Parole per capirsi, parole per confondere

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Si scandagliano le parole nuove e l’uso che si fa di quelle note: strumentalizzazioni, traslazione di significato oppure veri e propri cambi storici e sociologici. Ma ci si pone anche il problema dei nuovi linguaggi. Ad esempio fra 10mila anni una scritta come: «Attenzione scorie radioattive» da chi sarà capita?

Parole che non significano più nulla o altro di quello che vorrebbero trasmettere, la comunicazione ha un’anomalia nel linguaggio, non ci si capisce più e il linguaggio sta perdendo lo scopo primordiale per cui è nato.

Il nuovo numero di «Villaggio Globale» che è ora on line è dedicato al linguaggio. Si scandagliano le parole nuove e l’uso che si fa di quelle note: strumentalizzazioni, traslazione di significato oppure veri e propri cambi storici e sociologici. Ma ci si pone anche il problema dei nuovi linguaggi. Ad esempio fra 10mila anni una scritta come: «Attenzione scorie radioattive» da chi sarà capita?

Un tema attuale e che tocca profondamente il nostro essere nella società.

Il nuovo numero è navigabile nella parte a destra di questo portale. Proponiamo l’Editoriale di Ignazio Lippolis.

Il linguaggio è il sistema di comunicazione fra gli umani. L’ultima notizia sulla nascita del linguaggio dice che siano state le donne a crearlo per poter meglio educare la prole.

Tutti i gruppi hanno un linguaggio: i politici, gli economisti, la scienza, i media… ed anche alcune espressioni umane: la malavita, l’amore, la religione…

Tanto si è scritto ed approfondito fin dentro le parole, il cambiamento di significato piegato al «bisogno» dell’uomo o di una categoria. In questo periodo, poi, c’è un fiorire di studi e dibattiti.

Perché? Perché proprio ora che molto si discute, che enorme è l’informazione a disposizione si sente il bisogno di approfondire?

Il linguaggio non è un dogma, è qualcosa di vitale attraverso il quale si possono «misurare» gli incontri e la profondità dei rapporti fra gli uomini, il prevalere delle politiche e delle nazioni e gli orientamenti religiosi.

E tutto questo oggi è in rapida trasformazione. Sotto la spinta degli interessi economici e della ricerca sta cambiando profondamente il modo di relazionarsi fra gli uomini e la società. La stessa trama di leggi ha difficoltà ad affermarsi compiutamente. È evidente che il linguaggio ne segue le evoluzioni.

Il rischio oggi è la babele, la confusione più totale nella capacità di comunicare e comprendersi.

Il funzionamento dei computer ad esempio è basato su un linguaggio, se si va a modificare la sua architettura il computer non funziona più.

È questo il rischio che oggi corriamo. Già la quantità di parole adoperate è collassata, le scuole non sono più un punto di riferimento, e nella foga di correre avanti senza tenere presente la storia, la nostra storia, l’evoluzione del pensiero, la pervicace volontà che di tutto questo se ne possa fare a meno… e tale atteggiamento è il grimaldello che rischia di far saltare tutto.

Per costruire un ponte ci sono regole precise di carico del peso rapportato al materiale e alle sollecitazioni cui il ponte sarà soggetto. Ora l’ubriacatura che ci pervade è che siccome abbiamo inventato un materiale molto più potente del cemento armato si voglia costruire un ponte senza tener conto dei «vecchi» calcoli perché tanto sono superati. Questo è solo un esempio fantasioso per dimostrare che, cambiando le parole, c’è sempre bisogno di una struttura che ne sostenga le varie costruzioni linguistiche. E le parole restano le «cellule» della comprensione.

La lingua, se non si esercita, si dimentica. Può essere un segno dei tempi o il prevalere di una cultura su un’altra la contaminazione linguistica, ma se questa è una traslazione di significato allora è un impoverimento concettuale, non un arricchimento.

Prima c’era il «gruppo» che dava l’idea dell’unione di persone, attraverso il quale si studiava o si definivano i bisogni adolescenziali o di categorie. Poi venne l’équipe, il «branco», i vari agglomerati del mondo internet… sembrerebbe un arricchimento, invece abbiamo perso per strada la persona.

La perdita d’importanza delle parole, che non sono più pietre, è generalizzata. Prendiamo ad esempio il rapporto interpersonale. Quanto si è perso nel legame fra parola e significato nelle espressioni che due amici o due amanti si scambiano? Tutto. Basta guardare la «solidità» della relazione. I giovani dicono ai più maturi: oggi non è più come ai vostri tempi. E perché? Chi ha impedito che amore fosse amore? Che forse non ci sia più bisogno di amore? È lo stesso quando si dice il sapore della frutta non è più quello di una volta. E perché? Togliamo concimi e anticrittogamici dal terreno e dalle relazioni fra di noi e vedrete che l’amore e la frutta torneranno allo stesso sapore…

La ricerca scientifica è forse l’esempio più evidente di impoverimento. Le varie linee dei ricercatori sono così divise e così settorializzate che, ad esempio, un onesto ricercatore che cerca di capire e di intervenire nei sistemi genetici, magari imitando quelli naturali e velocizzandone i tempi, non si rende conto delle conseguenze nel campo della biodiversità. Oppure un costruttore di centrali nucleari sicure fa solo conti teorici sul rischio senza considerare la reale mutevolezza del nostro pianeta… relegandola magari nelle «variabili». O ancora la produzione di energia verde da biomassa che, se posizionata in un luogo sbagliato e sovradimensionata, è costretta a «divorare» il verde come tanti amanti della natura che amano il parquet in casa o desiderano una cassa di mogano come ultima abitazione…

Così fanno ridere o lasciano perplessi le scoperte genetiche per aiutare l’umanità, le centrali nucleari sicure, le aziende verdi dell’energia, il caldo legno del parquet a spese delle foreste primarie…

Parole che non significano più nulla o altro di quello che vorrebbero trasmettere, in altre parole la comunicazione ha un’anomalia nel linguaggio, non ci si capisce più e il linguaggio sta perdendo lo scopo primordiale per cui è nato.

Ma nel frattempo, l’uomo avrà pur perso una parte del suo vocabolario ma non è diventato cretino. E allora inizierà ad emettere nuovi suoni ma le bastonature che elargirà avranno un sapore d’antico.