Il nucleare è vivo e vegeto…

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energia nucleare

Nonostante si pensi che le centrali nucleari si stiano chiudendo e che siano sempre di più i Paesi che vi abbiano rinunciato, la realtà è totalmente diversa. Ecco lo stato di attuazione di questi progetti in 32 Stati, in Europa, Medio Oriente, Estremo Oriente, Americhe, Africa

In Italia è ormai opinione comune che il ricorso alla fonte nucleare di energia nel mondo sia in via di estinzione. Non è assolutamente così, anzi! Ci sono molti paesi, e tra questi, tutti quelli in genere dichiarati economicamente emergenti, dove il nucleare non subisce alcuna «crisi di rigetto». E, per sostanziare questa affermazione, qui di seguito fornisco dati esplicativi.
I paesi seriamente impegnati sul nucleare (in stato iniziale o maturo) sono i seguenti (in ordine alfabetico). Europa: Bielorussia, Bulgaria, Finlandia, Lituania, Polonia, Regno Unito Repubblica Ceca, Romania, Russia, Slovacchia, Slovenia, Turchia e Ungheria. Medio Oriente: Arabia Saudita, Armenia, Emirati Arabi Uniti, Giordania e Iran. Estremo Oriente: Bangladesh, Cina, Corea del Sud, India, Indonesia, Malesia e Vietnam. Americhe: Argentina, Brasile, Messico e Stati Uniti. Africa: Egitto e Kenia. Sono dunque in totale 32 Stati.
Cerchiamo ora di verificare, alcuni highlights di mia diretta conoscenza, lo stato di attuazione del programma nucleare in alcuni di questi paesi.

Europa. In Ungheria si è deciso di ampliare il sito di Paks, con la costruzione di una nuova centrale e sono in avanzato stato di attuazione le pratiche tecniche ed istituzionali per tale fine. Ampliamenti dei siti nucleari già esistenti, sono previsti anche in Lituania (Ignalina) e Repubblica Ceca (Temelin). L’ampliamento del sito slovacco di Mohovce, con due nuovi reattori di tipo russo (VVER-440), è invece in avanzato stato di realizzazione con un diretto coinvolgimento della nostra società Enel. In Polonia si sta valutando quale sia il migliore tra i tre siti rimasti nella regione baltica ed a breve inizierà la fase di valutazione di quello scelto. In Turchia si è deciso di realizzare il primo impianto nel sito nucleare storico di Akkuyu. La realizzazione sarà completamente affidata ai russi che gestiranno l’impianto per tutto l’arco della sua vita, mentre i turchi pagheranno l’energia prodotta ad un prezzo già concordato. A fine vita i russi smantelleranno tutto e porteranno i rifiuti prodotti nella stessa Russia. Più o meno la stessa cosa accadrà in Armenia dove un nuovo impianto, sempre di tipo russo (VVER-1000), sostituirà quello ormai obsoleto a Metzamor. In pratica, ad eccezione della Polonia, in tutti questi paesi si è scelto di ampliare siti nucleari già esistenti o individuati da lungo tempo.

Medio Oriente. Gli Emirati Arabi Uniti, pur essendo ricchissimi di petrolio, stanno ora costruendo il primo impianto nucleare di marca sudcoreana. Ad essi si affiancheranno presto i Sauditi che al momento stanno scegliendo tra una ventina di località situate nel Mar Rosso, nel Golfo Arabico (mi raccomando, se siete lì non chiamatelo Golfo Persico!) e vicino alla capitale, Riad. È importante sottolineare che nel caso il sito non sia costiero, come nel caso di Riad, per il raffreddamento dell’impianto verrà utilizzata l’acqua delle fognature, opportunamente depurata, acqua che ora serve solo per irrigare vaste aree dedicate all’agricoltura. Anche la Giordania, nel caso venga selezionato il sito identificato a nord di Amman, per quanto riguarda il raffreddamento dell’impianto è sulla stessa via dei sauditi.

Estremo Oriente. In Cina ci sono attualmente circa 25 impianti in costruzione e molti altri sono stati già programmati. La Corea del Sud può considerarsi il nuovo Giappone per ciò che riguarda il nucleare: sono infatti in costruzione e programmati più di una decina di installazioni in siti già ospitanti impianti nucleari. In Indonesia si sta facendo la valutazione di due siti nell’isola di Bangka (a Est di Sumatra) ed in uno di essi sorgerà la prima centrale nucleare indonesiana di 1000 MWe. In Malesia invece sono un po’ più indietro nella fase di valutazione delle località, ma la direzione è la stessa dell’Indonesia. Più avanti è, invece, il Vietnam che ha già scelto i due siti: in uno costruiranno i russi e nell’altro i giapponesi, naturalmente ognuno con i propri reattori.

America. A parte gli Usa, in America Latina sia il Brasile sia l’Argentina hanno deciso di ampliare i loro siti di Angra e di Athuca, con la costruzione di nuove unità di produzione (Angra 3 e Athuca 3). In Argentina è anche in fase di completamento l’Athuca 2. È curiosa la storia del nome Athuca. È il cognome della ricca e possidente famiglia Athuca, che negli anni Sessanta donò allo stato argentino il terreno per la costruzione della centrale con la clausola che la centrale avesse il nome della famiglia. Ciò a testimonianza del notevole consenso popolare che ha avuto l’energia nucleare.

Africa: L’Egitto ha già svolto tutta la fase di valutazione del sito di El Dabaa che si trova nella costa mediterranea vicino ad El Alamein. Ora, con la «primavera» egiziana, tutto è in standby ma sia l’attuale governo sia l’opposizione sono favorevoli all’entrata dell’Egitto nel nucleare (colgo l’occasione, prima di chiudere, per suggerire una visita al cimitero di guerra italiano di El Alamein in quanto a me ha fatto molto bene come italiano, è una pagina di storia che tutti noi dovremmo conoscere meglio).