Viviamo più a lungo e facciamo meno moto

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La fotografia del Rapporto Osservasalute 2013. In particolare, la mortalità per malattie cardiovascolari è passata per i maschi dal 41,1 del 2006 al 37,2 del 2010 e per le femmine dal 28,4 al 26; la tendenza alla discesa del numero dei fumatori è rilevabile dal passaggio dal 22,8% di fumatori over 14 del 2010 al 22,3% del 2011 al 21,9% del 2012; la riduzione dell’attitudine all’alcool è apprezzabile nel passaggio dal 13,4% di consumatori di età fra 19 e 64 anni del 2010 al 12,5% del 2011 e dal 12,8% del 2010 fra i giovani dagli 11 ai 18 anni rispetto all’11,4% del 2011 nella stessa fascia d’età

Fumiamo di meno ma è in aumento l’obesità, viviamo più a lungo e spendiamo di più in medicine. Sono i dati, in estrema sintesi, che emergono dalla lettura dell’ultimo Rapporto nazionale prodotto da Osservasalute e relativo all’anno 2013 raccontano di noi, delle nostre abitudini e della nostra salute complessiva molto più che cento resoconti sparsi. La radiografia di come stiamo, come ci curiamo, che vita facciamo, che stili di vita adottiamo, che errori commettiamo è stato redatto da parte di una complessa équipe tecnica coordinata dall’Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane con sede presso l’Università Cattolica di Roma con il coordinamento di Walter Ricciardi, direttore del Dipartimento di Salute pubblica dell’Università Cattolica, Policlinico Gemelli di Roma e da Alessandro Solipaca, Segretario Scientifico del Rapporto, con il contributo di 165 esperti di sanità pubblica fra cui epidemiologi, economisti, statistici, demografi, matematici e clinici operanti su tutto il territorio nazionale in strutture pubbliche e private.
L’adesione ed il contributo del ministero della Salute, dell’Istat, dell’Istituto Superiore di Sanità, del Centro nazionale delle ricerche, dell’Istituto nazionale tumori, dell’Istituto italiano di Medicina Sociale, dell’Agenzia italiana del farmaco, degli Osservatori epidemiologici regionali, delle Agenzie regionali e provinciali di Salute Pubblica, degli Assessorati regionali e provinciali alla salute ed infine delle Aziende ospedaliere e sanitarie locali rendono i dati di assoluta validità e straordinario interesse per tutta la comunità nazionale.
Il quadro che emerge è pieno di chiaroscuri che dovrebbero indurre tutti a riflessioni attente e partecipate, ricco com’è di spunti da cui partire per poter prefigurare e realizzare una politica sanitaria davvero efficace ed efficiente.
Viviamo più a lungo ed abbiamo una migliore aspettativa di vita rispetto alle generazioni passate, secondo ciò che emerge dall’XI Edizione del Rapporto; moriamo meno di tumore e di malattie cardiovascolari; siamo complessivamente più grassi e facciamo molto meno moto rispetto ai nostri nonni; fumiamo un po’ meno che nel recente passato e spendiamo un po’ di più per le medicine; lo Stato offre meno risorse per curarci ed il personale sanitario è in proporzione meno numeroso di prima, afflitto da un turnover molto meno adeguato rispetto alle necessità della popolazione.
Ecco: insieme a moltissimi altri dati di sintesi sui quali naturalmente torneremo, sono queste le principali caratteristiche rilevate dal Rapporto, che sembra promuovere alcune modificazioni anche recenti introdotte negli stili di vita degli italiani (una per tutte la riduzione dell’abitudine tabagica) ma che non può non rilevare una serie di criticità anche gravi rispetto a cui chi si occupa di salute pubblica e prevenzione non può esimersi dall’esprimere giudizi e proporre interventi correttivi.
Negli ultimi dieci anni gli italiani hanno guadagnato in aspettativa di vita: essi vivono più a lungo, o comunque possono sperare di farlo, grazie ad un grosso sforzo nel campo della prevenzione, della diagnosi precoce, delle cure delle malattie, dell’assistenza personale ma anche nel campo della modificazione progressiva (ancorché insufficiente) dei propri stili di vita.
In particolare, la mortalità per malattie cardiovascolari è passata per i maschi dal 41,1 (per 10.000 individui) del 2006 al 37,2 del 2010 e per le femmine dal 28,4 al 26; la tendenza alla discesa del numero dei fumatori è rilevabile dal passaggio dal 22,8% di fumatori superiori ai 14 del 2010 al 22,3% del 2011 al 21,9% del 2012 (dati che sarebbero stati senz’altro più positivi se non avessimo subìto le conseguenze di una politica assolutamente demenziale in tema di sigarette elettroniche: ma gli interessi delle grandi lobby del tabacco sono riusciti a farsi sentire pesantemente); la riduzione dell’attitudine all’alcool è apprezzabile nel passaggio dal 13,4% di consumatori di età fra 19 e 64 anni del 2010 al 12,5% del 2011 e dal 12,8% del 2010 fra i giovani dagli 11 ai 18 anni rispetto all’11,4% del 2011 nella stessa fascia d’età.
In compenso è stabile la tendenza al sovrappeso: è infatti in eccesso ponderale il 46% delle persone con più di 18 anni (era il 45,4% nel 2009), gli obesi passano dal 10% del 2011 al 10,4 del 2012 (ed è interessante il dato per cui attualmente il 27% dei minori fra 6 e 17 anni è in sovrappeso o obeso, con maggiore prevalenza del problema all’interno di nuclei famigliari a basso livello d’istruzione). Scarsa, costantemente e senza modificazioni negli anni, l’attività fisica praticata: sia nel 2011 sia nel 2012 è solo il 21,9% della popolazione a praticare con assiduità una qualche forma di pratica sportiva.
Le risorse economiche messe a disposizione dal Sistema sanitario nazionale per gestire le problematiche della salute si sono andate restringendo, con una riduzione da 100,3 miliardi di euro del 2009 a 100,1 miliardi del 2010, con importanti conseguenze, ad esempio, sul mancato turnover degli operatori della sanità (ed un tasso di ricambio del 78% giudicato dai più come ampiamente insufficiente rispetto alle necessità).
Un quadro assai complesso, come si vede, su cui dovremo tornare a riflettere.

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