl Survey) inerente il monitoraggio su catture e avvistamento dei pesci cartilaginei di grandi dimensioni.

Per la raccolta dei dati sull’ambiente pelagico sono state eseguite due strategie differenti:

  • l’imbarco di esperti su pescherecci commerciali al fine di identificare tra il pescato sia le specie pelagiche di interesse commerciale sia quelle di nessun interesse che vengono ributtate in mare di cui non rimane traccia nei registri ittici;
  • la raccolta delle informazioni relativi agli sbarchi commerciali nei porti principali (Viareggio, Livorno e Portoferraio).

Per l’indagine sull’ambiente marino abissale sono stati inseriti dati precedentemente quasi sconosciuti relativi all’ambiente marino abissale (oltre 1.000 m di profondità) con un censimento degli organismi marini, il cui intervallo di campionamento spazia dal plancton ai mammiferi marini. I dati raccolti da Arpat riguardano i dati chimico-fisici dell’acqua, la distribuzione dei nutrienti (fito e zooplancton), la localizzazione di ambienti di particolare pregio quali le praterie di posidonie e le aree a presenza coralligena, il censimento delle specie animali e vegetali, la loro distribuzione e quantificazione (complessivamente sono state identificate e analizzate 307 specie ittiche, tra pesci, crostacei e molluschi, con la relativa localizzazione georeferenziata su uno schema a griglia di 220 unità geografiche).

Dall’analisi e valutazione sulla varietà biologica delle aree marine prese in esame è emerso che le zone a massima biodiversità sono localizzate tra l’Isola d’Elba ed il Golfo di San Vincenzo, intorno all’isola di Capraia e nelle zone profonde a nord della Corsica in cui l’attività dell’uomo o è irrilevante o comunque non incide negativamente; al contrario le zone costiere a meno di 50 m di profondità (soprattutto davanti a Viareggio) e tra le batimetriche dei 100 e 200 m le alterazioni sono significative, con un’evidente riduzione della biodiversità marina. Sono stati inseriti nel data base le informazioni inerenti: le tre specie di pesci cartilaginei protette dalle convenzioni internazionali (lo squalo elefante, la manta, lo squalo bianco) catturate accidentalmente in seguito alla normale attività di pesca; i dati sulle tartarughe marine catturate accidentalmente dai pescatori.

Arpat ha inoltre svolto uno studio sulla individuazione, localizzazione e quantificazione dei cetacei presenti nelle acque toscane, riportando tutti i dati in un database georeferenziato.

Per la fauna marina toscana, l’indice di biodiversità delle specie ittiche marine è uno strumento statistico applicabile a popolazioni con un numero finito di elementi.

Nelle acque marine della Toscana, tra la costa e i confini delle acque territoriali, su una superficie di circa 20.000 kmq, è periodicamente valutata la biodiversità della fauna ittica. I dati attualmente disponibili sono quelli raccolti dal 1985 al 2008.

I dati 2008, in particolare, confermano la situazione già rilevata negli anni precedenti, sia per quanto riguarda lo stato attuale, che per l’andamento del trend.

(Fonte Arpat, Rsa a cura di Stefano Rossi, Gloria Giovannoni)