Ma la teleferica in gravina è compatibile con il parco?

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Un’area che per le emergenze di specie presenti non a caso è stata protetta. L’attraversamento via teleferica della gravina o la discesa su corda lungo le sue pareti, non hanno alcuno scopo scientifico né divulgativo; appare piuttosto un’esibizione circense in un’area delicata e protetta per un pubblico interessato solo agli spettacoli di massa, ma che non incrementa la protezione del sito e tanto meno induce più persone al suo rispetto

Lettera aperta alla Pro Loco di Castellaneta (TA), al Gruppo Speleologico Pugliese (Gasp) di Gioia del Colle, all’Ente Parco regionale Terra delle Gravine, al CfS di Castellaneta (TA), al CfS della Regione Puglia, al Wwf Puglia, e p.c. alla Lipu Gravina di Laterza a al Comune di Castellaneta (TA).
Ho appreso la notizia, attraverso vari organi di stampa locali, dell’ufficializzazione dell’iniziativa di «attraversamento della gravina di Castellaneta da una sponda all’altra» prevista per domenica 29 settembre 2013 alle ore 10 (in località Punta Capillo, Castellaneta, TA). Quest’iniziativa promossa e organizzata dalla Pro Loco di Castellaneta, dal Gasp (Gruppo archeologico speleologico pugliese) di Gioia del Colle e dal gruppo «Amici gravine di Castellaneta» prevede «il passaggio da una sponda all’altra, dal versante castellanetano verso quello mottolese, per ben 260 metri di distanza, utilizzando una teleferica a doppia portante, un cavo teso con carrucole, con la possibilità di fare una sosta a metà strada scendendo fin giù alle viscere della gravina stessa», stando a quanto riferito da Angelo Annibali, presidente della Pro Loco di Castellaneta, durante la conferenza stampa del 23 settembre 2013.
In occasione della succitata manifestazione di domenica 29 settembre, alle ore 10, dal belvedere di via Punta del Capillo è prevista una dimostrazione pratica delle tecniche utilizzate dagli speleologi per superare gli ostacoli naturali, mettendo in comunicazione le due sponde opposte mediante l’utilizzo di una teleferica e al termine della dimostrazione saranno effettuate, secondo quanto riportato dal programma, discese guidate sul fondo dell’insenatura.
A questo punto va sottolineato che l’attraversamento via teleferica della gravina o la discesa su corda lungo le sue pareti, non hanno alcuno scopo scientifico né divulgativo; appare piuttosto un’esibizione circense in un’area delicata e protetta per un pubblico interessato solo agli spettacoli di massa, ma che non incrementa la protezione del sito e tanto meno induce più persone al suo rispetto.
La Gravina di Castellaneta, insieme a quella parallela di Laterza, è un luogo di estremo valore ecologico in cui proliferano coleotteri, lepidotteri, odonati, anfibi, uccelli, rettili e mammiferi rari, come l’Ululone dal ventre giallo, il Tritone italico, la Natrice dal collare, il Granchio di fiume, il Nibbio reale, il Gufo reale, la Poiana, il Falco grillaio, il Passero solitario, il Cerambice delle querce, la Coenagrion mercuriale, la Melanargia arge, il Tasso e l’Istrice.
Proprio nelle scorse settimane, nell’ambito di attività di esplorazione e ricerca veniva data dal sottoscritto e diffusa dagli organi di stampa (vglobale.it e lagazzettadelmezzogiorno.it), la notizia dell’avvistamento di una coppia della rara e minacciata cicogna nera, assente dalla Puglia da sempre non avendo trovato le condizioni di selvaticità idonee alle sue abitudini, i cui individui potrebbero essere gli stessi avvistati due anni fa in nidificazione all’interno proprio del Parco delle Gravine.
Le attività previste per il 29 settembre 2013 e proposte in più occasioni dai gruppi succitati appaiono, pertanto, del tutto incompatibili con la presenza di un parco regionale istituito per la salvaguardia di habitat unici e in grado di ospitare una fauna rara e minacciata.
Inoltre, la realizzazione di una teleferica sul modello lucano del «Volo dell’Angelo a Pietrapertosa» (come riportano i comunicati dell’iniziativa) non è assolutamente idonea alla tipologia di ambiente delle gravine che, al contrario dei centri urbani di Pietrapertosa e Castelmezzano, è caratterizzato dall’estrema selvaticità (impatto umano minimo) che le rende luoghi spesso inaccessibili attraverso il fondo e proprio per questo poco disturbate dalle attività antropiche.
Fermo restando l’apprezzamento per l’interesse da parte degli enti e delle associazioni verso la valorizzazione della Gravina di Castellaneta, questo dovrebbero essere mirato a interventi di tutela e conservazione e non all’utilizzo ludico-ricreativo del sito. Infatti, l’avvio di attività come l’arrampicata su roccia naturale, il trasporto turisti su teleferica, etc. prevede un notevole disturbo e importanti modifiche di parte dell’ambiente interessato, sia per la realizzazione delle infrastrutture utili (chiodi, ganci, tiranti, pali, corde, perforazione delle rocce, utilizzo di trapani e trivelle, etc.) sia per il flusso di gente con annesso disturbo antropico verso un’area che sin’ora è stata perlopiù indisturbata dalla presenza umana.
Infine, sia la cicogna nera recentemente documentata, sia altre specie delicate e minacciate come il passero solitario, il corvo imperiale, il capovaccaio, il gufo reale, etc. potrebbero essere notevolmente disturbate dal passaggio «in volo» e su roccia di persone (anche in periodi di minor suscettibilità, come l’attuale in cui si apprestano, ma ancora non tutti l’hanno fatto o lo faranno, a migrare verso zone più calde).
L’istituzione del «Parco regionale Terra delle Gravine» è stata voluta proprio per tutelare da ulteriori modifiche nell’assetto del territorio un ambiente unico e straordinariamente ricco di biodiversità e le attività previste di allestimento teleferico e arrampicata su parete appaiono evidentemente incompatibili con la ricerca della naturalità dei luoghi.
Come cittadino italiano e originario della splendida terra pugliese, interessato alla tutela dei beni pubblici di straordinario valore ecologico, ma soprattutto come biologo ambientale ed evolutivo, ricercatore presso il Cmcc-Università della Tuscia, per oltre 10 anni responsabile della sezione Wwf Gioia-Acquaviva-Santeramo e curatore del libro «Ambienti, flora e fauna delle Murge di sud-est» che include ricerche biologiche ed ecologiche condotte anche presso la Gravina di Castellaneta, la mia lettera aperta, rivolta agli organi in indirizzo, è volta a richiedere l’annullamento dell’evento previsto per il 29 settembre 2013 (e verificare che le norme di tutela del parco vengano rispettate); a rivedere qualunque proposta che preveda l’incremento del disturbo antropico dell’area e, in particolare, bloccare qualunque proposito di sistemazione di cavi teleferici sulle pareti della gravina; a impedire l’accesso (già effettuato più volte in passato da alcuni gruppi, anche durante la stagione di nidificazione dei migratori) al fondo della gravina attraverso l’arrampicata su roccia; e a monitorare (CfS ed Ente Parco) che l’integrità del luogo non venga compromessa dalla volontà di rendere più fruibile un sito che per sua vocazione dovrebbe restare selvaggio.

Fiducioso che la presa di coscienza di tutti possa impedire progetti che andrebbero a ledere e non a valorizzare la straordinaria bellezza della Gravina di Castellaneta e la Natura da essa custodita, si porgono cordiali saluti.