Per il caso ulivi salentini più chiarezza prima di azioni irreversibili

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foto di Gianni Picella

Il timore è che ci sia stata un’accelerata sull’emergenza ulivi del Salento senza le dovute verifiche e conferme scientifiche, accelerata che possa modificare il mercato della compra vendita dei suoli coltivati a uliveto con il favorire delle speculazioni che possono alimentare il mercato del materiale necessario per alimentare le centrali a biocombustibile. L’espianto in massa porterà sicuramente a una modifica della fiosiografia di una vasta parte del territorio Salento

In questi giorni un angosciante scenario è passato dagli addetti ai lavori del mondo agricolo alla società civile: una parte della penisola salentina, che ospita milioni di alberi di ulivo molti dei quali secolari, per fronteggiare l’attacco di un batterio potrebbe essere interessata da un radicale espianto degli alberi. Così in pochissimo tempo potrebbe cambiare la vocazione agricola di questa terra baciata dal sole, dal mare e da vento, ed essere stravolto il suo paesaggio rurale con conseguenze non solo economiche e sociali ma anche dal punto di vista della pericolosità idrogeologica. Ma si tratta veramente di un’emergenza storica o si sta creando allarmismo?

In Salento si sono avuti i primi casi di disseccamento rapido di alberi di ulivo a partire da un paio di anni fa; fenomeno registrato in agro di Alezio, subito a est della più nota Gallipoli, che ha interessato circa una decina di ettari coltivati a ulivo. Il disseccamento rapido di un albero di ulivo è caratterizzato da disseccamenti estesi e rapidi della chioma degli olivi che ne sono affetti e arrivano a causare la morte della pianta. Questa fitopatia si è diffusa rapidamente, specie nel corso del 2013, tanto da coinvolgere un’area stimata in circa 8.000 ettari. L’Ufficio Osservatorio Fitosanitario del Servizio agricoltura della Regione Puglia il 18 ottobre 2013 ha diramato una nota tecnica informativa sul «Complesso del disseccamento rapido dell’olivo».
La nota precisa che il disseccamento delle piante di olivo ha interessato al momento, se pur estesa, una circoscritta area olivicola della provincia di Lecce. La rilevanza economica dell’olivicoltura in Puglia e nella provincia di Lecce ha fatto sì che il sistema della ricerca, le istituzioni scientifiche, gli Enti pubblici e le organizzazioni professionali e dei produttori siano tutti interessati all’individuazione delle cause e alla ricerca di soluzioni che consentono di prevenire e limitare i danni. La nota precisa che «le acquisizioni scientifiche escludono una correlazione tra la presenza della malattia nella pianta rispetto al frutto. Il fenomeno, infatti, non incide in nessun modo sulla qualità dell’olio e delle olive siano esse da olio o da tavola».
Gli uffici regionali hanno svolto approfondimenti collaborando con le proprie istituzioni provinciali (Upa di Lecce), l’Università degli Studi di Bari (Dipartimento di Scienze del suolo della pianta e degli alimenti), il Cnr (Istituto di Virologia vegetale di Bari) e il Consorzio di Difesa delle produzioni intensive della Provincia di Lecce. Gli stessi, vista la necessità di mettere a confronto tutte le conoscenze scientifiche, nel proseguimento delle attività hanno auspicato la collaborazione con le altre istituzioni scientifiche come lo Iamb di Valenzano, Università di Foggia e di Lecce, Organizzazioni pubbliche e private della provincia di Lecce.
La sintomatologia del fenomeno si manifesta con disseccamenti estesi della chioma interessando rami isolati, intere branche e/o l’intera pianta; con imbrunimenti interni del legno a diversi livelli dei rami più giovani, delle branche e del fusto; con foglie parzialmente disseccate nella parte apicale e/o marginale.
La nota precisa che sono state individuate diverse concause che vanno a costituire il «Complesso del disseccamento rapido dell’olivo». In particolare va segnalata la presenza di:
– diffusi e numerosi attacchi di «Rodilegno giallo» (Zeuzera pyrina) meno recenti che hanno consentito una debilitazione della pianta per mancata asportazione delle parti infestate e ormai disseccate;
– ridotta coltivazione del terreno e scarsa cura dello stato vegetativo e produttivo delle piante;
– presenza di funghi lignicoli che determinano un’occlusione dei vasi xilematicicon conseguente limitazione della circolazione della linfa (Phaeoacremonium parasiticum. P. rubrigenun, P. aleophilum, P. alvesii, Phaemoniella spp.);
– presenza di un patogeno da quarantena (Xylella fastidiosa), batterio al quale potrebbe essere attribuito un ruolo primario negli osservati disseccamenti dell’olivo.

È non secondario il fatto che si sia rilevata una conduzione dei fondi coltivati a oliveti caratterizzata da una riduzione delle cure agronomiche come la lavorazione del terreno, l’eliminazione di erbe infestanti, la potatura frequente delle parti vegetative interessate da agenti parassitari, segni questi di un abbandono progressivo delle campagne. Secondo gli esperti regionali tale situazione non ha certamente contribuito a mantenere le piante in buone condizioni fitosanitarie, sia perché non sono asportate tempestivamente le parti colpite contribuendo alla diffusione dei patogeni, sia perché una pianta debilitata non è in grado di reagire all’aggressione di altri parassiti (funghi sia della parte aerea sia radicale, insetti, batteri ecc.).
In particolare, l’attenzione e le ricerche si sono concentrate, dopo il loro ritrovamento nelle parti vegetative, su due agenti causali di nota importanza nel disseccamento delle piante, Phaeoacremonium spp. e Xylella fastidiosa, confermati dalle Istituzioni scientifiche (DiSPA, Crn-Selge).
L’Osservatorio Fitosanitario del Servizio agricoltura della Regione Puglia ritiene che entrambi contribuiscano a determinare il disseccamento delle piante ma, in particolare, si considera la Xylella fastidiosa quale patogeno potenzialmente più pericoloso.
La sua diffusione avviene tramite diversi vettori appartenenti per lo più al gruppo dei Cicadellidi, insetti di piccolissime dimensioni, di pochi millimetri, che con il loro apparato boccale pungente acquisiscono il batterio dalle piante infette e lo trasmettono a quelle sane.

Considerata l’estensione del problema, le preoccupazioni degli agricoltori ed amministratori e l’obbligatorietà che impone la normativa fitosanitaria comunitaria e nazionale in caso di ritrovamento di patogeni da quarantena, l’Osservatorio regionale ha suggerito di adottare tutte le misure idonee e necessarie per affrontare tal emergenza fitosanitaria al fine di evitare ulteriormente la loro diffusione, individuando misure da adottare in tempi rapidi e misure su piante non compromesse.
La Giunta regionale dando seguito alla nota tecnica il 29/10/2013, su proposta dell’assessore alle Risorse Agroalimentari Fabrizio Nardoni, ha emanato il conseguente atto amministrativo indicando le misure di emergenza per la prevenzione, il controllo e l’eradicazione degli agenti responsabili del «Complesso del disseccamento rapido dell’olivo» con particolare riferimento al patogeno da quarantena Xylella fastidiosa.
Quindi da una fase in cui il batterio Xylella fastidiosa era una probabile causa o concausa del disseccamento degli ulivi del Salento, si è rapidamente passati alla causa certa e, d’ora in poi, lo stesso batterio sarà etichettato dagli organi d’informazione come il «batterio killer».
Gli strumenti messi a punto dalla delibera regionale sono le proposte indicate dall’Ufficio Osservatorio Fitosanitario regionale che ha collaborato con vari enti di ricerca. Continua il comunicato «il monitoraggio riguarderà la zona focolaio (dove è accertata ufficialmente la presenza del patogeno e si può ritenere tecnicamente impossibile la sua eradicazione), la zona d’insediamento (area, dove non è più possibile l’eradicazione per cui vanno applicate azioni per il confinamento), la zona tampone (fascia perimetrale limitrofa alla zona focolaio o d’insediamento, nella quale non è stata ancora riscontrata la presenza del patogeno) e le zone di sicurezza (fascia perimetrale limitrofa alla zona tampone a ulteriore garanzia del contenimento del patogeno)».

Le misure prevedono innanzitutto interventi diretti nella zona focolaio. Un’area infetta in cui l’azione dei tecnici e degli esperti sarà radicale prevedendo dall’estirpazione delle piante colpite dal fenomeno, alla bruciatura della vegetazione di piccole dimensioni, passando dagli interventi fitosanitari al divieto assoluto di movimentazione di qualsiasi materiale vegetale infetto al di fuori della zona focolaio. Misure ad hoc saranno assunte anche su tutte le altre aree d’intervento. Per questa ragione la delibera dispone una serie d’ispezioni sistematiche, la segnalazione dei casi sospetti e misure cautelative e controlli dell’attività vivaistica nelle zone in questione. «Dobbiamo finanziare la ricerca – commenta poi Nardoni – e malgrado le acquisizioni scientifiche escludano una correlazione tra la presenza della malattia nella pianta rispetto al frutto e quindi la qualità dell’olio e delle olive da tavola, è fondamentale avviare uno studio approfondito non solo per salvare il patrimonio di ulivi della nostra regione e del Salento in particolare, ma anche per evitare che il batterio possa passare ad altre piante (mandorlo e oleandro)».

Ma non tutti sono d’accordo sulle azioni radicali suggerite ancor prima di aver approfondito le cause che hanno innescato il fenomeno del disseccamento.
I primi a esprimere un’opinione prudente sono gli esperti dell’Accademia dei Georgofili di Firenze che il 30 ottobre sul loro Notiziario di informazione pubblicano una nota a firma di Giovanni P. Martelli.
Nella nota si conferma che «nelle piante sintomatiche di olivo (ma anche di mandorli e oleandri con bruscature fogliari presenti nelle vicinanze degli oliveti colpiti) è stato identificato, sia con saggi molecolari sia sierologici, un ceppo del batterio Gram-negativo Xylella fastidiosa, un agente da quarantena non segnalato in Europa e nel Bacino del Mediterraneo (i reperimenti di qualche anno addietro in Kosovo su vite, e in Turchia su mandorlo, mancano di conferma definitiva)». La nota continua precisando che il batterio «Xylella ha una vasta gamma di ospiti, legnosi ed erbacei, che ne costituiscono il serbatoio naturale e di vettori (cicaline), alcuni dei quali vivono anche da noi. La sua presenza, pertanto, è fonte di giustificati timori anche per la gravità dei danni che il batterio infligge alla vite (Pierce’s disease) nelle Americhe, e agli agrumi (Citrus variegated chlorosis) in Sud America, colture di primaria importanza anche per la Puglia».
Sono le considerazioni espresse nella nota che fanno pensare a un’azione della Regione Puglia forse troppo radicale e anticipata, un’azione compiuta forse nel timore di essere accusata di superficialità nell’affrontare il caso o forse nel timore di diventare realmente il primo focolaio in Italia. Focolaio, sottovalutato, tanto da compromettere, fino alla distruzione, una delle più redditizie e caratterizzanti attività agricole come quelle dell’oleicoltura.
L’esperto dell’Accademia dei Georgofili rileva che «se è pertanto comprensibile, la preoccupazione che il reperto salentino ha provocato, lo è assai meno, perché basato su congetture totalmente prive del conforto di verifica alla fonte (Istituzioni che stanno indagando sulla malattia), il crescente allarmismo degli organi di stampa. Titoli come: “X. fastidiosa killer degli olivi…”, “Olivi in quarantena per il batterio killer”; “Identificato il killer degli olivi” ormai dilagano». Continuando si legge «Si dà il caso che le indicazioni molecolari acquisite a Bari forniscano buoni motivi per ritenere che il ceppo salentino di X. fastidiosa appartenga ad una sottospecie (o genotipo) che non infetta né a vite né gli agrumi, e che esperienze statunitensi (California) indicano come dotato di scarsa patogenicità per l’olivo».

Il «Coordinamento Civico apartitico per la Tutela del territorio e della salute del cittadino» e il «Forum Ambiente e Salute del Grande Salento», partendo dalla nota dell’Accademia dei Georgofili, ha lanciato un contro allarme, il sospetto che si stia creando allarmismo e forzando alcune scelte politiche al fine di favorire una trasformazione del territorio che stravolgerebbe la vocazione del territorio e gli spettacolari paesaggi rurali del Salento.
Quello che preoccupa la società civile è «l’obbligo» di estirpazione degli alberi colpiti, anche se monumentali e vincolati, senza ancora conoscere le cause del disseccamento di alcune loro foglie, e ignorando la grande forza rigenerativa di un ulivo. Il timore è che a breve si dia avvio a una speculazione a favore dell’uso massiccio della chimica in agricoltura.
Le due associazioni sono molto critiche nei confronti degli incontri locali tenuti da tecnici non qualificati che stanno dando indicazioni d’interventi radicali anche sugli alberi non palesemente interessati della sintomatologia di esteso disseccamento.
Il timore è che ci sia stata un’accelerata sull’emergenza ulivi del Salento senza le dovute verifiche e conferme scientifiche, accelerata che possa modificare il mercato della compra vendita dei suoli coltivati a uliveto con il favorire delle speculazioni che possono alimentare il mercato del materiale necessario per alimentare le centrali a biocombustibile. L’espianto in massa porterà sicuramente a una modifica della fiosiografia di una vasta parte del territorio Salento, denudato improvvisamente della sua vegetazione protettiva, con conseguenze a lungo termine che possono avere ripercussioni anche sulla difesa del suolo.