Per il XXI secolo serve una nuova governance ambientale

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L’attuale sistema di governance ambientale internazionale viene percepito dalla grande maggioranza come inadatto ad affrontare i rischi e cogliere le opportunità del futuro

Il 20 febbraio scorso, nel corso della 12esima sessione speciale del Governing Council/Global Ministerial Environment Forum di Nairobi, l’Unep ha presentato il Rapporto Geo-5 sulla revisione della governance ambientale mondiale per raccogliere le sfide e le questioni urgenti del XXI secolo.

Il Rapporto, destinato ai policy maker, sottolinea che se da un lato la comunità scientifica è attiva sul fronte della valutazione delle minacce emergenti e della ricerca di soluzioni innovative, dall’altro necessita di un sostegno maggiore da parte delle strutture e delle politiche internazionali se vuole ottenere progressi effettivi in tema di sostenibilità.

I 22 esponenti della comunità scientifica internazionale che hanno redatto il Rapporto hanno selezionato una lista preliminare di 21 problemi emergenti, concludendo che il problema principale del pianeta è l’allineamento della governance alle sfide dello sviluppo sostenibile mondiale e che l’attuale sistema di governance ambientale internazionale viene percepito dalla grande maggioranza come inadatto ad affrontare i rischi e cogliere le opportunità del XXI secolo.

Più in particolare, i problemi individuati possono essere raggruppati in cinque categorie:

1) problemi trasversali, quali la governance dei processi di sostenibilità globale, le capacità dei sistemi umani di procedere verso la green economy, l’integrazione tra scienza e azione politica, le nuove sfide dell’umanità poste dai cambiamenti ambientali globali

2) problemi legati a alimentazione, biodiversità e uso del suolo, quali la sicurezza alimentare, la lotta contro la perdita di biodiversità, l’urbanizzazione e gli insediamenti umani, la speculazione sull’accaparramento dei suoli;

3) problemi relativi all’acqua e al mare, quali l’uso sostenibile delle risorse idriche, delle risorse marine, la protezione degli ecosistemi acquatici delle acque interne e marine;

4) problemi sui cambiamenti climatici, quali la riduzione delle emissioni di gas serra e la prevenzione dei maggiori rischi indotti dai cambiamenti del clima, la prevenzione delle conseguenze negative degli eventi climatici estremi e della ritirata dei ghiacciai;

5) problemi riguardanti l’energia e i rifiuti, quali l’uso di fonti energetiche rinnovabili, la riduzione dei rischi industriali e chimici, l’utilizzo efficiente delle risorse naturali ed in particolare delle minerarie e delle risorse naturali strategiche, i rifiuti, ma in particolare i rifiuti radioattivi e il decommissioning nucleare.

Il Rapporto raccomanda ai decisori politici di rivedere le loro politiche di sviluppo in modo tale che siano coordinate e coerenti a livello mondiale verso l’obiettivo della sostenibilità, disincentivando azioni e pratiche insostenibili, promuovendo l’innovazione tecnologica, l’accesso alle informazioni e la formazione, favorendo nel contempo la cooperazione tra pubblico e privato e tra paesi ricchi e poveri.

Il Rapporto definitivo sarà ufficialmente lanciato il 6 giugno 2012 in Brasile in occasione della Conferenza Rio+20, ed è redatto da 400 scienziati provenienti da tutti i paesi Onu in un lavoro di gruppo iniziato già da 8 mesi.

(Fonte Enea-Eai)