Ogm «no grazie», scegliamo l’eccellenza

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Rinviata ogni decisione. Legambiente si appella agli Assessori regionali all’agricoltura: «Ora gli Stati membri possono decidere di rimanere completamente Ogm free: rinunciamo ad una impossibile coesistenza

La Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome ha deciso di rinviare al 30 settembre la decisione relativa alle linee guida per la coesistenza tra coltivazioni tradizionali, biologiche e geneticamente modificate.

Si ritorna a parlare di Organismi geneticamente modificati (Ogm); l’agricoltura transgenica, quella convenzionale e quella biologica devono poter coesistere e non è possibile dichiarare illegale, in modo generalizzato, una tipologia di coltivazione; questo è quello che la legge europea dichiara (Direttiva 2001/18/CE).

E le mobilitazioni di questi giorni in Fvg? Bene, il mais coltivato in questa terra, il Mon810, è stato regolarmente autorizzato dalle istituzioni europee a seguito di parere positivo dell’Efsa (autorità europea per la sicurezza alimentare); è stato, vale a dire, considerato sicuro e non nocivo per l’essere umano e per l’ambiente. L’autorizzazione alla sua coltivazione è vigente e attiva in tutti in paesi europei. È possibile appellarsi al principio di precauzione ma a supporto di questo rifiuto devono essere fornite prove solo ed esclusivamente scientifiche di rischio che, nel caso specifico, l’Italia non ha mai presentato.

L’Italia, in quanto stato membro dell’Unione europea, ha l’obbligo di recepire le Direttive comunitarie; non è possibile, di conseguenza, limitare l’importazione di Ogm a livello europeo né vietarne la coltivazione se non per motivazioni scientificamente supportate. La penetrazione delle colture geneticamente modificate in Italia è stata comunque sempre fortemente contrastata dai ministri per le politiche agricole e forestali succedutisi negli anni. Con un decreto legge del 2004 (poi L. n. 5/2005), si è cercato di affrontare il tema della coesistenza tra varie coltivazioni, biologiche, tradizionali, Ogm. L’impianto prevedeva la parità di diritti tra i diversi tipi di agricoltura, ma nei fatti imponeva forti limitazioni alle coltivazioni Ogm con lo scopo motivato e mai nascosto di proteggere le colture tradizionali di importanza specifica locale.

Tuttavia, dopo un’indagine avviata da un ricorso da parte della regione Marche, il decreto fu dichiarato incostituzionale in quanto il tema della coesistenza delle colture compete le Regioni. Le norme quindi di coesistenza potranno variare molto da regione e regione: nessuno può comunque vietare la coltivazione di Ogm poiché contravverrebbe alla normativa europea ma l’imposizione di norme di coesistenza più o meno rigide potrebbero impedire, di fatto, la diffusione di colture transgeniche.

Oggi si doveva decidere in merito al principio di coesistenza, ma è stato tutto rinviato. Legambiente si è appellata agli Assessori regionali all’agricoltura: «Ora gli Stati membri possono decidere di rimanere completamente Ogm free. Diciamo “No grazie” e rinunciamo ad una impossibile coesistenza a favore dell’eccellenza».

Questa la richiesta che Legambiente rivolge agli Assessori regionali all’agricoltura che oggi, nella Conferenza Stato-Regioni, dovranno affrontare la decisione relativa alle linee guida per la coesistenza tra coltivazioni tradizionali, biologiche e geneticamente modificate.

Spiega il presidente nazionale di Legambiente: «Il pacchetto legislativo approvato dalla Commissione europea offre l’opportunità di non dover, per forza, approvare le linee guida per un’impossibile coesistenza tra diversi sistemi agricoli». La riproduzione degli Ogm in campo aperto è completamente incontrollabile e questo dipende anche dalle caratteristiche geomorfologiche e paesaggistiche specifiche del territorio. Questa conferenza Stato-Regioni risuona come una possibilità offerta a quei paesi che vogliono insistere sulle specificità locali, quelle specificità che rendono il paese competitivo, sotto il profilo di colture tradizionali, all’interno di un’economia globalizzata.

In definitiva, resta una discussione aperta sull’argomento che, da sempre, coinvolge ambienti molto eterogenei, le istituzioni, gli organi di ricerca, le associazioni ambientaliste, ecc.; istituzioni che guardano la questione da varie angolature, tutte estremamente utili per sviscerare al meglio il problema. La ricerca deve procedere con prudenza, quando gli scopi potrebbero andare ben oltre il solo miglioramento della vita di tutti, e rimanere coerente ai soli dettami scientifici.