Clima – Kyoto sta morendo a Durban

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A Durban si sta decidendo di rimandare le decisioni all’anno prossimo a Qatar (Cop-18) sia per il trattato globale di lungo periodo che comunque dovrebbe essere preparato in bozza entro il 2015, sia per il seguito del protocollo di Kyoto (Cmp-8) di cui chiederanno ai Paesi industrializzati e a quelli che vogliono aderire di far conoscere entro il 1° maggio 2012 quali impegni sono disposti ad assumersi.
In pratica i cambiamenti climatici non sono così urgenti, qualche tornado in più e qualche ghiacciaio in meno non significano la fine del mondo. Si tratta di accompagnare Kyoto verso una buona morte e ne riparliamo fra qualche anno.

Alle ore 11,28 di Durban i delegati rimasti stanno studiando come collegare le decisioni riguardanti il «green climate fund», che è istituito ed ora deve diventare operativo, il proseguimento del protocollo di Kyoto, su cui ci sono posizioni molto contrastanti, e l’avvio di un nuovo trattato globale legalmente vincolante sotto forma di protocollo la cui bozza dovrebbe essere pronta per il 2015 e la cui entrata in vigore dovrebbe essere non prima del 2020. (Si vedano gli allegati 2, 3, 4).

La plenaria finale della COP-17 dovrebbe essere convocata per questo pomeriggio. Non sussistendo, però, una base consensuale sulle prospettive dopo la scadenza dell’attuale Protocollo di Kyoto, permanendo una situazione conflittuale e, infine, mancando materialmente il tempo per ulteriori discussioni (gran parte dei ministri presenti è in fase di partenza o è già partita), probabilmente l’unica strada ragionevolmente percorribile è quella di decidere di rimandare le decisioni al prossimo anno (Cop-18) nella Conferenza di Qatar. Il che equivale a dire che il protocollo di Kyoto chiude e si apre una pausa di riflessione la cui durata si misura in anni o forse in quinquenni (prossimi appuntamenti decisivi appaiono il 2015 e il 2020). (V. F.)