L’agricoltura sta distruggendo il paesaggio europeo

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Le pratiche intensive e e la massiccia presenza di infrastrutture sul territorio, rappresentano una seria minaccia per la biodiversità, oltre che per i suoli. L’attuale modello agroindustriale sta desertificando i territori rurali

Campanello d’allarme dall’Agenzia europea per l’ambiente, che in collaborazione con l’Ufficio federale dell’Ambiente svizzero, ha presentato, proprio in questi giorni, il Rapporto «Landscape fragmentation in Europe», dal quale emerge un quadro a dir poco «allarmante» concernente il grado di frammentazione del paesaggio europeo.

Flora e fauna nostrana sono oggi in serio pericolo. Dai dati si evince, infatti, che le due storiche forze trainanti della crescente suddivisione del paesaggio del Vecchio continente, agricoltura intensiva e massiccia presenza di infrastrutture sul territorio, rappresentano, oggi, una seria minaccia per la biodiversità, oltre che per i nostri suoli e paesaggi.

Ma vediamo come: l’abuso di attività umane, come l’eccessiva costruzione di strade e ferrovie atte a sostenere i metodi di coltivazione intensivi, interrompono percorsi naturali di migrazione e spostamento, determinando un crescente isolamento fra le popolazioni animali.

Sempre per lo stesso motivo la quantità di habitat a disposizione si presenta sin da ora troppo limitata, di conseguenza la costruzione dei paesaggi per la fauna selvatica non è sufficiente a salvare le popolazioni.

Secondo Andrea Ferrante, presidente nazionale dell’associazione italiana per l’Agricoltura Biologica, i dati dello studio dell’Eea dimostrano ancora una volta l’insostenibilità del modello agroindustriale, che col tempo sta desertificando i nostri territori rurali, totalmente dipendenti dall’energia fossile, distruggendo il paesaggio europeo.

Bisognerebbe «rinnovare» la figura del contadino-produttore a dare maggiore risalto ai modelli di produzione ecosostenibili come l’agricoltura biologica, attuando una politica di deframmentazione volta all’incremento ed al sostegno dello sviluppo rurale, e all’aggiornamento, e non costruzione, della viabilità già esistente.

Un altro cambiamento drastico dovrebbe riguardare l’uso che si fa dei fondi derivanti dalla Pac (Politica agricola comune), ponendo la parola fine ad un modello agroindustriale considerato ormai arcaico.

Nel 2013 si andrà a ridiscutere la Politica agricola comunitaria che agli italiani non è mai piaciuta, può sembrare scontato dirlo ma forse per una volta i dubbi erano fondati.