La tartaruga azzannatrice del… Tevere

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L’animale, recuperato dal Corpo Forestale di Poggio Mirteto, è stato consegnato ad un centro di recupero di Roma, che provvederà a trovarne idonea collocazione

È di pochi giorni fa la notizia del ritrovamento di una tartaruga azzannatrice, Chelydra serpentina, lungo l’argine del Tevere all’altezza di Stimigliano, in provincia di Rieti. L’animale, recuperato dal Corpo Forestale di Poggio Mirteto, è stato consegnato ad un centro di recupero di Roma, che provvederà a trovarne idonea collocazione.

L’ipotesi è che la tartaruga possa essere stata acquistata illegalmente all’estero e poi abbandonata perché difficilmente gestibile, a causa delle sue dimensioni, ma anche della sua pericolosità. Per la detenzione illecita di questi rettili, non a caso inseriti fin dal 1996 nella lista di animali considerati pericolosi per la pubblica incolumità, sono previste ammende comprese fra i 7.000 ed i 100.000 euro.

Di origine nordamericana, la tartaruga azzannatrice vive in un areale compreso fra il Canada e l’Ecuador, fra la costa atlantica e le montagne rocciose.

Si tratta di una tartaruga d’acqua dolce che predilige acque stagnanti o a corso lento, con fondo melmoso e ricche di vegetazione, ma che si adatta a vivere anche in laghi, fiumi e paludi. Le sue abitudini alimentari estremamente voraci, il becco a rostro e la forza del morso, oltre alla rapidità di attacco, la rendono un animale estremamente pericoloso, soprattutto se manipolato da persone non esperte. Insieme alla più grande tartaruga alligatore (Macrochelys temminckii), è ampiamente conosciuta in inglese col nome di Snapping turtle, Tartaruga con morso a scatto, in riferimento alla sua particolare capacità di sferrare morsi rapidi per difendersi e catturare le prede.

In natura la tartaruga azzannatrice è più diffusa della tartaruga alligatore e normalmente trascorre la maggior parte del tempo immersa in acqua, nutrendosi di piante, pesci, anfibi, rettili, uccelli e piccoli mammiferi. La specie assume un atteggiamento particolarmente aggressivo solo se portata fuori dall’acqua, habitat che abbandona frequentemente per cercare nuovi spazi o deporre le uova. Il suo ruolo è di fondamentale importanza per l’ecosistema, poiché, da spazzino acquatico qual è, ben contribuisce a mantenere pulito l’ambiente.

Rilasciare in natura animali originari di altri territori produce danni inestimabili per l’ecosistema.

La riproduzione indisturbata ed abbondante di questi animali che, nella maggior parte dei casi, non hanno un nemico naturale, creano squilibri difficilmente recuperabili.

I divieti e le norme non bastano. È necessario investire nell’educazione ambientale dei cittadini, che sempre più spesso acquistano animali esotici di dubbia provenienza, senza nemmeno essere adeguatamente informati sulla loro gestione. Le difficoltà che insorgono nel tempo e l’ingombro provocato dalle loro moli sono poi alla base di questi abbandoni, che, tralasciando il giudizio morale, hanno anche una più ampia valenza ambientale.