E il maglione si trasformò in fertilizzante

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La Ue finanzierà il progetto biellese «Greenwolf» con un milione di euro in tre anni, tempo necessario per dare attuazione alle diverse fasi di progetto che si concluderà con la costruzione di un impianto dimostrativo di idrolisi della lana con acqua surriscaldata

L’abito di lana è troppo consumato, fuori moda, sorpassato e non più recuperabile, nonostante ci sia un rapporto di pseudo-parentela con esso? Poco male, potremo, d’ora in poi, trasformarlo in un fertilizzante per l’orto, il frutteto o i fiori. Una sorta di reincarnazione tessile: il vostro doppiopetto potrà diventare un giardino dove poter far giocare bambini oppure contribuire a far crescere il foraggio che nutrirà pecore dalle quali si ricaveranno pelle, filati, tessuti, abiti.
Bene, la possibilità di dar corpo a questo progetto sono stati i finanziamenti elargiti dall’Unione europea. Greenwolf è, infatti, uno dei 32 progetti italiani, sui 146 europei, finanziati nell’ambito del programma Life+ 2012. La Ue finanzierà il progetto biellese, risulta infatti capofila del progetto il Centro nazionale di ricerca – Istituto per lo Studio delle Macromolecole (Cnr – Ismac) di Biella, il Politecnico di Torino e l’azienda meccanotessile Obem Spa, con un milione di euro in tre anni, tempo necessario per dare attuazione alle diverse fasi di progetto che si concluderà con la costruzione di un impianto dimostrativo di idrolisi della lana con acqua surriscaldata.
L’obiettivo principale è quello di recuperare le lane di scarto fin dalla tosa, i cascami, la lana rigenerata o i capi di abbigliamento a fine vita, la cosiddetta «lana sucida», che rappresenta, ad oggi, un rifiuto speciale che, pertanto, ha dei costi di smaltimento elevati, con aggravi logistici e di costi, che si ripercuotono sulle Piccole e medie imprese.
Ora occupandoci di aspetti un po’ più tecnici, osserviamo che nell’impianto sarà in funzione un’apparecchiatura che utilizzando acqua surriscaldata ottiene dagli scarti una «lana idrolizzata», un fertilizzante naturale che aumenta il contenuto di carbonio e la capacità di trattenere acqua del terreno. Il processo non prevede il lavaggio della lana o l’utilizzo di solventi e questo permette di ridurre gli effetti inquinanti prodotti dal normale lavaggio della lana di scarto che può richiedere sostanze nocive per l’ambiente.
Pertanto i vantaggi del fertilizzante a lento rilascio di azoto sono molteplici e sottoscrivibili in miglioramenti ambientali, in quanto riciclando la lana al 100% questa non si accumula più nelle discariche ma viene utilizzata per fertilizzare orti, pascoli, campi da coltivare e giardini; inoltre, non venendo utilizzati composti chimici e mantenendo intatta la proprietà idrofila della lana viene migliorata la capacità del terreno di trattenere le acque dilavanti, riducendo, anche, il rischio di frana.
I miglioramenti sono anche sotto il profilo economico, in quanto trasformando la lana di scarto in fertilizzante agricolo si risolve il problema del costoso smaltimento di un rifiuto speciale e inoltre, prospettando la possibilità di costruire piccoli impianti in loco, direttamente nelle zone di allevamento, si può ovviare ai costi di trasporto del prodotto dal luogo di produzione al punto di utilizzo.
Senza tralasciare l’ulteriore vantaggio del progetto sotto il profilo della creazione di nuove possibilità di inserimento lavorativo.
In definitiva, un progetto che rafforza l’idea che il rifiuto è una risorsa da valorizzare e non un costo di cui nessuno si vuole far carico. Il progetto, infatti, evidenzia l’esistenza di molteplici vantaggi ambientali, di risparmio di costi di gestione e di valorizzazione della risorsa. Inoltre, deve essere da monito l’esperienza di confronto tra una realtà privata e un ambiente di ricerca e universitario, confronto necessario e determinante per far nascere nuove idee e mettere a punto soluzioni efficaci, nella direzione di un miglioramento sotto il profilo di una maggiore sostenibilità ambientale, e inseribili da subito nell’attività quotidiana di ciascuno di noi.