I grandi che fecero grande l’etologia

153

Il comportamento animale ha da sempre incuriosito gli uomini e sviluppato teorie anche filosofiche su questo mondo che la frequentazione crescente ci sta facendo apprezzare e meravigliare sempre di più

Tutti gli individui appartenenti a popolazioni o comunità compiono gesti per cui entrano in interazione o competizione fra loro. L’alimentazione, la predazione, l’attacco, la difesa, il corteggiamento, la riproduzione e le eventuali cure parentali costituiscono, nell’insieme, il cosiddetto comportamento.

Il comportamento di una specie animale è certamente influenzato, a volte perfino condizionato, dalle caratteristiche ambientali circostanti: è quindi il risultato dell’adattamento e della selezione naturale. E proprio questo è il fondamento dell’etologia, una disciplina affascinante, che prende in esame lo studio comparativo ed evoluzionistico del comportamento animale. Ma quando è nata l’etologia? Chi ha gettato le basi perché fosse riconosciuta al rango di scienza e non di semplice osservazione? Si sa che l’etologia è materia relativamente recente, nata verso la fine dell’800, grazie agli studi di Spalding e di Pavlov, sebbene il fondatore della scienza etologica moderna sia considerato l’austriaco Konrad Lorenz. Egli si affascinò allo studio del comportamento animale, condividendo parte delle sue ricerche con Oskar Heinroth e il Premio Nobel del ’73 per la Fisiologia e la Medicina con i colleghi Nikolaas Timbergen e Karl Von Frisch.

Fra gli etologi dei nostri giorni, invece, spicca l’italiano Danilo Mainardi, attualmente professore ordinario di ecologia comportamentale presso la Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche Naturali dell’Università «Ca’ Foscari» di Venezia.

Vediamo insieme, più nel dettaglio, il contributo di ognuno di questi grandi scienziati.

Douglas Alexander Spalding (1841-1877)

Biologo inglese, molto in anticipo sul suo tempo, effettuò alcuni esperimenti notevoli sul comportamento animale, scoprendo il fenomeno dell’imprinting e riconoscendo l’importanza dell’interazione tra apprendimento ed istinto nella determinazione del comportamento.

Sebbene la sua opera sia poco conosciuta, la sua importanza è molto sentita dagli storici della psicologia.

Ivan Petrovic Pavlov (1849-1936)

Figlio di un pastore, la sua educazione fu improntata alla carriera religiosa. Frequentò una scuola ecclesiastica ed entrò in seminario. Tuttavia, finiti gli studi in seminario, Pavlov decise di non diventare prete e si iscrisse all’accademia di medicina presso l’università di San Pietroburgo. Successivamente divenne docente di Farmacologia all’Accademia Medico-Militare e cinque anni dopo ottenne la cattedra di Fisiologia, che mantenne sino al 1925.

Le ricerche di Pavlov sulla fisiologia della digestione lo portarono a definire una vera e propria scienza del riflesso condizionato, detto anche condizionamento classico o pavloviano. Il condizionamento classico si verifica quando uno stimolo neutro diventa un segnale per un evento che sta per verificarsi. Se viene a crearsi un’associazione tra i due eventi, possiamo parlare di stimolo condizionato per il primo evento e stimolo incondizionato per il secondo.

L’esperimento più significativo in questo senso è quello che è passato alla storia come Il cane di Pavlov: egli fa precedere all’azione di dare del cibo a un cane il suono di un campanello e nota che, dopo l’associazione dei due eventi da parte dell’animale, il cane produce secrezioni salivari («acquolina in bocca») anche in presenza del solo suono, sprovvisto della ricompensa. Grazie a questo esperimento, egli poté dimostrare che il cervello controlla i comportamenti non solo sociali, ma anche fisiologici.

Solo un anno dopo l’annuncio della scoperta, i contributi in questo campo divennero così importanti che nel 1904 gli venne assegnato il premio Nobel per la Medicina e la Fisiologia.

Meno noto, ma non meno importante e sicuramente molto poco rispettoso dei diritti degli animali, l’esperimento sull’induzione di stati di indecisione nei cani, con cui fu in grado di indurre negli animali esaminati schizofrenia e stati confusionali, studiandone le varie tipologie.

Oskar Heinroth (1871-1945)

Biologo tedesco, fu uno dei fondatori dell’etologia. Applicò per primo il metodo di studio comparativo del comportamento animale, concentrandosi soprattutto sugli Anatidi. Le sue ricerche dimostrarono che i pattern di comportamento istintivo sono determinati dalle caratteristiche morfologiche della specie e dunque correlati con le relazioni tassonomiche. Egli riscoprì il fenomeno dell’imprinting, precedentemente evidenziato (senza successo) da Douglas Spalding.

Dopo il 1913 Heinroth divenne direttore dell’acquario di Berlino, carica che ricoprì per oltre 30 anni.

Karl Ritter Von Frisch (1886-1982)

Karl von Frisch studiò alla facoltà di Scienze Biologiche di Vienna, laureandosi in Biologia e specializzandosi in Zoologia. Insegnò presso la cattedra di Zoologia generale, sistematica e sperimentale, dell’Università di Monaco, in Germania, contribuendo concretamente alla nascita dell’etologia. Il principale oggetto dei suoi studi sono state le percezioni sensoriali delle api e i loro meccanismi di comunicazione: egli dimostrò la loro sensibilità ai raggi ultravioletti ed alla luce polarizzata. Sebbene, all’epoca, la sua teoria fu molto criticata, Von Frisch fu uno dei primi scienziati in grado di decifrare il significato della danza dell’addome, analisi di cui solo recentemente si è definitivamente confermata la correttezza.

Konrad Zacharias Lorenz (1903-1989)

Considerato il padre dell’etologia, Lorenz elaborò sin dal 1937 il concetto di imprinting, come apprendimento istintivo caratteristico di una specie, che pare non derivare dall’esperienza individuale. Lorenz, infatti, definì l’imprinting come «la fissazione di un istinto innato su un determinato oggetto», ed è proprio per essere circoscritto a una determinata fase di sviluppo e per la sua irrevocabilità che l’imprinting si differenzia da altre forme d’apprendimento.

Studiò i problemi dei codici di comportamento e dei rituali nel mondo animale, legati al corteggiamento, alle pratiche sessuali e alla cova. Compì ricerche sui problemi dell’aggressività, sulla sua funzione per la sopravvivenza e sui meccanismi che si contrappongono ai suoi effetti deleteri, estendendo queste ricerche dal campo animale fino a quello umano. Elaborò la teoria della cosiddetta appetenza, secondo cui, negli animali, esisterebbe un meccanismo capace di accumulare aggressività per poi liberarla. Secondo Lorenz, come la fame comporta l’esigenza di nutrirsi, la mancanza di sfoghi aggressivi fa crescere il bisogno di combattere.

Infine, Lorenz fu promotore della scuola di etologia positiva a orientamento psicofisiologico, basata sull’idea di un’attività spontanea dell’organismo distinta da qualsiasi risposta a stimolazioni.

Lorenz viene ricordato anche per la sua etica nei confronti degli animali; egli amava spiegare come la compassione verso gli animali sia una naturale conseguenza della scoperta delle somiglianze intercorrenti tra il loro comportamento ed il nostro: «Quando ci sentiamo toccati emotivamente dal comportamento di un animale, ciò è sicuro indicatore del fatto che abbiamo scoperto intuitivamente una somiglianza tra comportamento animale e umano. […] L’accendersi della nostra risposta emotiva, della nostra commozione è dunque un segno certo di una forte somiglianza tra comportamento animale e comportamento umano».

Nikolaas Timbergen (1907-1988)

Tinbergen, terzo di cinque fratelli, mostrava già da piccolo un grande interesse per la natura, tanto da divenire uno dei più grandi biologi, etologi ed ornitologi olandesi. Fra le sue principali ricerche, si annoverano gli studi su uccelli, pesci ed insetti. Dopo la seconda guerra mondiale si trasferì in Inghilterra, dove condusse ulteriori ricerche introducendo e definendo i concetti di stimolo percepito, stimolo efficiente e meccanismo scatenante innato. Fondò il periodico Behaviour e collaborò alla formazione del Serengeti Research Institute. Si è occupato, infine, anche del tema dell’autismo infantile.

Danilo Mainardi (25 novembre 1933)

Milanese di nascita, nel 1973 si laurea a Parma in scienze biologiche, con una tesi in zoologia. Fra le sue occupazioni principali, gli studi sull’evoluzione del comportamento sociale e sessuale. Analizzando le scelte sessuali degli animali, ha dimostrato l’importanza dell’apprendimento precoce nel determinare le preferenze sessuali, mentre studiando l’aggressività ha mostrato come, nel mondo animale, non esista desiderio di mettere in atto questo comportamento. Tra i risultati più importanti della sua ricerca c’è sicuramente l’aver scoperto che anche gli animali posseggono, in certa misura, la capacità tipica dell’uomo di produrre e trasmettere cultura, trasferendo, da un individuo all’altro, innovazioni e soluzioni di problemi.

Danilo Mainardi è stato direttore dell’Italian Journal of Zoology, organo dell’Unione zoologica italiana, ha vinto il premio Glaxo per la divulgazione scientifica e, nel 2003, ha ricevuto a Milano il premio «Campione» per la categoria «Ambiente». Ricopre tuttora diversi ruoli: Direttore della Scuola di etologia del centro Ettore Majorana di cultura scientifica di Erice; Presidente onorario della Lipu (Lega italiana protezione uccelli), dopo esserne stato per molti anni presidente nazionale; Presidente onorario dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti. Attualmente collabora con numerose trasmissioni televisive specialistiche, tra le quali Dalla parte degli animali, Almanacco del giorno dopo e le serie di Quark. È autore di oltre 200 pubblicazioni e collabora anche con Il Sole 24 Ore, il Corriere della Sera, Casaviva ed Airone.