Ucciso un altro orso marsicano

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È ormai tempo di azioni concrete e l’Ente parco ha il dovere di intervenire con autorità e decisione. I grandi programmi e le chiamate a responsabilità collettive possono non essere sufficienti

Ancora una bruttissima notizia al Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Un altro Orso marsicano trovato morto questa mattina all’alba presso Pescasseroli dalle Guardie del Parco, informate da un cittadino locale che aveva raccolto in un bar il racconto di un autista dell’Azienda regionale dei trasporti.

Intorno alle ore 6,30 le Guardie del Parco si sono recate sul posto, hanno effettuato i rilievi di prassi e recuperato la carcassa che era stata già attaccata da altri predatori (probabilmente cani).

Posto sotto sequestro giudiziario il corpo del plantigrado, una femmina adulta (15-20 anni circa), molto probabilmente madre di tre piccoli nati 16 mesi fa e perciò fortunatamente già svezzati (che perdono comunque troppo presto la madre!) sarà oggetto di esami necroscopici innanzitutto e poi di analisi più approfondite, compresi esami tossicologici, per stabilire con esattezza le cause della morte, lo stato di salute premorte, eventuali presenze di altri fattori patologici. Dell’accaduto è stata ovviamente informata la competente Procura della Repubblica.

Anche se si tratta, molto probabilmente di investimento da mezzo meccanico (purtroppo nessuno ha denunciato l’investimento), prima della definizione degli esami da parte dei veterinari del Parco e della Asl e poi da parte dell’Istituto Zooprofilattico di Teramo, non possono essere escluse altre cause di morte.

Si tratta di un gravissimo danno per il Parco, che vede così ulteriormente ridotto il patrimonio naturale e ancora più a rischio la ormai modestissima popolazione di orso bruno marsicano.

Trattandosi poi di una femmina, ancora in piena età riproduttrice che in passato ha già dato un notevole contributo alla nascita di cuccioli e quindi alla sopravvivenza della specie, questo danno risulta praticamente incalcolabile.

«Purtroppo – dice il Presidente del Parco – ogni qualvolta ci troviamo di fronte ad avvenimenti del genere, siamo costretti a ripetere un po’ sempre le stesse cose. È però ora del tutto evidente e ormai improcrastinabile per le istituzioni interessate adottare provvedimenti adeguati se vogliamo che questo straordinario e bellissimo animale non ci lasci per sempre.

«Sarà importante, ad esempio, che le tre regioni diano un seguito concreto agli impegni assunti con la sottoscrizione del Patom (Piano di Azione per la Tutela dell’Orso marsicano).

«Gli stessi Comuni devono ad esempio essere più collaborativi con il Parco nel controllo generale del territorio, dai pascoli alle strade di penetrazione nelle zone più interne e in quota. La chiusura di tante strade sterrate al traffico non autorizzato può assicurare una maggiore quiete e tranquillità all’orso, costretto altrimenti a continui spostamenti. Nei prossimi giorni l’Ente rinnoverà in proposito l’invito ai Comuni del Parco, con l’assicurazione di tutta la collaborazione tecnica, sperando che venga accettato e si possa procedere a regolamentare gli accessi motorizzati nelle aree più delicate del nostro delicato territorio.

«Anche le escursioni e le visite guidate all’interno del Parco devono rispettare questi luoghi: gli operatori devono essere sensibili a questa esigenza del Parco e dell’Orso.

«Non è infatti indispensabile che i visitatori-escursionisti avvistino ad ogni costo il plantigrado. L’importante è che l’Orso ci sia e chiunque viene al Parco sa che può “casualmente” vederlo. Senza necessità di invaderne “l’abitazione”».

Come primo provvedimento, la Direzione ha disposto che visite e escursioni nelle aree di frequentazione del plantigrado non vengano promosse e pubblicate dall’Ente, escludendone innanzitutto la presenza sui propri strumenti multimediali. Poi, come detto, la Presidenza dell’Ente, invierà una comunicazione ai Comuni sulla questione delle strade, anticipando una riunione ad hoc.

Due anni fa, nella stessa zona, fu investito un cucciolo di orso che frequentava da qualche tempo quell’area.

(Fonte Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise)

Fin qui il comunicato dell’Ente parco. Pur prendendo atto della sincerità delle buone intenzioni e dell’impegno assunto dal parco fino ad ora, forse tutto questo, a pochi giorni da un altro ritrovamento, non è più sufficiente.

Come mai nel territorio del parco si aprano strade senza che l’Ente lo sappia e che successivamente abbia bisogno di chiedere ad altri il permesso di controllarle?

Il fatto poi che negli ultimi casi i ritrovamenti sono sempre avvenuti ad opera di cittadini, dimostra che le forze interne del parco sono insufficienti e quindi abbia pochi «occhi» sul suo territorio.

Infine, se gli sconfinamenti sono così frequenti è evidente che il plantigrado sia costretto a cercare fuori quello che non trova nel suo territorio.

Nel comunicato si lancia l’allarme sulla gravità della situazione, ma quanti sono gli animali «perduti».

Certamente è desolante tutto questo specialmente a fronte degli ingenti finanziamenti spesi fino ad ora in tutti i progetti lanciati che sono serviti per conoscere una realtà già nota e non per proteggere questa ricchezza del patrimonio del parco.