La sicurezza presunta e l’insicurezza vera

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Quanto sta avvenendo alle centrali nucleari giapponesi dopo il disastroso terremoto, pone interrogativi che sarebbe folle non farsi.

Cernobyl o il terremoto del Giappone non sono un’invenzione degli antinuclearisti, piuttosto la presunta sicurezza delle centrali nucleari, al confronto con eventi di dimensioni non controllabili, sembra sempre più un’invenzione dei nuclearisti.

L’uomo ha perso totalmente il senso della prevenzione ubriacato com’è dalla potenza della sua tecnologia e fagocitato dagli interessi economici di pochi. E una domanda resta sempre senza risposta: perché prendere la strada più pericolosa quando la stessa tecnologia offre oggi alternative dolci per l’energia?

Sta di fatto, che il Giappone, in queste ore, oltre a soffrire per un terremoto di inusitata potenza, oltre che piangere i morti che sono in continua crescita, è in apprensione anche per le centrali nucleari.

Ed è risibile il confronto con i danni di altre strutture, che i nuclearisti portano ad esempio. Risibile semplicemente perché il confronto è incommensurabile.

Per cercare di mettere in sicurezza il sarcofago di Cernobyl, che rischia di crollare (dopo 24 anni), i costi sono stati rivisti al rialzo: le stime di circa 600 milioni di euro iniziali sono oggi cresciute di oltre il 50% a oltre 900 milioni.
Ancora nel 2006 nei campioni prelevati a Bober, villaggio fuori dalla zona di esclusione, la radioattività era 20 volte i valori usati nell’Ue per definire un rifiuto radioattivo.
Le dichiarazioni dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica di Vienna nel 2005 citavano una valutazione dei casi mortali dell’ordine dei 4.000 casi. Quella valutazione è stata poi ritirata e le stime riportate dal forum Cernobyl, cui partecipa anche l’Organizzazione mondiale della sanità, nel 2006 prevedevano oltre 9.000 casi mortali complessivi, tra passati e futuri, nei gruppi di popolazione più colpiti. Gli stessi autori della ricerca conclusero che, allargando l’analisi anche a gruppi di popolazione meno esposti, la stima dei casi mortali saliva a 16.000. Una valutazione condotta da 51 scienziati ucraini e bielorussi ha stimato l’ordine di grandezza del danno in 100.000 casi mortali.

Ma di che stiamo parlando? (I.L.)