Cambiare il lavoro nella società della conoscenza

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Rappresenta la risorsa economica più preziosa, in quanto rispetto alla società industriale, la società della conoscenza ricerca nuovi criteri di sostenibilità dello sviluppo sulla base di un rinnovato rapporto «eco-economico», che per attuarsi necessita di modificare il rapporto tra la trasformazione delle risorse materiali ed il cambiamento integrato e collaborativo delle risorse culturali ed umane

Le trasformazioni del lavoro che caratterizzano la nostra epoca di transizione, tra la società industriale e la società della conoscenza, non permettono più di considerare il lavoro come un mercato dove la forza lavoro può essere comprata e venduta come una qualsiasi altra merce dove cioè domanda ed offerta di lavoro si autoregolano in un libero mercato della totale mercificazione.

Il mercato del lavoro durante l’epoca della industrializzazione meccanica è stato equiparato a tutti gli altri mercati di merci e ciò è stato possibile quando il lavoro operaio della produzione materiale in fabbrica era parcellizzato in semplici e ripetitive funzioni per adattare l’uomo alla macchina, mentre il lavoro intellettuale era suddiviso fin dalla sua formazione in professioni specialistiche di indole disciplinare.

La crisi epocale che stiamo vivendo, indica che tale struttura del lavoro che è stata quella propria della società industriale oggi non è più consona a una nuova strategia di sviluppo della società della conoscenza condivisa.
Infatti la riorganizzazione del lavoro e del suo management trans-disciplinare assume oggigiorno una grande rilevanza per dare vita alle nuove aspettative del tipo di sviluppo sociale e culturale, nel quale in tutta evidenza la forza lavoro assume un valore elevato come capitale umano, capace di realizzare un’ampia co-operazione sociale tra le diverse tipologie di lavoro.
Tale insieme di condivisione e di coordinamento tra diverse forme di lavoro è ciò che nella prassi contemporanea avviene, nella riorganizzazione del lavoro e delle professioni nel quadro delle reti tra ricerca ed impresa. È auto-evidente che tale riorganizzazione del lavoro in funzione della sostenibilità dello sviluppo territoriale non può più essere riprodotta e scambiata come avviene per singole merci .

Infatti nelle economia della conoscenza la formazione del lavoro, la sua ri-organizzazione ed il suo rinnovo, rappresentano la risorsa economica più preziosa per la società della conoscenza, in quanto rispetto alla società industriale, la società della conoscenza ricerca nuovi criteri di sostenibilità dello sviluppo sulla base di un rinnovato rapporto «eco-economico», che per attuarsi necessita di modificare il rapporto tra la trasformazione delle risorse materiali ed il cambiamento integrato e collaborativo delle risorse culturali ed umane.

Pertanto nella futura società della conoscenza la forza lavoro non è più interpretabile come una merce anonima composta da singoli individui in competizione tra di loro, in quanto il lavoro non appartiene più a quella modalità di sviluppo industriale che ha favorito la mercificazione «integrale» dell’economia. Infatti il lavoro della società della conoscenza necessita prioritariamente di riorganizzarsi come una rete di relazioni economiche e sociali capaci di interpretare ed agire co-operativamente nella costruzione di nuove sostenibilità dello sviluppo su base territoriale proprio per affrontare unitariamente le sfide della globalizzazione del mercato finanziario e degli scambi commerciali.

La vecchia struttura del mercato del lavoro parcellizzato e specialistico è stata fondata nell’era industriale basandola su sistemi di disuguaglianza sociale ed economica per dar luogo alla formazione di differenti classi occupazionali con diverso status sociale (classe operaia, impiegati nei servizi, imprenditori, ricercatori, professionisti ecc.); oggi tali distinzioni nell’ambito di una ristrutturazione della forza lavoro non sono più agibili, come quando il lavoro veniva formato e suddiviso per la vendita nel tradizionale mercato del lavoro.
Nella società della conoscenza le scelte lavorative debbono essere ricollocate e situate e riconvertite in una trama di condivisione delle scelte di sviluppo territoriale fondate su un rafforzamento delle relazioni sociali tra lavoratori e su reti di collaborazione di ampi contesti di ricerca e sviluppo, che possono assumere la forma organizzativa di «future factories» basate su modelli di open innovation e di management integrato tra impresa e ricerca.

In tale contesto il lavoro non può più considerarsi mercato che auto-regola i suoi ricorrenti squilibri tra domanda ed offerta, perché il lavoro stesso diviene la più preziosa istituzione sociale, come ha da tempo pronosticato la costituzione della Repubblica italiana fondata sul lavoro; infatti nell’attuale epoca storica il lavoro sociale dovrà divenire un sistema complesso di sinergie innovative che saranno orientate da norme condivise e da principi di equità salariale che permettano un’ampia flessibilità della riorganizzazione delle strategie di occupazione e di costruzione di reti sociali ed economiche innovative nei vari territori Regionali.