«La vita accanto», sfuggire alla camorra si può

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È la storia del piccolo Angelo, un bambino che vive in bilico tra due mondi: da un lato la tentazione di cedere al sistema camorristico e all’illegalità, dall’altro la tensione verso una coscienza che, nonostante la giovane età, gli suggerisce la giusta strada da prendere

Dopo lo squarcio aperto da Roberto Saviano con «Gomorra» sulla camorra e il suo mondo, arriva il corto di Giuseppe Pizzo, in questi giorni in concorso anche al Nocicortinfestival, la rassegna cinematografica in programma nella cittadina pugliese fino a domani sera.

Non che prima di Gomorra la camorra fosse un tabù. Ma di certo lo strepitoso successo internazionale del libro di Saviano ha acceso i riflettori su un fenomeno di cui tutti conoscevano l’esistenza, ma fingevano di non vedere. Nel solco tracciato da Saviano si inserisce anche l’ultimo corto di Giuseppe Pizzo, il noto filmaker reduce dal successo di «Nero Apparente».

«La vita accanto» è un film struggente, non semplicemente perché parla di camorra. È la storia del piccolo Angelo, un bambino che vive in bilico tra due mondi: da un lato la tentazione di cedere al sistema camorristico e all’illegalità, dall’altro la tensione verso una coscienza che, nonostante la giovane età, gli suggerisce la giusta strada da prendere. Sullo sfondo della vicenda di Angelo le microstorie di estrema attualità che si svolgono tra i borghi di Caivano, Orta di Atella e Marcianise e raccontano di ragazzi che lottano contro il sistema e di tanti altri che di quel sistema vogliono entrare a far parte a tutti i costi.

In tutto questo marcio il regista cerca di trovare un lieto fine proprio attraverso la scelta di Angelo, che decide di intraprendere la strada della legalità a dispetto delle pressioni della camorra. È la dimostrazione che una speranza di salvarsi ancora c’è, anche se flebile e di difficile attuazione. Perché in ognuno di noi c’è il germe della bontà, basterebbe farlo germogliare per poter costruire un mondo nel segno della legalità.