Difendere la biodiversità alimentare dalle lobby

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Non possiamo non tener conto che lo stato di salute dell’uomo, il suo equilibrio ed il suo benessere psico-fisico, sono strettamente legati ai rapporti con l’ambiente in cui vive ed alle interazioni con uomini, esseri viventi animali e vegetali, acque, odori e sapori

La gestione integrata del territorio è una modalità di analisi, controllo e programmazione territoriale che sta diventando sempre più un punto di riferimento obbligato per quegli Enti locali la cui competenza si esplica su larga scala in diversi settori d’intervento. Infatti, Enti, come Regioni e Province e negli ultimi anni in particolare la Puglia, la Basilicata e la Calabria, hanno incrementato l’implementazione di strumenti del marketing alle imprese del comparto agroalimentare e le strategie per la valorizzazione del prodotto e del territorio; l’informazione e campagne di sensibilizzazione del consumatore circa la sicurezza alimentare e il prodotto tipico locale e agroalimentare in genere, per diversificare l’acquisto, tenendo presente che esiste anche la ricchezza della biodiversità locale e/o regionale; incentivato forme di turismo durevole e sostenibile e promozione delle proprie attività e creazione di una rete con tutti gli attori sociali ed istituzionali.

La situazione e l’evoluzione del contesto istituzionale territoriale e delle strutture produttive e di mercato, ha condotto al potenziamento delle capacità imprenditoriali, con un servizio di assistenza all’azienda, di quegli imprenditori che vedono nello sviluppo di un’attività di produzione e/o commercializzazione di prodotti agroalimentari tradizionali una interessante opportunità per integrare i loro redditi, basti pensare per esempio al marchio dei prodotti tipici pugliesi.

Sforzi che rischiano di essere vanificati e disintegrati dall’impugnativa dinanzi alla Corte Costituzionale da parte del Consiglio dei ministri sulla Legge Regione Calabria n. 22 dell’11 giugno 2012 «Modifiche alla legge regionale 14 agosto 2008 n. 29, recante “Norme per orientare e sostenere il consumo di prodotti agricoli anche a chilometri zero”» in quanto contiene disposizioni che, nel favorire la commercializzazione dei prodotti regionali, ostacolano la libera circolazione delle merci in contrasto con i principi comunitari.

Come sappiamo, la biodiversità alimentare assicura alle popolazioni l’accesso regolare ad un’alimentazione sufficiente e di alta qualità, in grado di consentire una vita sana e attiva.

Importante diventa, quindi, contribuire a preservare e promuovere la biodiversità alimentare, attraverso la valorizzazione delle conoscenze tradizionali sviluppate nel corso di generazioni da comunità di agricoltori, attraverso i prodotti locali agricoli, tipici di quel determinato territorio.

Il recupero e la valorizzazione dei nostri prodotti locali, agricoli e artigianali, significa anche offrire lavoro alle persone del nostro territorio, salvaguardare le nostre terre con «persone» (gli agricoltori) quali «tutori» dell’ambiente, evitando degrado e dissesto del territorio.

I «prodotti» locali sono il risultato dell’applicazione di saperi e tecniche detenute e tramandate alle risorse di un luogo particolare, in un tempo determinato e in relazione a particolari condizioni ambientali di terra, acqua e clima: sono un «patrimonio» generato in condizioni di minimo impatto ambientale e sociale, in una sostanziale relazione di custodia della terra, densa di valori etici ed estetici, e di rispetto per il paesaggio rurale e la biodiversità.

La complessità dei valori di ambiente, tutela della biodiversità, salute, alimentazione, gusto, solidarietà, sostenibilità sottendono al prodotto locale, tipico delle diverse regioni italiane. Valorizzare alcuni prodotti di eccellenza, che siano caratterizzati dalla doppia valenza «tipici» e «locali», deve servire a recuperare anche altri prodotti vegetali o razze di animali meno conosciuti e «nobili», ma importanti per la conservazione della biodiversità e la possibilità di rendita degli agricoltori. Inoltre, deve servire a promuovere le peculiarità del nostro territorio, così variegato, attraverso forme di turismo durevole.

Senza dimenticare, comunque, la tecnica di coltivazione/ allevamento che dovrebbe essere il più possibile impostata secondo criteri di sostenibilità. Sostenendo le piccole imprese agricole (specie le familiari) legate al territorio si mantengono in vita piante e razze di animali in via di estinzione. Si tratta di conoscere, riconoscere e apprezzare gli antichi sapori della nostra tradizione agroalimentare, e cercare di salvaguardare i nostri variegati ecosistemi sparsi in tutta la penisola. Il prodotto locale è legato a un luogo concreto, alle sue risorse ambientali, ai suoi processi storici, alle sue reti comunitarie e alla gente che lo abita.

Mangiar sano è il modo più diretto e completo di rapportarsi al mondo circostante, di esprimere la nostra cultura attraverso la scelta dei cibi e le modalità del consumo. Non possiamo non tener conto che lo stato di salute dell’uomo, il suo equilibrio ed il suo benessere psico-fisico, sono strettamente legati ai rapporti con l’ambiente in cui vive ed alle interazioni con uomini, esseri viventi animali e vegetali, acque, odori e sapori: sarebbe come sradicare l’uomo dalla sua storia naturale, allontanare da lui quelle esperienze ataviche che lo hanno legato alla madre terra e che ne hanno plasmato gusti e scelte, comprese quelle alimentari.

Il carattere distintivo deve essere quello di un approccio olistico, sistemico e biocentrico al mangiar sano: nutriamo la segreta speranza che la modifica degli stili di vita e dei comportamenti individuali possano condurci sulla strada della consapevolezza per il miglioramento della qualità della vita sul pianeta.

Riuscire a coniugare la «tradizione» con la «tecnologia» è una sfida del nostro millennio a vantaggio della qualità e sostenibilità della vita e non possiamo permettere al governo delle lobby di annullare le nostre radici, la nostra cultura e la nostra identità.