Le api prime vittime del clima?

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La loro morte vorrà dire il crollo delle impollinazioni e quindi una crisi profonda anche nel mondo vegetale… un disastro con conseguenze ancora non chiare, ma sicuramente drammatiche anche per la vita di ogni animale, uomo compreso

Presso la sede di Roma dell’Enea si è tenuto un convegno organizzato dall’associazione Kyoto Club, dal titolo: «Oltre Durban – I cambiamenti climatici come opportunità». In quella sede si sono avvicendati studiosi e scienziati di rilievo internazionale del clima, lo stesso neo ministro Clini ha partecipato ai lavori. Dai vari interventi è scaturita in maniera univoca, ma questo già lo sapevamo, che la macchina del tempo si è inesorabilmente rotta. Per il prossimo futuro ci dovremo rassegnare a subire fenomeni estremi come gli ultimi che hanno funestato tra ottobre e novembre di quest’anno molte regioni italiane. La situazione comunque andrà sempre di più aggravandosi per il fatto che non esiste ancora una linea di accordo planetario.

Il protocollo di Kyoto si esaurisce a dicembre del prossimo anno, si pensa già ad un nuovo Kyoto 2, ma da questo appuntamento si sono già defilate nazioni come il Canada, l’Australia, l’India, il Giappone e ovviamente gli Usa. Quest’ultimi, condizionati fortemente dalle lobby dei «carbonpetrolieri», adducono come scusante il fatto che il protocollo di Kyoto attuale non è riuscito a rallentare il riscaldamento globale del pianeta e, quindi, neppure ci riuscirà Kyoto 2. La Cina, che al momento ha superato gli stessi Usa nella produzione di gas serra, vorrebbe entrare nell’accordo futuro di Kyoto 2, ma pone come «condicio sine qua non» l’ingresso nell’accordo anche degli Usa

A questo punto le speranze sono irrisorie o nulle. Restando sulla Cina si è appreso che le grandi linee guida per lo sviluppo prossimo futuro di questo colosso della nuova economia mondiale, passano tutte sul risparmio energetico, sull’uso massiccio di tecnologie che producono energia da fonti rinnovabili e sulla mobilità basata sull’idrogeno e sull’energia elettrica. Ciononostante questo Paese contribuisce al momento al disastro climatico con le sue innumerevoli industrie e centrali elettriche a carbone. A seguire come maggiori inquinatori dell’atmosfera sono gli Usa, l’India, la Russia e il Giappone.

Qualcuno dei relatori ha paventato un inevitabile Armageddon ambientale da qui a 20 anni. E questo perché nessuno al momento ha intenzione di rivedere il proprio programma di sviluppo industriale e di alternativa all’uso del petrolio e del carbone. «Tutto quello che si è fatto e si sta facendo per mitigare il Clima, è stato detto nel convegno, e in questo l’Europa risulta la più virtuosa, serve poco. Servirebbe invece un’azione forte, molto forte per bloccare tutte le emissioni di gas climalteranti prodotte dalle attività umane, da fare subito e non domani. Ma questo, stando così le cose, risulta impensabile e allora non ci resta che annotare ogni giorno fenomeni meteo estremi, alluvioni, siccità, incendi di foreste e quant’altro… una bella consolazione per le generazioni future… una grande responsabilità che noi oggi ci assumiamo sulla popolazione planetaria di oggi e di domani…».

Dal 2002 ad oggi vittime accertate dei disastri climatici, che hanno sconvolto in questi dieci anni gran parte del pianeta, sono risultate 300.000, senza parlare dei milioni di feriti e senzatetto. Da oggi al 2022 secondo alcuni modelli matematici previsionali, le vittime saranno più che triplicate. Non si capisce allora cosa si stia aspettando, agire subito vorrà dire sperare che la corsa verso il disastro globale climatico almeno possa rallentare. A tal proposito uno studio portato avanti da molti istituti di ricerca internazionali di bioclimatica, coordinati dal prof. Umberto Solimene, Direttore del Centro Ricerche di Bioclimatica dell’Università di Milano, ha dimostrato in maniera rigorosamente scientifica che in tutto il pianeta le api stanno morendo. E questo a causa proprio dei cambiamenti climatici in atto da oltre 20 anni. Di questo passo, ci dice lo studio, tra meno di un secolo il miele sarà un ricordo.

Ma la morte delle api, come hanno rilevato altri studi scientifici, vorrà dire il crollo delle impollinazioni e quindi una crisi profonda anche nel mondo vegetale… un disastro con conseguenze ancora non chiare, ma sicuramente drammatiche anche per la vita di ogni animale, uomo compreso. Secondo il prof. Solimene, il recente riscaldamento sta fortemente influenzando le stagioni, portando all’anticipo degli eventi primaverili, tra i quali la fioritura, la migrazione degli uccelli e la deposizione delle uova e gli spostamenti delle specie vegetali e animali verso latitudini più alte, spiega Solimene. Il cambiamento climatico assume quindi un ruolo da protagonista nella genesi del fenomeno della moria delle api. C’è un chiaro restringimento della stagione invernale che ha innescato, per riflesso, un probabile allungarsi della finestra di attività delle api, ipotizzabile in 20-30 giorni di lavoro in più l’anno, continua Solimene: ciò prefigura uno stress aggiuntivo a carico delle api che comprometterebbe la loro salute. Lo stesso sincronismo tra la fase della fioritura e la ripresa delle attività di volo delle api dopo l’inverno potrebbe aver subito importanti sfasature.

Inoltre, le anomalie termiche osservate negli inverni dell’ultimo decennio possono aver causato stimolazioni e segnali che hanno facilitato covate precoci, o addirittura invernali, cosa che ha rafforzato i parassiti che attaccano le api.

A questo punto il Cop17 di Durban assume un ruolo decisivo per il futuro della vita su questo pianeta. Sarà così? Oppure prevarranno ancora le logiche dei super petrolieri che fino all’ultima goccia di petrolio estirpato dalle viscere della Terra, continueranno ad opporsi ad ogni politica di salvataggio del pianeta. Sfruttare il pianeta fino alla fine, avvelenarlo e poi far morire la gente per colpa di un clima impazzito, a questi poco importa, anche perché con le ricchezze che in decenni hanno accumulato, sicuramente avranno «qualche astronave» pronta a portarli su un altro sistema solare, quando questo sarà diventato invivibile.